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Editoriale

Juve: la pressione della Champions e una montagna da scalare Icardi: tra visite e fascia è iniziata la partita a scacchi

21.02.2019 07:24 di Luca Marchetti   articolo letto 34345 volte
© foto di Federico De Luca

La montagna da scalare più alta di quanto si possa immaginare. Nulla è impossibile nel calcio e i record sono fatti per essere battuti... però i numeri ti aiutano a capire quanto sia pesante il risultato arrivato ieri.
Simeone non è mai uscito dalla Champions League dopo aver vinto 2-0 all’andata. L’Atletico non è mai uscito dalle Coppe dopo aver vinto due a zero all’andata. La Juve nella sua storia non è mai riuscita a rimontare il 2-0. E aggiungiamo che in Champions l’Atletico di Simeone ha perso 10 volte (comprese le due finali) e nei novanta minuti soltanto due volte ha preso più di un gol di scarto: contro il Real nella semifinale di andata del 2017 e quest’anno ai gironi contro il Dortmund.
La Juve deve fare un’impresa insomma. Deve fare una partita diversa da quella attendista che ha fatto al Wanda Metropolitano, dove ha tenuto il campo, ma siccome sono proprio i dettagli che fanno la differenza, la Juve si è resa pericolosa solo in testa e in coda alla partita, mentre l’Atletico in almeno 6 occasioni (gol compresi) ha fatto venire il mal di testa alla Juventus (il contropiede di D Costa, la traversa di Griezmann, il rigore giustamente tolto dal var, i due gol realizzati e quello annullato a Morata). Quello che ha meravigliato di più è stato l’atteggiamento completamente diverso, soprattutto nel secondo tempo, da parte degli juventini.
I bianconeri, con Allegri, sono sempre stati abituati a lasciar sfogare l’avversario per poi trovare lo spazio giusto e il momento giusto. Ma il momento non è quasi mai arrivato: l’Atletico non ha mai mollato, ha continuato a marciare e a pressare. Con un ritmo diverso, più alto. È questo che è mancato alla Juventus: il dettaglio e l’intensità. E quando ti succede contro l’Atletico rischi brutto.
La Juve deve cambiare marcia per il ritorno, necessariamente. E la pressione per il ritorno sarà molto forte, necessariamente. Perché per quanto sia difficile saltare oltre questo ostacolo, questo muro così alto, la Juve ha i giocatori per poter fare l’impresa. A partire da chi è stato comprato per vincerla questa Champions, ovvero CR7.
Non andare avanti sarebbe una grandissima delusione. L’obiettivo per questa stagione non può essere l’ottavo scudetto (considerando che i bianconeri sono anche usciti dalla Coppa Italia): per questo nei prossimi novanta minuti contro l’Atletico di fatto la Juve si gioca la stagione. Ma dovrà farlo in maniera completamente diversa rispetto alla sera di Madrid.
Una serata in cui il cholismo ha di nuovo dimostrato di non essere affatto superato, una serata in cui uno dei simboli del cholismo ha griffato ancora: Diego Godin, promesso sposo interista, si gode il suo ultimo anno da colchoneros. Il duello con CR7 è epico ed è solo l’antipasto per la prossima stagione, il gol, segnato proprio in faccia a CR7, se volete anche con il suo “aiuto”, avrà fatto capire ai nerazzurri che Godin non è finito. Le mosse per il mercato nerazzurro non sono certo finite. Si è parlato di De Paul, con il quale più di una chiacchiera è stata fatta e che ai dirigenti nerazzurri piace eccome. Si è parlato di Brazao, che è appena sbarcato a Parma. Si è parlato anche di Rakitic che se dovesse andar via da Barcellona potrebbe essere più che un’idea per il nuovo centrocampo dell’Inter (anche se al momento le cifre non tornano proprio). Si continuerà a parlare anche di Icardi: il ginocchio non è peggiorato, la visita è servita all’Inter per capire meglio quanto è profonda la frattura. Il problema rimane, eccome se rimane. Icardi al momento non si muove dalla sua posizione: ritiene di aver subito un torto. Ma fin quando potrà dire che il ginocchio non gli permette di scendere in campo? Fin quando lo spogliatoio (che già gli ha “tolto” la fascia) sopporterà questa situazione? Dalla decisione della fascia non si torna indietro, soprattutto se gli atteggiamenti dovessero continuare ad essere questi. Tutto va maneggiato con attenzione e cura: anche perché indipendentemente da tutto stiamo parlando di un patrimonio (tecnico ed economico) non indifferente...
A giugno se ne andrà? Ad oggi chiunque direbbe di sì. Bisogna capire chi lo vuole, a che cifra... insomma è una partita tutta da giocare, da tutte e due le parti...


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