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Da Lippi a Cannavaro, tutte le parole dell'Italia campione del mondo al Festival dello Sport

Da Lippi a Cannavaro, tutte le parole dell'Italia campione del mondo al Festival dello SportTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
lunedì 12 ottobre 2020 00:45I fatti del giorno
di Giacomo Iacobellis
fonte Dall'inviato, Alessandro Rimi

Il ct campione del mondo Marcello Lippi, intervenuto al 'Festival dello Sport', ha parlato dei temi più attuali del calcio italiano, oltre a ripercorrere alcuni momenti topici della sua lunga carriera. Questo quanto raccolto dall'inviato di TMW: "Gavetta? Si fa ancora, ma succede anche che chi in carriera da calciatore mostra grandissimo talento, intelligenza e conoscenza, non ne ha bisogno. Come Andrea Pirlo. Se io non l’avessi fatta, se non fossi anche passato da Napoli, non avrei mai potuto allenare la Juventus".

Pirlo?
"Talento, lo ha sempre avuto e lo avrà anche da allenatore: vuole dominare il campo e sa comunicare con i top player. Notizia molto importante, questa, per la Juve. Se la squadra non dovesse raggiungere i suoi obiettivi, non sarà certo per colpa sua, per colpa del fatto che manca di esperienza".

Gattuso?
"Quello in cui mi rivedo maggiormente. Lo identificano tutti con l'agonismo e la cattiveria, invece le sue squadre giocano molto bene. Vuole la ripartenza dal basso con qualità, somiglia abbastanza a me. Al Mondiale mi prese per il collo: dissi che sarei andato via e lui mi venne addosso".

Moggi?
"Prima di un Napoli-Roma mi disse che la Juventus mi voleva a Torino. Settimana successiva ci trovammo con Giraudo e Bettega per firmare il contratto".

Finale Champions?
"Ci arrivi con giocatori molto motivati, noi non vincevamo il campionato da dieci anni e quando iniziammo il lavoro pre-season c'erano tante cose da migliorare. Mi arrabbiavo quando andavamo indietro e non avanti, chiedevo pressione e gioco. Da quando ingranammo, non ce ne fu più per nessuno. Tanta roba quello che abbiamo conquistato. Difendeva anche Del Piero, correvano tutti, era bella quella Juventus. Quando sono tornato abbiamo rivinto e raggiunto ancora la finale di Champions. Massacrammo il calcio spagnolo con le vittorie su Deportivo La Coruna, Barcellona e Real Madrid. Con Nedved, quella finale contro il Milan nel 2003 non l’avremmo sicuramente persa".

La notte del Mondiale ha migliorato la mia vita?
"Sì, anche se era addirittura cambiata nel 2004 appena cominciata l’avventura in Nazionale con un gruppo fantastico. Avevo detto che ero giunto in azzurro per vincere il Mondiale e non era affatto sbruffoneria. Dissi ai ragazzi che per vincere il Mondiale non bastava battere la Slovenia e la Bielorussia, perciò organizzammo tre amichevoli top e lì ci rendemmo conto che in Germania avremmo potuto farcela per davvero. Contro i tedeschi dissi che eravamo insuperabili e in finale ero convinto che avremmo vinto. La Francia ci aveva già battuto ai rigori e al golden gol, questa volta però, pur soffrendo molto, toccava a noi".

Cannavaro?
"Ha vinto anche il FIFA World Player che è anche più importante del primo Pallone d'Oro. Un fuoriclasse, uno che anche fuori dal campo risultava determinante per le vittorie".

Totti?
"Dopo l’infortunio al perone andai a Roma e gli dissi che avrebbe fatto il Mondiale con noi. Anche non era al 100%, ma gli dissi che lo avrebbe fatto. Ci credevo molto".

Gilardino?
"Un giocatore importante e serio. Un riferimento costante per la squadra. Che fiuto per il gol, il suo".

Perrotta?
"Un giocatore che faceva la doppia fase come pochi".

Zambrotta?
"Si strappò l’adduttore alla Juventus prima di comprare Camoranesi, ma quando tornò, per non dover scegliere tra i due, lo feci adattare alla corsia di sinistra. Dopo un mese crossava meglio con il mancino che il piede naturale, diventando poi tra i tre esterni più forti al mondo".

Alternanza Immobile-Belotti oggi?
"Ottimi giocatori, ma Mancini ha grandi alternative ed è stato bravo a creare un gruppo molto largo. Ha fatto capire agli allenatori dei club che la Nazionale ha un ruolo di primo piano. Oggi il 65% dei giocatori in A sono stranieri e perciò selezionare è ancora più difficile. Questa Nazionale gioca un bellissimo calcio. Lotterà per vincere all'Europeo come tutte le top, per una questione di storia e tradizione. Di DNA, insomma. Non c'è motivo perché non possa crescere nelle individualità, i Caputo della situazione matureranno anche a livello internazionale e possono ambire a fare risultati".

Cina?
"Nessuno prima di me aveva condotto una squadra cinese alla vittoria della Champions League asiatica. Ho cercato di far capire loro tante cose, dicevo che dovevano creare settori giovanili allora inesistenti, ora tutte le società lo hanno a partire dall’Under-13. C’è l’obbligo di far giocare tre Under-21 in prima squadra".

Il più grande che ho allenato?
"Zidane. Come Pirlo sa comunicare con i grandi. I top in panchina non vincono con il pressing o il raddoppio di marcatura, ma convincendo i grandi giocatori a seguirli. Così vincono i grandi allenatori".

Futuro?
"Non farò più l’allenatore. Se vengono a crearsi una serie di condizioni, qualcosa farò. Ma è presto per annunciarlo, prima dobbiamo sconfiggere il virus. Assurdo che il mondo non si unisca per trovare una cura permanente”.

Durante l'intervento di Marcello Lippi al 'Festival dello Sport', tanti suoi ex calciatori si sono collegati per mandargli un saluto e commentare anche la loro attualità in panchina. Queste, dunque, le dichiarazioni raccolte da TMW dei vari Fabio Cannavaro, Gennaro Gattuso, Alberto Gilardino, Gianluca Zambrotta e Fabio Grosso, oggi tutti tecnici sulle orme del ct:

Cannavaro: "Non rientro in Italia da otto mesi e comincio ad aver voglia di tornare un po’. A breve qui in Cina inizieremo la seconda fase con la squadra, sto bene. Lippi? Uno che parlava tanto, ma erano proprio la sua postura, la camminata e la personalità a trasmettere forza. Un leader che abbiamo sempre seguito. Ha creato un gruppo unito come pochi e, dal primo giorno, aveva già l'obiettivo di vincere il Mondiale. Voleva, però, affrontare il Brasile in finale e invece trovammo la Francia. In Germania ci aspettava un'atmosfera diversa, volevamo divertirci e fare bene, fummo fortunati anche a evitare all'inizio le più forti. Quaranta giorni fantastici che finirono in modo egregio. Pallone d'Oro? Arrivai in una forma strepitosa, all'età giusta, in una squadra di campioni che avrebbero sicuramente meritato ugualmente quel trofeo. Contro la Germania fu la svolta: una prestazione difficile da rivedere oggi per un difensore. Cina? Sono arrivato in Cina grazie a Lippi, in una delle migliori società del Paese. Il mister lo aspettiamo qui".

Gattuso: "Lippi è un grande allenatore e uomo. Coerente. Sa sempre cosa fare. Spero di fare un decimo di ciò che ha fatto lui in carriera, un punto di riferimento. Gli voglio bene e gli auguro il meglio".

Gilardino: "Sto provando a fare ciò che ho imparato da Lippi. Con lui abbiamo vissuto momenti indimenticabili. Il carisma, la voglia di vincere e non mollare mai, provo oggi a trasmetterli ai miei ragazzi".

Zambrotta: “Ringrazio Lippi perché nel 2002 mi spostò da centrocampista a terzino di sinistra. La mia carriera, da quel momento, decollò”.

Grosso: “Gli anni passano, le emozioni restano. Bello riconoscere l’abilità di Lippi nel costruire un gruppo stupendo, capace di percorrere una strada lunga e tortuosa e poi raggiungere un traguardo straordinario”.

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