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Serie A

L'Italia e il ricambio generazionale. Non assente, solo ignorato

14.11.2017 13:15 di Ivan Cardia  Twitter:    articolo letto 13665 volte
© foto di www.imagephotoagency.it

È il giorno dell'analisi della sconfitta. O meglio, della mancata qualificazione. E sul banco degli imputati vanno Giampiero Ventura e Carlo Tavecchio, ma anche il nostro calcio. Che per la seconda volta nella sua storia, a 60 anni dalla prima, fallisce l'accesso al Mondiale. Complice, si legge in giro, il mancato ricambio generazionale azzurro. I fatti: dal 2006 a oggi, ai Mondiali sono arrivate solo scoppole, mentre gli Europei hanno offerto una musica diversa. Altri fatti? La squadra scesa in campo ieri aveva un'età media oggettivamente alta: trent'anni, tondi tondi. Molto, però, è dipeso dalle scelte di Ventura: tra 3-5-2 e 4-2-4, il commissario tecnico ha sempre anteposto il modulo agli uomini. Escludendo i secondi per poter scegliere il primo: il contrario di quello che dovrebbe fare un selezionatore. L'ultima scelta, quella di affidarsi ai volti storici del gruppo azzurro, da Buffon a Barzagli passando per De Rossi. E l'accesa discussione con quest'ultimo, forse, testimonia quanto anche i veterani, pur volendo scendere in campo come tutti, avessero capito che non fosse il loro momento.

Il ricambio generazionale, negli ultimi anni, è in realtà avvenuto. La Serie A non sarà tornata ai fasti degli anni di Baggio, Del Piero o Totti, ma ha ricominciato a sfornare talenti. Lorenzo Insigne, però, non è mai stato davvero considerato centrale nel progetto di Ventura, come del resto Marco Verratti, che ha avuto più minutaggio ma non maggiore considerazione. E Jorginho è stato chiamato solo all'ultima spiaggia, neanche potesse essere davvero il salvatore della patria. Mai considerato invece Mattia Caldara, da un anno e mezzo tra i migliori difensori del campionato. Anche considerando chi ha fatto parte del gruppo azzurro nella gestione Ventura, i vari El Shaarawy, Bernardeschi, Spinazzola, non sono mai riusciti a ritagliarsi un ruolo centrale, nonostante quanto fatto vedere di buono in campionato. Simone Zaza ha dovuto segnare un gol a partita nella Liga per ottenere una chiamata, a Mario Balotelli e Sebastian Giovinco non è bastato. Non si tratta di fare la conta degli assenti, che hanno sempre ragione. Ma sul banco, fra tutti gli imputati, non può finire il ricambio generazionale. Che non ci avrà dato i campioni del passato, ma c'è stato. Ed è stato semplicemente ignorato.


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