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Prina: "Vi racconto il giovane Gilardino"

ESCLUSIVA TMW - Prina: "Vi racconto il giovane Gilardino"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico Gaetano
lunedì 01 ottobre 2012 20:00Serie A
di Gaetano Mocciaro

Alberto Gilardino è tornato protagonista in Serie A dopo essersi preso del "bollito" da mezza Italia, dopo le ultime stagioni a Firenze e Genova. Le due reti segnate al Bologna lo issano a terzo marcatore in attività di tutti i tempi in Serie A. Abbiamo contattato chi lo ha visto nascere calcisticamente, nelle giovanili della Biellese, prima del grande salto al Piacenza: Luca Prina, tecnico che oggi siede sulla panchina della Virtus Entella, Prima Divisione di Lega Pro. In esclusiva per Tuttomercatoweb.

Luca Prina, non tutti sanno che sei stato colui che ha lanciato un giovanissimo Alberto Gilardino, ai tempi delle giovanili della Biellese. Che ragazzo era?

"È arrivato alla Biellese a 14 anni, è stato il primo grande passaggio dalla squadra del paese a un settore giovanile importante. Ha iniziato così a essere un calciatore e già all'epoca si vedeva che era un piccolo uomo, esternava una maturità tale che sembrava più grande dell'età che aveva. Non a caso poi è emerso".

Vi sentite ancora?

"Sì e mi fa molto piacere. Tant'è che l'ho anche incontrato in un'amichevole Entella-Genoa e mi sono anche emozionato. È sempre rimasto un rapporto di amicizia e ci teniamo in contatto".

È vero che in quella Biellese c'erano ragazzi più dotati tecnicamente?

"Vero, c'erano molti talenti, avevano tecnica ma era fine a sé stessa. Alberto invece aveva qualità m anche applicazione, forte spirito critico e voglia di mettersi sempre in discussione. E questo ha fatto la differenza, l'aspetto psicologico è fondamentale. E in ogni caso già si vedeva che in area di rigore aveva le doti del centravanti, il colpo di testa, il tempismo".

Immaginiamo grande soddisfazioni per un tecnico delle giovanili vedere emergere un proprio ragazzo

"Vedere il percorso dei propri ragazzi di per sé è già emozionante, ovviamente lo è ancora di più se un ragazzo che hai visto crescere riesce a sfondare".

A Bologna sembra rinato dopo il flop di Genova e un finale più ombre che luci a Firenze

"Mi fa molto piacere perché quando l'avevo incontrato in amichevole non dico che era assente ma sicuramente voglioso di cambiare ambiente. Alberto è un ragazzo sensibile, intelligente. Ha bisogno di essere considerato e a Bologna ha trovato l'ambiente ideale e lì sono ben abituati a recuperare certi giocatori. Certo che parlare di rivitalizzare uno di 30 anni che tra l'altro non ha mai avuto grossi infortuni mi sembra eccessivo, Alberto ha ancora molto da dire e con un giocatore alle spalle come Diamanti farà benissimo".

Guardando la sua carriera sembra che debba giocare come unica punta per rendere al massimo. Guardare Firenze post-Prandelli e Milan

"Ogni attaccante ha le sue caratteristiche e in effetti il compagno di reparto influenza molto il modo di giocare. Lui ha bisogno dello spazio d'area che sia suo, è molto bravo nelle letture dell'area di rigore. Al Milan il discorso diverso, c'erano campioni di alto livello e personalità spiccate e devi avere certe caratteristiche. Probabilmente il suo modo di essere è un po' diverso e si sposa più in società come Bologna o Fiorentina. Teniamo presente, comunque, che al Milan il primo anno ha fatto 17 gol in campionato, quindi i numeri non gli davano torto. È un ragazzo che ha vinto i Mondiali e la Champions, uno che magari non si è venduto con le parole ma ha lasciato parlare i fatti. Deve aver bisogno di trovare l'ambiente dove è considerato in un certo modo e a Bologna inoltre dev'essere scattata la molla di voler dimostrare qualcosa dopo un anno e mezzo non all'altezza".

Come tecnico hai fatto una lunga trafila, dopo le giovanili della Biellese il tuo percorso è proseguito allenando prime squadre dalla Promozione fino all'Entella, in prima divisione, secondo dietro la fuoriserie Lecce. Una bella soddisfazione a guardare indietro

"Sono molto contento all'Entella, è una bella Società che ha un presidente dalle idee chiare, passione e qui si vive in un calcio privo d'isterismi, dove si punta sui giovani è mi trovo molto bene. Certo, guardando indietro sono molto contento e so che tutto ciò che ho ottenuto è merito della gavetta che ho fatto, passando dai pulcini ai dilettanti ad essere in Prima divisione di Lega Pro. Perciò vedo e riesco ad affrontare problemi, che per altri sembrano grandi, con molta serenità, sapendo di aver già visto tutto. Tutto questo è frutto di una passione che sono riuscito a coltivare tanto da farla diventare un lavoro a tempo pieno".

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