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RIETI, L'AVVOCATO CHIACCHIO, MAURIZIO MOSCA E LA GIALAPPA'S: UNA COMMEDIA NELLA TRAGEDIA. E SE GIOCHERA' LA BERRETTI, LA REGGINA DOVRA' SEGNARE 40 GOL. PER IL BENE DEL CALCIO

15.11.2019 00:00 di Sebastian Donzella    per tuttoc.com   articolo letto 350 volte

Telefonata da casa: "Lei è stato visto in piazza Aspromonte a comprare 400mila lire di cocaina".
Maurizio Mosca: "Qui bisognerà querelare. Avete preso il numero di telefono?" 
Solamente quattro minuti dopo.
Maurizio Mosca: "Il signore che ha lanciato un'accusa gratuita e grave nei miei confronti è stato già arrestato. Siccome abbiamo i telefoni controllati, abbiamo già mandato la polizia a casa di questo signore che è stato arrestato. Dovrà rendere conto di quello che ha detto, intanto adesso è in galera".
La Gialappa's Band (ridendo): "Maurizio, quanti anni ha preso?".

Per gli appassionati di pallone e internet, è un video storico, forse uno dei più iconici di un calcio che non c'è più. Ed è anche un modo, simpatico, per spiegare la giornata appena passata in casa Rieti.

Il club amaranto-celeste, quest'oggi, "attraverso l’amministratore unico sign. Troise Giuseppe, rende noto che tramite lo studio legale del conosciuto ed apprezzato professionista avv. Eduardo Chiacchio, ha provveduto a deferire tutti i propri calciatori, per non essersi presentati agli allenamenti del 12 e 13 novembre 2019, senza alcun giustificato motivo, ma soprattutto violando gravemente i regolamenti federali [...] Inoltre, la F.C. Rieti s.r.l., venendo a conoscenza dalle testate giornalistiche, che gli stessi calciatori avrebbero manifestato la loro intenzione di non scendere in campo nella prossima gara interna del 17 novembre 2019 contro la Reggina, lo stesso avv. Eduardo Chiacchio, nei loro confronti, ha gia preparato una denuncia da inviare alla procura federale, per evidente illecito sportivo, al fine di tutelare la posizione della società".

Ma cosa c'entra Maurizio Mosca, e un arresto tanto tragicomico quanto impossibile, con i giocatori del Rieti? Ce lo spiega lo stesso avvocato Eduardo Chiacchio, che ai taccuini di TuttoC.com oggi si è espresso così: "Ho ricevuto l’incarico per la difesa da parte dell'amministratore unico Giuseppe Troise, che è stato mio compagno di squadra, per il deferimento relativo al mancato pagamento degli stipendi di luglio e agosto. Questo è l'unico incarico che ho ricevuto. Per quanto riguarda il resto, non sono a conoscenza, non ho incontrato nessun dirigente, quanto scritto nel comunicato non deriva da un conferimento a me assegnato e tantomeno da un confronto tra le parti".

O il Rieti ha millantato di aver deferito i giocatori e di aver preparato una denuncia nei loro confronti tramite l'avvocato Chiacchio, oppure quest'ultimo mente. Considerato che le vie del Signore sono infinite, attendiamo speranzosi una soluzione che noi non conosciamo ma che potrebbe benissimo esistere. Quel che sappiamo è che da un lato c'è un club che si vanta di aver pagato "ben" nove stipendi di luglio e agosto mentre dall'altro troviamo un apprezzato e stimatissimo professionista. Nel dubbio, meglio farsi due risate con Maurizio Mosca. 

Nel mentre, i calciatori reatini sono pronti allo sciopero. Grazie alla fattiva collaborazione dell'Assocalciatori, i tanto bistrattati giocatori, professionali e professionisti nonostante la situazione sempre più difficile, sono pronti a non giocare contro la Reggina.
Va bene la voglia di mettersi in mostra per poter trovare un nuovo contratto a gennaio, va bene la voglia di onorare una maglia storica e una tifoseria che non merita certe brutture. Però arriva un punto in cui bisogna fermarsi, riflettere e dire basta.

Sperando, poi, di non vedere la Berretti, o chi per lei, scendere in campo per farsi prendere a pallate dagli amaranto. Anzi, mi permetto di lanciare un appello. Se i 17enni reatini decideranno di giocarsela, la richiesta personalissima al club calabrese è quella di segnare non 20 gol come fatto qualche mese fa dal Cuneo contro quel che restava della Pro Piacenza. Ma di farne 30 o anche 40.
Perché calpestare i diritti altrui solo per poter dire di aver giocato una partita tra i professionisti, come accaduto troppo spesso in passato, merita una punizione. E non basta cavarsela dicendo di essere dei ragazzini. Perché giocare con le giovanili un match di Serie C non potrà mai essere una festa. Anche perché non si ride ai funerali. Nemmeno a quello del calcio.


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