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Il Milan e la svolta che non arriva: da 4 anni sempre la stessa storia

14.12.2018 10:15 di Michele Pavese  Twitter:    articolo letto 4450 volte
Fonte: Dal nostro inviato ad Atene
© foto di PHOTOVIEWS

Le due reti subite a San Siro contro il Dudelange sono costate care al Milan. Il primo pensiero, dopo la sconfitta del Karaiskakis e la clamorosa eliminazione dall'Europa League per mano dell'Olympiacos, non può che andare a quella strana partita di fine novembre, quando i rossoneri concessero ai carneadi e modestissimi lussemburghesi di bucare in ben due occasioni la porta difesa da Pepe Reina e di passare addirittura in vantaggio. La differenza reti, alla fine, ha penalizzato la squadra di Gattuso, che ora deve assolutamente conquistare il quarto posto e riportare il Milan in Europa, dalla porta principale.

COMPETIZIONE MALEDETTA - Ad Atene il Milan ha trionfato per due volte in Champions League e una in Coppa delle Coppe. Nella sciagurata serata di ieri, il Diavolo ha perso ancora una volta la possibilità di puntare all'unico trofeo che manca all'appello in bacheca: la Coppa Uefa/Europa League. Una competizione che in passato, e in parte in questa stagione, è stata snobbata per concentrarsi su obiettivi più importanti. Certo, le tante defezioni hanno giocato un ruolo significativo nel cammino del Milan e il turnover non ha dato le risposte attese, ma una formazione che va sistematicamente in svantaggio (5 volte su 6 nel girone), prendendo gol quasi sempre alla prima vera occasione concessa, non ha molti alibi, se non per qualche controversa decisione arbitrale e le occasioni sprecate in contropiede.

COLPEVOLI - Proprio a quest'ultimo aspetto ha fatto riferimento Gattuso nel post-partita, facendo intendere che la squadra non sia ancora riuscita, a un anno dal suo insediamento in panchina, ad effetture quel salto di qualità sul piano del carattere e della cattiveria. "Ci è mancata la malizia", una frase che fa riflettere se si pensa che il Milan è una squadra giovane e composta allo stesso tempo da giocatori più abituati a destreggiarsi a certi livelli rispetto a quella greca. Il mister rossonero si è addossato le responsabilità, ma ha anche rimproverato chi non è riuscito a sfruttare le ripartenze e di chi non ha difeso con la giusta attenzione. Dietro la lavagna, in particolare, finiscono Castillejo e Calhanoglu, distratti e abulici, oltre ai due attaccanti e tutta la retroguardia. Ma, inevitabilmente, ci finisce anche lui, perché quella contro l'Olympiacos era una finale persa in malo modo, come quella di Coppa Italia contro la Juventus. E anche in campionato, negli scontri diretti contro le rivali storiche, la storia non cambia. Due domande sorgono spontanee: dove si nota la mano di Gattuso? I calciatori sono all'altezza della storia del Milan e sono in grado di reggere la pressione? Ancora una volta le risposte sembrano essere negative: il Milan di Gattuso è una squadra che non convince sul piano della personalità e della tenuta mentale, soprattutto quando la posta in palio si alza.

RIMEDI - Il mercato può venire in soccorso del Milan, nella speranza che la UEFA non sanzioni il club in modo da impedirgli di intervenire sui reparti maggiormente bisognosi di un restyling. Il solo Paquetà non può bastare; serviranno almeno due ritocchi in attacco, dove si avverte l'esigenza di trovare un vero esterno, che porti velocità e gol pesanti, e uno a centrocampo, nonostante la crescita evidente di Bakayoko, il migliore nella sciagurata notte del Pireo. Napoli, Inter e Roma hanno rose più complete di quella rossonera, mentre Lazio e Atalanta possono contare su gruppi affiatati. Per cancellare questa figuraccia, però, il Milan deve concentrarsi solo su sé stesso e scacciare i cattivi pensieri che aleggiano su Milanello da ormai troppo tempo.


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