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La Giovane Italia
Editoriale

Cosa c'è dietro l'addio di Allegri e nel futuro della panchina della Juventus. Anche se Zidane ha 'rovinato' i piani di Agnelli: tutto sui nuovi sogni e sui nomi della dirigenza

Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato conduttore di Radio Sportiva ed è ora voce di Radio Montecarlo Sport.
19.05.2019 07:47 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 86652 volte

Quel che è arrivato a parole ieri, ad Amsterdam, allo Stadium, non c'è stato nei fatti. L'appoggio costante a Massimiliano Allegri che negli ultimi giorni di vita bianconera sembrava un uomo solo al comando di una nave già in porto. Solo che la sua Juventus era un Titanic arrugginito, cinque anni di allori ma segni evidenti del tempo che era stato. Ha retto un iceberg, due. Al terzo è caduto anche Massimiliano da Livorno, uomo di mare e di scoglio. Il cui addio era inevitabile, la scelta è stata opportuna da parte di Andrea Agnelli per quel che la storia era diventata. Però ogni racconto parte da una trama e ogni avventura ha dei protagonisti. Che la disegnano e che la dipingono. Agnelli, in conferenza stampa, ha silenziato le brame di futuro per taccuini e tifosi. "Nessuna domanda sul successore". Solo che a quello da tempo pensa, lo sa chi lavora nel mercato, lo sanno gli addetti ai lavori.

L'ossessione Champions E lo sapeva pure Massimiliano da Livorno, che ha posto delle conditio sine qua non, che poi si sono scontrate contro l'iceberg dell'ossessione europea. Di Agnelli, di Pavel Nedved, che è stato lo yang dell'allenatore dopo la fiamma rossa della sua avventura. Un ultimo chilometro vissuto da solo, vittorioso ma senza l'ultimo tassello del domino. Quello per cui, senza panegirici, Cristiano Ronaldo era arrivato e dove pure Cristiano Ronaldo ha fallito. Dicono i saggi che in campo vanno i calciatori e la croce dell'ossessione Champions è stata riversata tutta sulle spalle di Allegri. Non sul dieci piccolo di Paulo Dybala, non sul ricordo di Mario Mandzukic, non sulle geometrie sbadate nelle gare che contavano di Miralem Pjanic, non sulla pallida memoria della BBC, non su Douglas Costa che andava a cento all'ora. Tutto su Allegri, uomo solo, con le sue colpe, i suoi Scudetti, il suo addio.

L'ossessione del gioco e quella per Zidane La Champions ma pure il gioco. I peccati capitali di Massimiliano da Livorno, uomo di scoglio, pragmatico, diretto. Che ripudia il circo, anche se in Europa c'è chi ha dimostrato il contrario. E se è stata un'annata da tutto e il contrario di tutto, dove Guardiola esce con Pochettino e Messi lo fa con Salah. Dove lì pare vincere la pratica, solo che poi con l'Ajax diventa di nuovo filosofia. Sicché la dimostrazione che il calcio non è una scienza esatta sta tutta qui. Nella via per la felicità, che non è una sola, come nella vita, ma è quella che ritieni meno impossibile per riuscirci. E da solo non ce la farai mai. Non ce l'ha fatta José Mourinho, che per raccogliere il Triplete ha chiesto ogni goccia di sudore a Samuel Eto'o. Non ce la sta facendo Pep Guardiola, il miglior allenatore del globo e fresco di trionfo in FA Cup, e non c'è ancora riuscito Jurgen Klopp, all'ennesima prova finale della sua carriera. Zinedine Zidane sì, nella prima avventura al Real Madrid. Perché era galattico tra i galattici, lì sembrava tutto perfetto. Scesi in terra per seguire uno che col pallone faceva cose ultraterrene. Ronaldo e Bale non potevano che rovesciare il mondo, al servizio di uno così, ed ecco perché Andrea Agnelli aveva un'altra 'ossessione'. Quella per Zizou, suo mai celato sogno per la panchina, obiettivo che era caldo, sensibile, forte, intenso. Solo che Florentino Perez ha sbagliato ogni scelta, in stagione, e ha dovuto ricorrere al figliol prodigo per provare a ripartire.

L'eredità di Allegri: le ipotesi dal passato Agnelli ha dichiarato, con profonda sincerità, di aver vissuto l'addio ad Allegri come quello più doloroso. Piu delle bandiere, perché con lui ha costruito la Juventus dei record, dei titoli, della rincorsa al sogno. Per questo scegliere ora l'erede del toscano è difficile, anche se la proprietà sta sfogliando la sua margherita. Agnelli con Nedved e Paratici, nuovo triunvirato o triade, per richiamare recenti fasti bianconeri. In breve, perché il discorso è bello che lungo: vicepresidente e ds hanno provato a convincere il presidente a dire sì al ritorno di Antonio Conte. No netto una volta, due. Ci riproveranno ora per la terza? L'Inter spera, ma crede pure, di avere la parola dell'ex ct, pronta a coprirlo di milioni ora che è superato il Settlement Agreement con la Uefa. Didier Deschamps ha sponsor importanti, la Federazione francese non vorrebbe liberarlo e non sembra convincere il compartimento sportivo del club. La logica Deschamps=Pogba (e magari l'assalto a Mbappé) non è così matematica. Anzi, è fuori di conti, soprattutto nel caso della punta. E Pep Guardiola? Adesso è lui il grande sogno del numero uno di casa Juve. Il tecnico ha ribadito che non lascerà Manchester, un po' come accadde prima di salutare la Baviera... Stavolta sembrano parole sincere e a corroborarle ci sono quelle del suo entourage. Però il presidente bianconero non si arrenderà. E il ritorno di Andrea Pirlo alla Juve, pur formale a gennaio, potrebbe essere un tentativo in quella direzione.

L'eredità di Allegri: rivali dal passato e nomi del nomento L'entourage di Maurizio Sarri ha preso contatti con la dirigenza, i rapporti sono stabili da tempo: il tecnico ha dichiarato di voler restare al Chelsea ma c'è una finale di Europa League a far forse da spartiacque, anche se i Blues sono ingolositi dalle qualità del giovane Frank Lampard mostrate al Derby County. C'è Mauricio Pochettino del Tottenham che ha pure aperto alla possibilità: ha una finale Champions davanti ma ha anche spalancato le richieste e il portafogli, con un ingaggio da record. Piace a tutti ma costa forse troppo. José Mourinho sarebbe la risposta 'smacco' all'Inter con Antonio Conte. Agnelli una riflessione l'ha fatta, ne ha parlato con Mendes, con Cristiano Ronaldo. Una chiacchiera, per ora, lo Special One 'dovrebbe' andare a Parigi per il dopo Thomas Tuchel ma nel ventaglio c'è pure lui. Sì, perché la strategia della Juventus è stata rivoluzionata da due tappe: Zidane al Real e l'eliminazione contro l'Ajax. Per questo la dirigenza e la proprietà si sono scontrate con un presente non programmato, per quanto atteso. Non erano questi i binari tracciati. E allora, la soluzione che Nedved e Paratici stanno studiando, porterebbe a Simone Inzaghi. Un grande ex della Lazio e un concittadino convergono nel destino di un tecnico che ha, però, come controindicazione, la poca esperienza in Champions. Sicché è tutto lì, il problema. Capire dove Agnelli vorrà andare, che strada vorrà seguire. Il gioco. Un tecnico speciale. Un grande nome. Un giovane rampante. Un sicuro vincente, uno che lo farà senza dubbio. La Champions di questa stagione ha insegnato una cosa. Non c'è una strada migliore dell'altra per farlo. Servono costanza, soldi, investimenti, idee e perseveranza. E una buona dose di fortuna. Quella che, nei momenti decisivi, Allegri non ha avuto.


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