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La Giovane Italia
Serie A

Ultras Brescia: "Balotelli italiano, sudi la maglia. Curva Hellas non è KKK"

07.11.2019 22:00 di Tommaso Maschio   articolo letto 46571 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Con un lungo comunicato titolato “Balotelli: Keep calm and. . . suda la maglia” gli ultras del Brescia – il gruppo Brescia 1911 ex Curva Nord – hanno preso posizione su quanto successo a Verona e ha visto come protagonista Mario Balotelli (“Convinti che sia italiano a tutti gli effetti, persino bresciano”). Un comunicato in cui si stigmatizza il razzismo, si ribadisce l’italianità del calciatore “Convinti che sia italiano a tutti gli effetti, persino bresciano”), ma lo si invita anche a un comportamento più adatto e maturo (“proprio perché gioca nel Brescia da bresciano, la sua dedizione alla causa e il suo impegno devono essere pari -o addirittura superiori- a quelli dei suoi compagni”) prendendo nel contempo le parti della curva dell’Hellas (“non è un covo del KKK”) da cui è divisa da una forte rivalità e di cui non condivide taluni atteggiamenti e cori e infine anche di uno dei suoi leader - Luca Castellini – punito dalla società attraverso il codice etico (“L’Hellas impedirà l’ingresso al Bentegodi per più di dieci anni a un suo tifoso storico, che ha avuto l’ardire di esprimere nel post partita un pensiero forse molto forte (da noi oltretutto non condiviso, come abbiamo già spiegato), ma che sicuramente c’entra poco o nulla con lo stadio e il tifo in generale”).

Questo il comunicato completo:

– non eravamo a Verona, e questo perché la tessera ce l’ha impedito, quindi conosciamo gli episodi che hanno fatto tanto discutere l’opinione pubblica solo per sentito dire o attraverso dichiarazioni più o meno ufficiali;
– da qualche tempo non crediamo ai media generalisti, che sono sempre più spesso in cerca dello scoop ad ogni costo (altro che il trash di Barbara D’Urso!);
– allo stadio siamo profondamente apolitici, e come già detto in altre occasioni, per molti versi siamo antirazzisti (per questo motivo vi invitiamo a leggere un nostro comunicato del 2015, in cui trattiamo l’argomento in questione, puntualizzando fra l’altro alcuni concetti a noi cari. Ecco il link: https://19biesse11.files.wordpress.com/2016/02/bs_livorno15_16_resoconto1.pdf);
– per questo, sia chiaro, non ci sentiamo certo migliori di altri gruppi Ultras e soprattutto non pensiamo di avere la verità in tasca;
– semplicemente, ci sentiamo liberi di esprimere alcuni concetti senza possibilità di smentite o strumentalizzazioni;
– proprio per quanto detto nel suddetto comunicato, crediamo che -fondamentalmente- le tifoserie attualmente non possano essere considerate razziste; infatti, in ogni squadra giocano sempre più spesso ragazzi provenienti da altri continenti, e non sono certo contestati o insultati per questo motivo;
– purtroppo però il razzismo esiste, esisteva e forse esisterà sempre, soprattutto nella società civile in cui viviamo, dove i cittadini sono sempre più esposti a discriminazioni di ogni sorta, e questo a prescindere dalla loro cittadinanza (per restare in ambito calcistico, l’esempio più clamoroso è quello della tessera del tifoso, che criminalizza e discrimina i tifosi italiani che non l’hanno sottoscritta);
– il razzismo non solo esiste, ma si sta pure allargando, e questo anche grazie all’ignoranza generale, alle paure di un futuro sempre più incerto, e soprattutto grazie a chi lo legittima e lo giustifica, magari proponendo/emanando leggi liberticide contro gli Ultras;
– di fronte a certi episodi, alcuni dei quali molto dubbi, bisognerebbe chiedersi perché i media, le Istituzioni e i vertici del calcio italiano abbiano iniziato solo ora a gridare allo scandalo, e denuncino solo una parte del problema, molto più complesso di quanto si voglia far credere;
– si dice che lo stadio sia lo specchio della società, quindi, considerato anche il livello di ignoranza, violenza e inciviltà raggiunto -non a caso- dalla società italiana, non dovrebbero stupire certe manifestazioni plateali, provocatorie e apparentemente razziste, eppure ci scandalizziamo a ogni piè sospinto, senza nemmeno approfondire la verità dei fatti (un esempio su tutti: dopo “Napoli vs Brescia” di questo campionato, una delle maggiori testate giornalistiche sportive italiane aveva denunciato i tifosi biancoblù presenti a Napoli per dei cori ignominiosi fatti apparentemente contro i partenopei, auspicando ovviamente una condanna esemplare; per buona sorte, mentre già stava partendo la macchina del fango e della giustizia sommaria, sono arrivate le prime ritrattazioni e la testata è stata costretta a rettificare la notizia; in realtà i cori erano stati fatti davvero, ma non dai bresciani; a intonarli erano stati infatti gli stessi tifosi napoletani, che oltre a provocare gli avversari anticipandoli nelle presunte intenzioni, con una spiccata autoironia avevano voluto denunciare il conformismo tipico della società italiana e il servilismo di molti media nazionali. In questo caso è andata bene, ha prevalso la verità e nessun innocente ha pagato, ma la storia insegna che non è sempre andata così per gli Ultras);
– proprio perché siamo stati spesso vittima di pregiudizi, di violenze istituzionali, di gogne mediatiche e di errori giudiziari, non amiamo giudicare e processare pubblicamente gli altri;
– nonostante ciò, e sebbene nessuno di noi conosca personalmente Mario Balotelli, dobbiamo ammettere di avere avuto delle opinioni discordanti (rispetto a chi lo definisce una vittima sacrificale) e poco lusinghiere sul suo conto fin da prima che indossasse la nostra Maglia;
– oltretutto, non siamo stati gli unici ad avere avuto delle perplessità su di lui, se è vero che migliaia di tifosi di diverse piazze italiane/estere prima l’hanno accolto a braccia aperte, e poi l’hanno sconfessato per il suo atteggiamento (e non certo per il colore della pelle), a volte infantile, spesso indisponente;
– del resto, le sue imprese dentro e -soprattutto- fuori dai campi di calcio, le celebri “Balotellate” per intenderci, sono ormai storia nota e conclamata;
– non per questo lo abbiamo osteggiato o denigrato quando è arrivato a Brescia; al contrario, lo abbiamo accettato e rispettato come tutti gli altri giocatori del Brescia che indossano la nostra Maglia, calciatori meno famosi di lui, ma che hanno dimostrato -fin da subito- passione e spirito di sacrificio;
– il fatto che abiti a Brescia e indossi la nostra Maglia, però, non lo eleva al di sopra di tutto e di tutti, e l’arroganza che sembra trasparire di continuo dalla sua persona non è giustificabile, in particolar modo quando la porta in campo e diventa motivo di destabilizzazione per la squadra e di tensione e d’imbarazzo per la tifoseria (per quanto riguarda Brescia, ci riferiamo in particolar modo al dito medio esibito come risposta ai tifosi dell’Inter per un loro coro contro, forse offensivo e provocatorio, ma di certo non razzista; per non parlare del fotografo cui Balotelli -dopo la sostituzione “patita” a Marassi- ha rotto la macchina fotografica con cui stava lavorando);
– Balotelli, fra le altre cose dovrebbe sapere che per errori molto più veniali di quelli da lui commessi (anche in un recente passato), un qualsiasi tifoso sarebbe stato “massacrato”, denunciato e infine diffidato per anni;
– detto questo, siamo estremamente convinti che Balotelli a tutti gli effetti sia italiano, e –per quanto ci riguarda– perfino bresciano (sebbene abbia sempre ostentato la sua passione per il Milan), ma lui deve convincersi di una cosa: proprio perché gioca nel Brescia da bresciano, la sua dedizione alla causa e il suo impegno devono essere pari -o addirittura superiori- a quelli dei suoi compagni (che fra l’altro non devono farsi perdonare un passato a dir poco… sopra le righe), soprattutto devono essere maggiori di quelli profusi fino ad oggi, e con questo naturalmente non ci riferiamo ai soli due gol fatti, oltretutto ininfluenti;
– per noi infatti ciò che più conta sono lo spirito di sacrificio, la passione, il rispetto, le motivazioni, la Maglia sudata, concetti che al momento parrebbero a lui sconosciuti (per questo ci auguriamo di essere presto smentiti);
– per intenderci, da parte sua (come del resto da parte di tutti gli altri giocatori del Brescia) vogliamo un impegno totale, almeno fino a quando indosserà la nostra Maglia;
– nessuno ha mai fatto pressione su di lui, quindi il nervosismo che lo attanaglia e lo trasforma in negativo ogni volta che scende in campo (non solo a Verona) è ingiustificato, almeno per noi;
– se non era pronto psicologicamente ad affrontare una tifoseria come quella veronese e -soprattutto- una partita così delicata come quella di domenica, in cui una città (la nostra) si giocava la salvezza e un allenatore -fra i più amati in assoluto- si giocava la sua ultima chance, doveva dirlo e lasciare il posto a qualcuno meno… nervoso di lui; nessuno si sarebbe incazzato, anzi…;
– non era la prima volta che Balotelli giocava a Verona, e visto i suoi trascorsi nelle file di Inter e Milan, conosceva bene la tifoseria gialloblù e il valore di un derby, quindi, nel bene e nel male, sapeva anche a cosa sarebbe potuto andare incontro; oltretutto, ci confermano che le provocazioni nei suoi confronti sono state davvero marginali (lo ha poi ammesso pubblicamente perfino lui), e noi sappiamo benissimo quanto possano scadere in provocazione i tifosi scaligeri (del resto, a torto o a ragione, di questa peculiarità ne hanno sempre fatto un vanto);
– questo ovviamente non significa che certi cori siano legittimi e accettabili, ma nemmeno che i tifosi gialloblù siano tutti razzisti, e che la Curva del Verona sia una sorta di covo del KKK, come qualcuno vorrebbe far credere (questo lo dimostra anche il fatto che a provocare “seriamente” Balotelli siano stati pochissimi tifosi, fra l’altro “slegati” dai cori del resto della Curva);
– detto tutto questo, noi siamo disposti a ripartire fin da sabato anche -e soprattutto- col Mario Balotelli di quest’estate (a patto naturalmente che la società smetta di ricattarci e ci metta in una condizione più che dignitosa per entrare allo stadio), cioè con il giocatore che aveva dichiarato di avere messo la testa a posto, di amare la nostra splendida città, e di voler dare il massimo per cambiare (ovviamente in meglio) la storia biancoblù degli ultimi anni.
Sempre dalla parte degli Ultras?!:
– sia chiaro a tutti: non vogliamo fare gli avvocati del diavolo, e non vogliamo nemmeno passare come simpatizzanti filo-veronesi (non siamo in cerca di nuove amicizie, la rivalità per noi infatti è sacra), ma a noi piace menzionare gli Ultras gialloblù soprattutto per la loro solidarietà dimostrata durante i drammatici mesi in cui un ragazzo del nostro gruppo rimase in coma a causa di un violento e immotivato pestaggio della celere, nella stazione di Porta nuova, proprio dopo un derby col Verona;
– inoltre, per quanto opinabili, le dichiarazioni personali nel post partita di uno dei leader della Curva veronese non possono giustificare la caccia alle streghe scatenata da media e Istituzioni nell’ennesimo tentativo di criminalizzare e infine giustiziare l’intero mondo Ultras;
– per non parlare del provvedimento attuato dalla società del Verona, che grazie alla possibilità di applicare il codice etico (da noi tanto contestato), impedirà l’ingresso al Bentegodi per più di dieci anni a un suo tifoso storico, che ha avuto l’ardire di esprimere nel post partita un pensiero forse molto forte (da noi oltretutto non condiviso, come abbiamo già spiegato), ma che sicuramente c’entra poco o nulla con lo stadio e il tifo in generale;
– un linguaggio non convenzionale, ma di forte attualità; infatti è utilizzato sempre più spesso da personaggi pubblici e politici, ai quali naturalmente nessuno penserebbe mai di applicare il codice etico in questione;
– per questo ci sentiamo di condannare ogni gesto, ogni provocazione palesemente ostile e discriminatoria nei confronti di tutti i nostri giocatori, e non solo;
– allo stesso tempo, però, vogliamo dare la nostra solidarietà a chi ha subito l’ennesimo provvedimento liberticida, questa volta non dalla Questura, che evidentemente non ha ritenuto così grave l’atteggiamento suddetto, ma dalla propria società;
– a chi si è indignato -anche giustamente- per alcuni episodi apparentemente di carattere razzista avvenuti all’interno degli stadi, ricordiamo che il tema del razzismo oggi è spesso utilizzato per creare un nuovo allarmismo fra l’opinione pubblica, utile -come un cavallo di Troia- a introdurre nuovi strumenti repressivi e di controllo di massa, che altrimenti non sarebbero giustificabili e accettabili (purtroppo questo metodo è stato già utilizzato in passato, strumentalizzando ad arte il tema della presunta violenza dei gruppi organizzati).
Oggi agli Ultras, domani a tutta la città!?


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