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Il Napoli di Ancelotti più forte delle avversità: Fabian trascina tutti fuori dal fango

11.11.2018 08:45 di Antonio Gaito  Twitter:    articolo letto 3746 volte
© foto di www.imagephotoagency.it

Arriva la dimostrazione di maturità invocata da Ancelotti alla vigilia. Il Napoli torna con i tre punti da Genova senza giocare la sua migliore prova, colpendo un palo e sbagliando molto sotto porta, andando sotto per una dormita difensiva, ma mettendo sul campo quello spirito e quelle motivazioni - chieste da Ancelotti, temendo un rilassamento dopo il PSG - che alla fine superano ogni avversità. Oltre ad un buon Genoa, infatti, arriva l'ostacolo ulteriore di un campo pesante, nella ripresa diventato impraticabile. Come se non bastasse senza una punta fisica per l'uscita di Milik all'intervallo - come Zielinski, il peggiore degli azzurri - prima del peggioramento delle condizioni. Il Napoli si ritrova a mezz'ora dalla fine, quando si rientra in campo dopo l'interruzione, spalle al muro: sotto nel punteggio, col Genoa che negli spogliatoi recupera dallo sforzo del primo tempo, su un campo diventato palude e senza una punta su cui appoggiarsi alzando il pallone.

Non si capisce come il Napoli possa rendersi pericoloso come si possa chiamare calcio ciò che avviene anche dopo la ripresa del gioco. Il campo è impraticabile, sulla fascia sinistra la palla affonda nel fango e paradossalmente proprio lì fanno la differenza Mario Rui e soprattutto Fabian. Il talento classe '96 avanza come un cingolato proprio dove gli altri affondano, col pallone attaccato ai piedi e gli avversari costretti fino allo scadere quasi a placcarlo in stile rugby, al punto da stracciargli la maglietta. Non è un caso che sia lui a firmare il pareggio, su assist delizioso di Mertens, l'altro subentrato. Ed è sempre lo spagnolo a conquistarsi la punizione che permette a Mario Rui di mettere il pallone velenoso al centro dell'area che porta all'autogol del 2-1 in una mischia tra rugby e pallanuoto. Ancelotti può godersi i tre punti, ma soprattutto l'ennesima dimostrazione delle mille risorse di questa squadra: il settimo gol di un subentrato (per capire la portata del dato, la Juventus è a tre), la reazione di una squadra capace - rispetto al passato - di passare ad un piano B, metterla sulla lotta, senza limitarsi ad alzare bandiera bianca per l'impossibilità del fraseggio classico.


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