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TMW RADIO - Serena: "Inter favorita ma i derby sono imprevedibili"

13.10.2017 19:06 di Alessandro Rimi  Twitter:    articolo letto 1657 volte

"L’Inter si presenta con una classifica strepitosa anche in relazione alle aspettative di inizio stagione. Sono arrivati calciatori funzionali al gioco di Spalletti ma non proprio prime scelte. Eppure con il carattere, la determinazione e magari un po’ di fortuna è riuscita a mettere su parecchi punti. La squadra di Montella forse ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato. Sono stati presi tanti nuovi giocatori, molti giovani che, non sempre, hanno mostrato continuità di rendimento”. Inizia così il collegamento dell'ex calciatore di Inter e Milan, Aldo Serena, a TMW Radio nel corso della trasmissione 'Due in Fuorigioco'.

Chi parte favorita?
“L’Inter per la classifica e per il rendimento della difesa a cui Spalletti ha lavorato molto. Mancano certamente velocità e intensità nella manovra, ma la quadratura c’è. Il Milan arriva da un periodo negativo e anche un po’ sfortunato. I giovani Conti, Kessie, André Silva e Cutrone sono interessanti e di grande prospettiva. Serve quel tempo che purtroppo nelle grandi squadre difficilmente si riesce ad avere. C’è fretta di ottenere risultati e, nel caso del Milan, ancora di più considerato che questi sono strettamente legati all’aspetto economico. Non dovesse centrare la zona Champions sarebbe un gran problema. Detto questo continuerei con Montella anche in caso di ko nel derby. Vincenzo è un grande conoscitore di calcio, cambia in base al suo avversario e si relaziona bene con i giocatori. Credo che alla lunga i valori del Milan verranno fuori”.

Chi spiccherà tra i due portieri?
“Vivono momenti di vita diversi. Handanovic è un ultratrentenne nel pieno della sua realizzazione ed esperienza. Non ha fatto quanto avrebbe voluto, manca il confronto con la Champions, ma con le sue parate ha scritto un pezzo di storia dell’Inter. Donnarumma è un talento emergente che prenderà lo scettro di Buffon quando Gigi lascerà il calcio giocato. Il suo livello non si discute”.

Quale derby ricorda con più piacere e quale con meno?
“Parto dal secondo che è il derby della stagione 1989/90 perso 3-0. Mi ha lasciato una sensazione negativa perché avevamo cercato di giocare alti come il Milan di Sacchi. Ricordo che facemmo bene per 25 minuti, poi ce ne fecero tre. Il derby più bello è stato senza dubbi il primo che ho giocato: vincemmo 1-0 con gol di Oriali. Io entrai alla fine e correre su quel prato a 21 anni fu un’esperienza unica”.

Mai di recente un campionato così equilibrato: tendenza o casualità?
“C’è una frattura tra le ultime 7-8 e quelle davanti. È un campionato diviso per diversità di organico, tecnica e atteggiamento tra coda e testa della classifica. Le romane sono molto competitive. La Lazio sorprende nonostante gli acquisti sotto traccia e un allenatore giovane. Inzaghi è molto quotato dai grandi club che lo stanno corteggiando. Penso che la sua squadra darà filo da torcere a tutti. La Roma con Di Francesco è cambiata tatticamente, non gioca più come lo scorso anno”.

Previsti solo 40mila tifosi all’Olimpico: problemi di sicurezza o poca voglia di andare allo stadio?
“Negli ultimi anni a Roma non ho mai visto lo stadio esaurito, se non in occasione dell’addio di Totti. Forse le ultime vicende incresciose in Roma-Napoli hanno contribuito, ma in generale penso sia quello il target dei giallorossi: massimo 45mila presenze”.

Qual è la dote maggiore di Inzaghi?
“Ha una conoscenza tattica molto elevata, sa motivare e creare una tipologia di gioco in funzione degli avversari, continuando a valorizzare i propri giocatori. Ha il tipico physique du rôle da Juve: tenace, determinato ma anche sobrio nelle dichiarazioni. Il sunto perfetto dell’allenatore moderno”.

Perché lei ha scelto di non allenare?
“Sono i casi della vita, adesso sarebbe ormai un po’ troppo tardi. Mi è capitato di pensarci, poi passava in fretta. Probabilmente soppesavo troppo, dovevo andare più d’istinto”.

Studiosi inglesi a Coverciano: i tecnici italiani sono i migliori?
“È un centro studi d’eccellenza, da anni organizzato bene perché approfondisce le materie tecnico-tattiche e la preparazione atletica. Basta guardare ai successi in Europa di Conte, Ancelotti, Mancini, Carrera e di Capello e Trapattoni prima di loro. Ora è stato anche completato il bagaglio con l’insegnamento di ampie tipologie di gioco. Il tecnico italiano, fino a vent’anni fa, era molto difensivista e opportunista. Conte oggi è l’emblema di questa trasformazione”.

Torniamo al campo: Juve stanca mentalmente o la difesa si è ridimensionata?
“Dopo sei scudetti di fila non è semplice mantenere concentrazione e tenacia. Sia per l’allenatore che per i giocatori, nonostante i bianconeri abbiano rinnovato la squadra con elementi freschi e motivati. La rosa è più qualitativa rispetto a quella del Napoli, ma gli undici titolari di Sarri hanno raggiunto il livello della Juve. La tipologia di gioco è cresciuta, è più spettacolare, così come quella difensiva. È possibile che la rosa sia un po’ ridotta e questo potrebbe inficiare la lotta allo scudetto”.

Sarà un weekend decisivo?
“Avendo incroci di così alto livello può succedere tutto o nulla. Per la Juve non sarà facile affrontare questa Lazio. Il Napoli darà filo da torcere alla Roma. Il derby è storicamente imprevedibile: di solito chi è favorito perde, ma ognuno di questi fa storia a sé”.


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