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La Giovane Italia
Serie A

ESCLUSIVA TMW - D'Amico: "Italia, ora via alle riforme. Ecco le mie proposte"

15.11.2017 13:49 di Simone Bernabei  Twitter:    articolo letto 11850 volte
© foto di Balti Touati/PhotoViews

E' un fiume in piena, Andrea D'Amico. Il noto agente italiano, interpellato sulle possibili migliorie e innovazioni per il calcio nostrano, non si nasconde dietro la retorica e prova a dettare la sua ricetta per arrivare ad un "risorgimento calcistico", come ama sottolineare: "Per prima cosa serve una riforma totale, dagli uomini ai contenuti. Non dimentichiamoci che questa Italia che non si è qualificata viene da due Mondiali fallimentari, in Brasile e Sudafrica. Serve una nuova mentalità, nuovi regolamenti e soprattutto senso di responsabilità da parte di chi governa il calcio. La Nazionale è la punta dell'iceberg di un movimento, anche sociale, ben più ampio. Serve intervenire con riforme importanti che però non vadano contro i club. Deve essere fatto un discorso generale, sparare nomi altisonanti per 'placare' l'opinione pubblica oggi non serve a niente".

Giorgia Meloni, leader di Fdl ed ex Ministro per la Gioventù, ha parlato di 'numero minimo di italiani nel calcio giovanile'. Basta questo, secondo lei?
"A cosa serve un provvedimento del genere se poi nelle prime squadre continuano a giocare solo stranieri? Serve ripensare l'intero sistema e magari inserire un numero minimo di calciatori italiani nelle squadre di A e B, non solo nelle giovanili. Non solo: secondo me sarebbe utile impostare dei limiti agli stranieri in certi specifici ruoli, altrimenti non potrà mai nascere, per esempio, un nuovo Buffon. Teniamo presente in fondo che l'Italia non è un paese esportatore di calciatori, quindi se non giocano nei nostri campionati difficilmente troveranno sbocchi".

Cosa si aspetta dalla riunione straordinaria di oggi indetta da Tevecchio?
"Serve un atto di responsabilità forte da parte di tutti, dal ct ai vertici federali. Chi ha sbagliato è giusto che ammetta gli errori, con coraggio e dignità, e si faccia da parte. La mancata partecipazione al Mondiale comporterà una perdita complessiva da quasi un miliardo di euro, quindi serve un gesto importante e concreto da parte di chi ha sbagliato in modo che si faccia spazio a persone con una progettualità seria e senza interessi di parte".

Non se la sente proprio di fare i suoi nomi?
"Ripeto, secondo me adesso no ha senso fare nomi altisonanti, l'importante è che i nuovi dirigenti siano credibili, che abbiano esperienza ma anche gioventù e dinamismo per guidare il rinascimento calcistico italiano".

Un rinascimento fondato su quali basi?
"Deve essere ristrutturata la Federazione, la Nazionale, le regole per i club, i campionati... Per quanto riguarda gli stranieri, che ci si basi pure sulle leggi attuali, ma vengano inserite delle limitazioni sul loro utilizzo in campo. Nella Primavera, ma anche e soprattutto nelle prime squadre".

C'è un modello a cui ispirarsi, secondo lei?
"Il discorso è complesso. Per la stabilità dei campionati direi l'Inghilterra. Solo pochi anni fa tanti club sono falliti, ma grazie a progetti seri e ad una divisione dei compensi più sensata il campionato inglese è diventato il migliore al mondo. Secondo me potrebbe essere questo uno dei punti da cui ripartire. Un altro modello può essere quello di ispirazione americana: ai campionati possono partecipare solo i club che hanno i giusti requisiti, dallo stadio di proprietà alle condizioni finanziarie. Così si creerebbero le franchigie che prenderebbero parte a campionati professionistici senza retrocessioni. Così anche eventuali investitori sarebbero invogliati a dare il loro contributo".


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