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Pollo, sei stato un pollo. Ma…

15.09.2019 15:53 di Franco Canciani    per tuttoudinese.it   articolo letto 181 volte

Chi al 37’ subisce il colpo esagera: asseverato.

Tirare però schiaffi in giro per il campo era esercizio rischioso prima dell’avvento delle telecamere; molto rischioso fino a due anni fa; stupidissimo e suicida oggi, quando venti occhi elettronici vivisezionano, in maniera oggi anche ufficiale, ogni azione nel campo.

Vieppù inaccettabile, la sciocchezza depauliana, se eseguita in mezzo al campo di San Siro. Dove, per certo, gli ormai innumeri ufficiali di gara certo non regalano alcunché.

Parafraserei quel celebre commentatore francese il quale, dopo l’espulsione di Zidane nel 2006 (alcuni hanno paragonato i due gesti, ma la testata di Zizou era ben più forte dello schiaffetto di Rodrigo), esclamò in diretta: ‘pourquoi? Zizou, pourquoi?’

Perché, RdP?

Perché quando De Sciglio ti soffia la palla sulla fascia, lo spedisci fuori con un doloroso carrinho?

Perché quando c’è da mettere dentro il rigore che salverebbe la panca di don Julio el salmantino, al Castellani, ti fai irretire e calci fuori?

Perché quando finalmente cessano le voci legate alla tua cessione, metti in fila una gara mediocre contro il Parma, un inizio discutibile al Meazza e la sceneggiata costata la gara ai bianchineri?

Non lo so. Ma dopo ieri sera è chiaro, più chiaro almeno a me perché così tante squadre abbiano esitato nell’aprire i cordoni della borsa per acquisire le prestazioni sportive del ragazzo di Sarandì.

La sua tenuta mentale.

È giovane, non giovanissimo: gli consiglio di finirla con i colpi di sole, con le scarpette fluo, con i tocchetti ed i tacchetti; si ricali nei panni del ‘Diéz’, come fece un altro connazionale decenni fa, di immenso talento. Il quale prese calci tanti quanti i fiocchi di neve che cadono una notte d’inverno su Novosibirsk, ma reagì due sole volte (una in nazionale, una contro Criscimanni). Diventi un giocatore fatto e finito. E ne è capace: perché chi oggi, da Milano, pontifica dei suoi problemi si dimentica che a) a gennaio lo aveva opzionato la dirigenza della sua squadra, e b) che l’anno scorso un buon 60% della salvezza è passata per i suoi piedi.

È giovane, non giovanissimo: gli consiglio di ascoltare i compagni, quelli più esperti, il mister e Pinzi. Il quale potrà confermargli che menare e prenderle è calcio, incluso il placcaggio di un avversario lanciato; schiaffeggiare reagendo alle provocazioni è semplicemente un comportamento idiota.

D’altra parte, fosse già stato un giocatore pronto ai palcoscenici maggiori il Valencia se lo sarebbe tenuto, anziché rimandarlo in prestito ad Avellaneda e successivamente ad Udine in via definitiva; siamo alla quarta stagione in Friuli e ancora palesa questi problemi mentali; che lo frenano, lo inibiscono, e con lui la squadra che oggi, per due giornate almeno, ne deve fare a meno.

Sì: perché la tecnica non si discute, tutt’altro; come detto, però, appare ‘foglia frale’ in alcune occasioni nelle quali penalizza la propria squadra, quasi a ridurre l’importanza di quanto invece di buono aveva offerto in precedenza.

Io sono ancora convinto che RdP possa diventare oggetto prezioso del prossimo mercato. Ma ci sono dei passi necessari.

Il primo, lo abbiamo analizzato: basta sovrastrutture, pensi a giocare. Riparta dal calcio.

Secondo: legato al primo, gli impone di dimenticare il mercato appena passato. Se nessuno lo ha voluto non è per un prezzo spropositato, ma perché anche la società del suo grande estimatore Pradé ha preferito altre soluzioni. Si chieda il perché.

Terzo: si porti nel cuore gli applausi che la Curva Nord gli riserva ad ogni calcio d’angolo battuto lì sotto. Il popolo friulano gli vuole bene, ricambi con la stessa moneta. In campo. Anziché cedere alla provocazione di un avversario che gli martella una caviglia (mister ’50 milioni’) e di un altro che lo provoca.

A proposito: è stato un pezzo duro, questo, nei confronti di De Paul; giova ricordare che esistono ancora colleghi che considerano il calcio femminile un fenomeno da circo, una barzelletta, un argomento sapido da spogliatoio. E lo dico per diretta testimonianza.

Ebbene: non seguo assiduamente il calcio delle ragazze, ma c’è una certezza: la tecnica è spesso migliore che nel calcio maschile, l’agonismo accesissimo. Consiglio al ‘capace mestierante’ e ‘furbacchione’ (uso termini rubati dalla solita televisione milanese, per cui di sodali suoi) che al 37’ stramazza al suolo come vittima della furia di Tyson di non affrontare, mai, una squadra femminile: vista la delicatezza, potrebbe terminare la gara in osservazione presso il locale nosocomio dopo un tackle, palla e gamba, del mediano di spinta.


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