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Benassi: "Per anni ho portato il fardello scommesse. Che ricordi Allegri e Sarri"

TMW RADIO - Benassi: "Per anni ho portato il fardello scommesse. Che ricordi Allegri e Sarri"
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com
lunedì 29 giugno 2020 19:03Altre Notizie
di Dimitri Conti

Massimiliano Benassi, portiere del Montevarchi, si è collegato con i microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto, condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Per le vacanze c'è tempo, è da troppo tempo che non lavoriamo a causa del Covid. Purtroppo la Serie D è stata chiusa, e nel frattempo sto studiando perché tra qualche mese ho 39 anni... Anche se la voglia è sempre quella di un ragazzino, grazie a Dio".

Lei ha fatto più o meno tutte le categorie.
"Non ho vergogna a dire che il calcio è una parte della mia vita, a volte per via di quello non ho dormito. Il mio sogno da incosciente era quella di arrivare in Serie A, e ho dovuto affrontare una carriera piena di pregiudizi ed ostacoli a causa della statura: sono l'ultimo portiere più basso di 1,80 ad aver giocato in A. Il segreto è stato avere più passione degli altri, io poi ho fatto un percorso strano: a 20 anni ero in Serie D, a 30 in Serie A. All'inizio ho avuto la fortuna di avere un maggior margine d'errore: rispetto a tanti altri è stato un cammino più difficile, ma doveva essere così. Hanno provato anche a farmi smettere: oggi le società hanno interessi nel fare giocare tanti giovani, forse anche chi non lo merita... Non dico che non siano bravi, ma il punto è che i giovani, se sono bravi, giocano. Succedeva anni fa, è così e sarà sempre. Quando non potranno più essere girati dalle squadre forti alle categorie inferiori, non troveranno più squadre. Queste regole non giovano a nessuno: tutti lo sanno, ma nessuno le cambia".

Fu espulso, peraltro, nella gara d'esordio in Serie A.
"Gioie e dolori, perché purtroppo quella partita mi ha causato tantissimi problemi. Come portiere è giusto che mi possano giudicare, come professionista ho sempre pensato che nessuno potesse permettersi. Per Lecce-Lazio sono stato indagato per quattro anni, ho superato quattro processi e poi alla fine, com'era giusto, sono uscito pulito. Avevo due-tre squadre su di me, ma purtroppo ero sotto indagine e niente... Come tanti altri in quel periodo, siamo stati messi in mezzo a questioni di calcioscommesse con troppa facilità. Ormai è alle spalle, anche se certe cicatrici sono difficili da rimarginare. Solo il pensiero che ci fosse del dubbio su di me, mi mandava in bestia. Mi sono portato dietro un fardello pesante mentre giocavo, e neanche al mio peggior nemico auguro di passare un giorno com'è successo a me".

Nel suo Lecce c'erano Muriel e Cuadrado.
"All'epoca erano proprio due ragazzini... Quando mi dissero che Muriel poteva fare la differenza, l'ho visto il primo giorno ed era dieci chili in sovrappeso. Questo è e sarà sempre il suo limite, ma appena gli ho visto toccare la palla ho visto movenze tipo Ronaldo il Fenomeno, faceva cose imbarazzanti a 18 anni. Cuadrado non aveva certi problemi fisici, invece, e la sua dote migliore era di essere molto veloce: nelle due fasi era avvantaggiato rispetto agli altri. Anche in fase difensiva, seppure avesse qualche problema tattico, fisicamente era più forte degli altri".

Quale il ricordo della stagione 2011/12 a Lecce?
"Per me personalmente ci sono stati molti momenti belli, a livello di voti sono stato premiato come miglior portiere della Serie A da giornali e siti. Siamo tra i pochi ad aver pareggiato allo Juventus Stadium, pur con l'espulsione di Cuadrado a venti dalla fine. Molti ricordano l'errore di Buffon, nessuno il pareggio del Lecce: lì Buffon comunque si è comportato da campione, chiedendo scusa. Non è da tutti".

E la rimonta del Milan da 3-0 a 3-4 contro di voi?
"Ricordo tutto. Fu particolare perché giocavamo a 12.30, un orario sempre strano e particolare perché ti cambia, non sei abituato. Siamo partiti benissimo, nel primo tempo ho fatto appena un paio di parate e vincevamo 3-0: praticamente perfetti. Poi, durante l'intervallo, abbiamo detto di stare attenti all'inizio, ma per nostra sfiga entrò Boateng. Mi sembra che fosse stato messo in panchina per una questione di un mezzo litigio. Pronti via, prendiamo un angolo che sembrava una rimessa, e 3-1. Poi 3-2... A quel punto diventa difficile. Poi non è che fai sempre dei grandi gol come fece Boateng quel giorno. Succede che la squadra, forte, prende coraggio e al Lecce prende un po' di paura. Ci fu molto rammarico".

Lei ritrovò Allegri dopo il Sassuolo quel giorno.
"Ho un grandissimo ricordo suo, e dirlo oggi, dopo la carriera che ha fatto, sembra troppo facile. Mi piace molto perché intende il calcio con la massima naturalezza e semplicità: sento troppo parlarne come se fosse una scienza, ma il calcio è semplice e siamo noi a volte a renderlo troppo difficile. Lui trattava tutti allo stesso modo: chi meritava giocava, e non mi è capitato tante volte che gli allenatori facessero certi discorsi. Normale parlare diversamente a uno di 35 anni o un altro di 20, lui però ti diceva sempre tutto, anche col sorriso sulle labbra. Una persona giusta, ci siamo trovati molto bene. Da quell'anno è potuto andare a Cagliari ad affermarsi, il suo cammino poi è stato emblematico".

Sarri?
"L'ho avuto a Perugia. Sapevo tutto di lui, perché avevo giocato alla Sansovino, una sua creatura. Chiunque girasse intorno a quella squadra era innamorato di lui per quanto aveva fatto. A Perugia non fu un'esperienza positiva: subentrò con problemi societari e non fu semplice. Molto preparato, ma diverso da Allegri: lui non aveva mai giocato a calcio ad alti livelli, anche caratterialmente intendono il calcio in maniera diversa. Ma parliamo di due grandi allenatori".

Che ne pensa dell'evoluzione del ruolo del portiere?
"Un portiere può essere giudicato solo da chi l'ha fatto quel ruolo così particolare. Prima di tutto deve fare il portiere, altrimenti cambiamo le cose. Normale che con il gioco di tanti allenatori vengano portati a giocare molto coi piedi, per statistica toccano più pallone con i piedi che con le mani. Soprattutto i giovani sono portati a farlo, ma bisogna capire se uno è bravo nella gestione della palla o nel rinvio, due cose molto diverse. Quello che sta cambiando, è che prima sembrava giocasse da solo, ora è più con la squadra. Ecco perché il preparatore è fondamentale: deve sapere se la difesa è bassa o alta, se servono lanci lunghi...".

Che ne pensa del playoff volontario di Serie C?
"Le regole valgono per tutti: se la FIGC dice che si gioca, tutte devono farlo. Si parla delle società ma non dei giocatori: per mesi alcuni non faranno niente, e si poteva gestire tutto diversamente. La Serie A potrebbe e dovrebbe fare qualcosa, anche togliendo 1 milione di euro a ciascuna società... Basta pensare che campioni del mondo, vedi Grosso, è venuto dalla Serie C. Se non aiutano quella categoria finisce il calcio".


Massimiliano Benassi ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
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