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Diario da Rio - Rivoluzione in Copa America: onestà da cui imparare

24.06.2019 13:30 di Tancredi Palmeri    articolo letto 6008 volte
Diario da Rio - Rivoluzione in Copa America: onestà da cui imparare
I tifosi argentini cardiopatici non esistono. La selezione naturale ha già agito da decenni, quelli che vedete sono superuomini con le coronarie evolute ormai intaccabili alle sofferenze. Deve essere così, altrimenti non si spiegherebbe la sopravvivenza di questa massa. L’Argentina è passata in poche ore dal terrore del tracollo vero, alla sicumera di chi addirittura si balocca con la semifinale.
Sarebbe stato tracollo vero perché arrivare ultimi in un gruppo che comprende il Qatar sarebbe stato troppo anche per una Seleccion che negli ultimi 13 anni ha accumulato solo umiliazioni. In fondo, nel 2018 è uscita con i campioni del mondo, nel 2014 ha perso in finale, nel 2010 e nel 2006 fuori con la Germania etc. E in Copa America è vero ha deluso sistematicamente nelle ultime tre edizioni, a cui aggiungere le sculacciate in finale contro il Brasile nelle edizioni precedenti. Ma niente di paragonabile all’uscire al Primo Turno da un gruppo che qualifica tre squadre su quattro e di cui una è il Qatar.
E invece ci pensa Lautaro a dare tranquillità, anzi ci pensa il Qatar stesso a regalargli un pallone forse bloccato dall’emozione di giocare davvero contro Messi, dopo averlo tanto immaginato. Ma siccome l’Argentina rimane l’Argentina, cioè un’immancabile emozione che ti strugge di pena, nonostante l’inizio arrembante poi si ripiega su sé stessa, giochicchia, irrita, rischia il pareggio, per poi chiudere con Auguro.
Ma nel frattempo è successa la rivoluzione: perché l’Albiceleste aveva circa il 50% di possibilità di incontrare il Brasile fino a 36 ore fa, e invece non solo la evita, ma si prende il Quarto di Finale più abbordabile con il Venezuela (occhio però: abbordabile sulla carta, ma è il classico trappolone in cui l’Argentina è brava a cadere). E la rivoluzione la fa l’onestà della Colombia: che cambia dieci dell’XI titolare, ma si gioca la sua partita, e la vince contro un limitatissimo Paraguay. Guardate che non era scontato: la Colombia già prima poteva perdere e spedire l’Argentina contro il Brasile, liquidando una delle avversarie finali. Invece incredibilmente con Argentina seconda e Paraguay terzo a 2 punti, vuol dire che il Perù a sorpresa scende dalla scaletta dell’aereo nonostante i 5 gol presi dal Brasile, e va a incontrare la vincente di Cile-Uruguay. E che Giappone-Ecuador regalerà il Brasile a chi vincerà, mentre in caso di pareggio addirittura si qualificherebbe il Paraguay.
Una rivoluzione. Regalata dall’onestà della Colombia. Che dà una lezione a tutto il mondo del calcio, dove spesso con stanchi stereotipi anche un po’ discriminatori si indica il calcio sudamericano come il coacervo dei traffichini (i politici e le istituzioni sicuramente, ma non i calciatori). In questi giorni in cui nell’Europeo Under 21 si teme e si argomenta del biscotto tra ragazzi che sarebbero la freschezza nel mondo del calcio, l’esempio invece lo danno i professionisti della Colombia.

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