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TMW RADIO - Calciatori Modena: "Traditi da Capuano. Taddeo millantatore"

10.11.2017 14:49 di Tommaso Maschio   articolo letto 10611 volte
Fonte: TuttoC.com
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com

Giornata di chiarimenti in casa Modena. I giocatori canarini, per bocca del loro difensore Cesare Ambrosini, hanno tenuto quest'oggi una conferenza stampa nel quale spiegano nel dettaglio come sono andate veramente le cose nel club gialloblù. All'interno anche una pesante accusa nei confronti del loro ormai ex tecnico Capuano. Ecco le parole dei calciatori riportate dai microfoni di TMW Radio: "Ci tenevamo a raccontare la nostra versione dei fatti. In questi mesi ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori, notizie e interviste che riguardavano noi calciatori. A volte in maniera corretta, altre volte no. Non siamo qui per cercare approvazione o per leggere il solito comunicato ma perché vogliamo raccontare la verità, in modo che ognuno possa esprimere la propria opinione dopo aver conosciuto i fatti. Non abbiamo più voglia di sentire che siamo la causa del fallimento di una società ultracentenaria come Modena".

IL PERIODO ESTIVO - Tutto inizia in estate, quando vecchi e nuovi giocatori, sono stati messi di fronte a un bivio: credere alle rassicurazioni del presidente o dare retta alle voci di problematiche economiche che, sinceramente, non solo il Modena in questi anni aveva maturato. Le continue affermazioni di mister e patron convincono così a fondo da riuscire a creare una rosa competitiva per il campionato. Oltre alle parole e alle prime promesse andava crescendo la certezza che, se una società poteva permettersi durante il mercato di lasciare fuori rosa un numero elevato di giocatori, l'aspetto economico fosse quantomeno secondario. La stagione inizia ma lontano dal "Braglia". E tutti quei castelli e quelle certezze che eravamo andati via via costruendoci, iniziano a cadere, lasciando spazio a incertezze e dubbi. Sebbene le difficoltà fossero palesi, nessuno, e ribadisco nessuno, è venuto a spiegarci per tre mesi cosa sarebbe successo, alimentando l'angoscia di famiglie intere, dal magazziniere ai giocatori, senza nessuna distinzione".

LO SCIOPERO SILENZIOSO - A fine settembre si accende un'ulteriore sirena quando i dipendenti ci comunicano di non aver ricevuto i propri stipendi, spiegandoci che avrebbero indetto uno sciopero silenzioso. Ossia senza dire nulla in giro ma non svolgendo più le loro mansioni nei confronti della squadra. La rosa non ha cambiato opinione su di loro perché riteneva la loro protesta giusta. Per fortuna lo sciopero rientra dolcemente la settimana successiva, quando vengono pagati ai collaboratori i mesi di luglio e agosto. Potevamo dunque continuare, pur sempre sul chi va là, la nostra attività".

IL DUELLO SALERNO-TADDEO - Nelle settimane successive si inizia a parlare della cessione ad Aldo Taddeo. Da buoni professionisti interessati al loro futuro, iniziamo a raccogliere opinioni sempre più negative su Taddeo, confermate da mister e staff in toto. Chiediamo così un incontro al presidente Caliendo nel corso del quale la squadra riesce a strappare una riapertura delle trattative con il signor Salerno ma nella stessa giornata il patron ci presentò comunque il signor Taddeo al quale intendeva vendere la società. Dei 29 tesserati del Modena Calcio, nessuno conosceva personalmente Carmelo Salerno ma nel corso della giornata ci era stato presentato da staff tecnico, fisioterapisti e magazzinieri come l'unica possibilità per un futuro del Modena calcio. Allo sfinimento ci era stato ripetuto da staff tecnico e team manager "Se la compra Taddeo, è finita". E col senno di poi, come dare loro torto?"

TADDEO PRESIDENTE - Arriviamo così a uno dei passaggi fondamentali della nostra vicenda. Si presenta a noi un personaggio che millanta di essere titolare di aziende di caratura mondiale. Tutti scettici, ma all'unisono, chiediamo a gran voce semplici garanzie di poter continuare a svolgere il nostro lavoro in maniera semplice e professionale, cosa che abbiamo sempre cercato di fare anche di fronte a un'inadempienza ormai trimestrale. Abbiamo chiesto il pagamento degli stipendi come da normativa COVISOC e, al contempo, di ottenere la riapertura dello stadio da parte del Comune. Non ci sembravano richieste irrealizzabili visto che ci si accingeva a un cambio societario. Da lì inizia una farsa lunga un mese, con riunioni deliranti, passando dalle minacce al pietismo per problemi familiari che non avevano nulla a che vedere con la nostra situazione. Abbiamo ascoltato avvocati da tutta Italia che il giorno dopo sparivano e venivano continuamente sostituiti. In un luogo sacro come lo spogliatoio entrava chiunque, dagli avvocati, dagli amici agli sponsor. Tutti per convincerci ad accettare di sottostare a fantomatici progetti senza che fossero nemmeno elaborati in un pezzo di carta".

LA MESSA IN MORA - La squadra, in tutto questo, continuava il pagamento degli stipendi di luglio e agosto, come da normativa federale, garantendosi con la messa in mora la possibilità di non dover sottostare a parolai per l'intera durata del panorama calcistico. La messa in mora, precisiamo, non è sinonimo di svincolo automatico ma permette di svincolarti solamente qualora le promesse non vengano mantenute. La messa in mora, quindi, sarebbe decaduta automaticamente al saldo degli arretrati.

LE ACCUSE A CAPUANO - La squadra, in queste settimane, si rende conto di essere stata tradita anche dallo staff tecnico capitanato ovviamente dall'allenatore. Ogni giorno il neo-presidente si presenta al campo e, spiazzato da una coesione che difficilmente si verifica nel mondo dello sport quando si ingolosisce qualcuno con qualche finta promessa, inizia a tentare di minare l'integrità di questo gruppo. Partendo dal presupposto che non conosce neanche i nostri nomi, iniziamo a pensare che anche lo staff millantava di essere con noi senza esserlo per davvero. Assistiamo inermi ma attenti al tentativo da parte di mister e presidente di coinvolgerci in un progetto in realtà inesistente.
Dubbi confermati quando Taddeo decide, in teoria di sua volontà, di mandare lettere di diffida ad alcuni suoi giocatori, creando una sorta di black-list specifica perché aveva colto nei portavoce della squadra dei leader da colpire. Mi spiace cari miei presidente e allenatore ma questa squadra ha le palle e non lascerà che si condanni chi ha parlato per conto di tutti. Chi ci conosceva meglio ci aveva traditi. Una delusione enorme per chi ritenevamo, forse più di tutti, una persona seria e, a dir suo, dai principi inossidabili. Neanche davanti alla nostra espressa richiesta di dimettersi lasciò il suo posto. Evidentemente gli interessi erano altri e ovviamente avrebbe preferito mettersi la dignità sotto i piedi piuttosto che rassegnare le dimissioni. La favola che non avrebbe potuto più allenare per due anni è ormai storia e neanche a farlo apposta, il capitano che avrebbe dovuto abbandonare per ultimo la nave, ha già trovato squadra. In effetti, un contratto così, chi l'avrebbe abbandonato, era uno dei tesserati con lo stipendio più alto.

LA FINE DI TADDEO - L'ultimo sciagurato tentativo di Taddeo è a dir poco tragicomico. Ci comunica che sarebbe venuto al campo con il commissario nominato dal Tribunale. Iniziamo a pensare che abbiamo sbagliato tutto e che, forse, un briciolo di speranze c'è ancora. E, invece, becera ed ennesima figuraccia del nostro Taddeo che dando la parola al commissario scopre che quest'ultimo avvalora la nostra tesi, spiegando che il Tribunale avrebbe sicuramente esaminato un'istanza per chiedere l'autorizzazione a pagare gli stipendi di luglio e agosto. Lo spogliatoio esplode in una risata melodrammatica, ridendo per non piangere. Taddeo se ne viene fuori dicendo "Peccato, pensavo che il commissario mi desse una mano e invece mi ha affossato" salvo poi uscire dal centro sportivo dichiarando ai giornalisti "Io ho portato il commissario ai ragazzi, più di così non so che fare". Robe davvero di un altro mondo.

ARRIVA GIGLIOTTI - "Così dopo mesi di trattative e zero euro messi nei conti del Modena e nei nostri, spunta il signor Gigliotti che chiede un incontro alla squadra. Ormai satura e completamente svuotata dalla vicenda e attanagliata dai pensieri che colpiscono qualsiasi lavoratore che non percepisce stipendi da quattro mesi, decidiamo di non ascoltare ulteriori parole. Se uno vuole comprare il Modena basta che porti i soldi: non bisogna provare a incantare i calciatori ma presentare progetti seri e concreti ai tribunali e agli organi di competenza. Ma la nostra inesauribile voglia di stabilità e di rivalsa per un lavoro che da una passione si sta tramutando in un incubo ci porta a rimetterci in macchina per tornare ad ascoltare anche Gigliotti. Non tutti riescono, per motivi logistici, a rientrare a Modena, ma siamo comunque in tanti. Veniamo accolti in uno stanzino con al centro un pallet di carne in scatola. E la prima frase che esce dal nostro futuro potenziale presidente è "Scusateci per la carne ma ogni tanto gli sponsor non ci pagano in contatti ma con la loro merce". La frase suscita ilarità generale, almeno questo presidente è simpatico. Gli chiediamo chi faccia parte di questo azionariato, chi siano i soci e quando verremmo pagati. Ci risponde che non può parlarne perché non può svelare i nostri piani. Gli chiediamo allora perché ci abbia convocato e la risposta ci lascia sbigottiti: "Meno giocatori sarebbero rimasti e minore sarebbe stato il monte stipendi". Non esattamente un discorso incoraggiante.

NIENTE BERRETTI A SANTARCANGELO - Ultimo capitolo di questa vicenda, il bieco tentativo di mandare a Santarcangelo la formazione Berretti rischiando l'illecito sportivo. Avrebbe avuto del clamoroso essendo un comportamento antisindacale. L'ipotesi, infatti, è andata subito scomparendo. Vogliamo fare i nostri complimenti ai genitori dei ragazzi perché al giorno d'oggi sarebbe stato facile imbattersi in genitori sponsor, pronti a tutto pur di poter raccontare che il figlio avesse giocato in C. E così non è stato. Complimenti a loro, al mister e ai ragazzi che, tra l'altro, si stanno ottimamente comportando nel campionato di competenza.

LA FINE DELLA VICENDA - Ci sono dei professionisti che hanno scelto di non sottostare alle regole di un calcio malato fatto di millantatori e dilettanti. Siamo orgogliosi di non aver permesso, andando contro i nostri interessi, che delle persone poco affidabili potessero prendersi gioco di una piazza importante come Modena. Se volete addossarci le colpe del fallimento del Modena fate pure, ma è troppo facile. Davanti a voi avete un gruppo di ragazzi che ha fatto ciò che dovrebbe rendere orgoglioso un tifoso, difendendo la maglia e la propria professionalità, anche a costo di non giocare e di non avere uno stipendio mensile. Vogliamo ringraziare i tifosi per il sostegno illimitato dei tifosi anche quando i risultati sul campo sono stati quelli che sono stati. Il loro attaccamento alla maglia è andato ben al di là di ogni situazione e crediamo che possano essere orgogliosi di noi per averli liberati da delle erbacce che stavano per contaminare per l'ennesima volta la squadra del loro cuore. Vogliamo anche ringraziare l'avvocato Pagliani dell'AIC per il tempo che ci ha concesso. E vogliamo chiedere scusa alle nostre famiglie. In questi mesi siamo tornati sempre a casa col broncio. Vogliamo chiedergli scusa per questi mesi di difficoltà, incertezze e nervosismi. Sperando che in un futuro non troppo lontano possano rendersi conto di avere a fianco dei ragazzi che hanno lottato con le unghie e con i denti affinché lealtà e serietà vincessero una volta tanto in questo mondo. Chiudiamo qui, la squadra vi saluta, anche questa volta a testa alta".


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