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LIVE TMW - Torino, Petrachi a Sportitalia: "Belotti piace al Milan. Parte solo per top club"

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11.05.2017 00:13 di Giacomo Iacobellis  Twitter:    articolo letto 26262 volte

Ancora sul Milan: "Potrebbe interessarmi qualche giocatore in uscita dal club rossonero. Con Mirabelli oggi però c'è stato solo un primo approccio".

Su Kucka: "Si dice che lo voglia il Torino, ma Mihajlovic non vuole lui. Non l'ha mai cercato".

Su Ruben Perez: "Non ha funzionato, si può considerare un flop, ma l'avevo preso solo in prestito".

Su Ebagua: "Ebagua si è dimostrato un giocatore non da Torino".

Su Immobile: "Ci sono molto affezionato. Mi è dispiaciuto che mi abbia detto di no all'ultimo momento, quando l'avevo quasi riscattato dal Siviglia. Volevo farlo giocare con Belotti e Ljajic quest'anno".

Su Hart: "L'ho richiesto ancora in prestito al Manchester City, perché 15 milioni per Hart non li spendo".

Su Vanja Milinkovic-Savic: "E' un grande portiere, ma è un po' pigro. Deve imparare a essere più umile e costante".

Su Glik: "E' un giocatore attaccato al Torino e di grande livello, credo molto al senso di appartenenza. Nella mia top 11 preferisco lui a Maksimovic, che mi ha un po' rammaricato col suo comportamento".

Sul rendimento altalenante di tanti talenti ex Torino: "Molti dei giocatori che sono usciti l'hanno fatto forse troppo prematuramente. Se se ne fossero andati più tardi, forse sarebbero stati più pronti per un'avventura in una grande squadra".

Su Duvan Zapata: "E' maturato molto, è diventato un attaccante importante".

Su Muriel: "E' un giocatore molto forte".

Sul mercato del Torino: "Abbiamo bisogno di qualche giocatore, anche e soprattutto per il cambio di modulo: il 4-2-3-1".

Sulla prossima gara col Napoli: "All'andata abbiamo fatto una figuraccia. Mi auguro che il Torino faccia una grande prestazione domenica".

Su Totti: "Gestire un personaggio così importante non è facile per nessun direttore sportivo. Totti rappresenta un'istituzione a Roma e nel calcio, ma bisogna capire quando arriva l'ora di appendere gli scarpini al chiodo".

Su Rolando Bianchi: "Non è facile gestire le bandiere. Io ho gestito Rolando Bianchi al Torino, lasciandolo in scadenza di contratto nonostante i suoi gol e il suo ruolo nella piazza. Non avevo nulla contro di lui, sono stato massacrato, ma alla fine ho vinto il campionato. Non l'ho confermato solamente perché non si incastrava affatto nel 4-2-4 di Ventura".

Su Conte: "Se davvero gli hanno dato carta bianca a livello di gestione del club, credo che rimarrà al Chelsea. Dopo aver vinto il campionato quest'anno, cosa che spero accada molto presto, tenterà di raggiungere il suo grande obiettivo: la Champions. E' vero che Conte non è felicissimo di come si vive in Inghilterra, io l'avevo avvisato, ma penso che resterebbe con le dovute garanzie e libertà di manovra. Conte è stato molto bravo nella gestione del Chelsea e delle sue bandiere, caso Terry in primis".

Su Ausilio e Sabatini: "Se fossi stato Ausilio, sarei andato via dall'Inter appena sentito il nome di Sabatini. Quando arrivai a Torino c'era Rino Foschi. A proposito, oggi mi ha chiamato e mi ha fatto i complimenti per il lavoro svolto e per il premio di stasera. Mi ha commosso e non me l'aspettavo. Lui, d'altronde, andò via da Torino perché non eravamo compatibili".

Meglio da calciatore o da ds? "Da calciatore ho ricevuto meno di quanto meritassi. Sono maturato tardi. Diciamo che da ds sto cercando di non fare gli errori che facevo da calciatore".

Su Maksimovic: "Fino a fine agosto era d'accordo con Mihajlovic per restare. Per questo mi sono mosso su delle alternative e non su dei titolari in difesa. Adesso sono molto fiducioso riguardo a Lyanco, pagato sei milioni e con un potenziale importante".

Ancora su Belotti: "Mi piacerebbe se restasse un altro anno con noi. Costa almeno 80 milioni di euro. Se lo venderemo, andrà all'estero".

Su Schick: "La sua clausola (25 milioni di euro, ndr) può essere pagata, perché Schick ha qualità importantissime".

Su Valdifiori: "Effettivamente un metodista come Valdifiori in un 4-2-3-1 viene penalizzato. Stiamo valutando se continuare così il prossimo anno, molto probabilmente lo faremo. E' chiaro che se andremo avanti con questo modulo dovremo fare delle scelte di mercato e selezionare i giocatori più adatti della nostra rosa".

Sul Milan e Belotti: "Non conoscevo Mirabelli personalmente. Mi ha chiamato e mi ha invitato a Milano. Abbiamo parlato di tante cose, mi ha fatto delle domande e ci siamo confrontati su vari argomenti. Belotti gli è sempre piaciuto, ma non siamo entrati nello specifico. Mirabelli non mi ha detto che avrebbe certi soldi per Belotti. E' difficile, ribadisco, che un club italiano possa prendere Belotti. Andrea parte solo per un top club. Secondo me, a lui servirebbe infatti farsi un altro anno da noi e confermarsi in granata prima di cercare gloria altrove".

Sul futuro di Belotti: "Belotti piace a tante squadre. E' giovane, ha forza, dinamismo e soprattutto umiltà. Belotti è il prototipo di giocatore che ogni allenatore o ds vorrebbe avere nella propria squadra. Personalmente, vorrei godermelo ancora dopo averlo preso. Belotti vuole restare da noi e se bene che la sua posizione potrebbe cambiare solamente se dovesse arrivare un top club che punti allo Scudetto o alla Champions".

Ancora su Cairo: "Stasera si trova a Madrid, ma solamente per questioni lavorative".

Su Ventura: "Lo portai io al Torino, dopo averlo avuto al Pisa e averlo raccomandato a Cairo. So bene quali giocatori voleva e ci sono state delle sue scelte come Gillet o Barreto, ma anche tante mie operazioni di mercato".

Sull'incontro odierno col Milan: "Oggi ho visto il Milan, ma il presidente già lo sapeva".

Sull'acquisto di Belotti: "Va chiesto al giocatore e al suo agente chi l'ha portato al Torino. La mia forza non è quello che dice la gente, ma quello che faccio. Al di là delle chiacchiere, sono io a gestire tutte le trattative del Torino. Cairo guarda tutte le virgole, i contratti e i dettagli, così come fa nelle altre aziende che possiede, ma mi interpella sempre. Il nostro presidente avrebbe sognato di fare il calciatore e anche per questo oggi ama vivere il calcio a 360°".

Sul suo lavoro: "Non mi piace parlare coi media e con nessun altro. A volte non dico neanche ai miei collaboratori il giocatore che voglio acquistare. Sono una persona molto riservata".

Su Cairo: "E' un grande aziendalista, non è facile lavorare con lui. Mi ha fatto sopravvivere il fatto di non essere uno 'yes man'. Cairo mi ha lasciato sempre grande spazio e, quando non ero d'accordo, mi sono esposto. Il presidente però è una persona colta e intelligente, ci siamo sempre confrontati e capiti. Io non ho niente da nascondere e vengo da una lunga gavetta, ho vinto campionati con Pisa e Torino, conquistando sul campo anche l'Europa. Mi auguro di centrare di nuovo una qualificazione in Europa il prossimo anno".

Sugli obiettivi: "Voglio continuare così, perché il mio obiettivo è riportare il Torino in Europa. Spero di poter regalare grandi soddisfazioni ai miei tifosi. Oggi mi sento addosso la maglia granata. Ho capito cosa si significa questa fede, cosa che non ero riuscito a fare da calciatore".

Sul premio: "Sono molto felice, questo premio è davvero gratificante. Ringrazio il presidente Cairo, che mi ha consentito di lavorare nella massima autonomia in tutti questi anni. Sono riuscito a ritagliarmi il mio spazio con fatica e sudore. Torino non è una piazza facile ed è stata dura, ma sono contento di avercela fatta".

Il ds del Torino Gianluca Petrachi, premiato negli studi di Sportitalia come migliore direttore sportivo nell'anno 2016 della trasmissione "Speciale Calciomercato", commenta a 360° la stagione e il futuro dei granata.


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