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Serie A

De Laurentiis come Lotito e l’attacco al Frosinone in Serie A

22.01.2019 11:15 di Pietro Lazzerini  Twitter:    articolo letto 39030 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Quattro anni il calcio italiano venne scosso da alcune dichiarazioni intercettate a Claudio Lotito in una telefonata con Iodice (dirigente dell'Ischia), in riferimento alle possibili promozioni di squadre quale Carpi e Frosinone che poi alla fine della stagione passarono effettivamente in Serie A dopo un campionato entusiasmante. "Ho detto ad Abodi (l'allora presidente della Lega B n.d.r.) che dobbiamo cambiare. Se me porti su il Carpi, una può salì, se mi porti squadre che non valgono un cazzo, tra due o tre anni non c'abbiamo più una lira. Fra tre anni se abbiamo Latina e Frosinone, chi cazzo li compra i diritti? Non sanno manco che esiste, Frosinone. Il Carpi...E questi non se lo pongono il problema". Dichiarazioni che fecero indignare il calcio e arrabbiare le tante società che nella serie cadetta sognano di anno in anno di venire promosse nella massima serie per confrontarsi col calcio che conta. Ci fu però anche chi diede ragione al patron della Lazio, come Carraro, che dichiarò: "Lo ha detto nel modo sbagliato ma su Carpi e Frosinone ha ragione".

Dopo quattro anni, con in mezzo le promozioni di altre debuttanti come il Benevento o il Crotone, questa sorta di "battaglia anti provincia" è stata abbracciata pubblicamente dal numero uno del Napoli Aurelio De Laurentiis. Il presidente azzurro, non è stato pescato a parlare privatamente con un altro elemento del calcio come fu per Lotito, anzi. In un'intervista al New York Times, ovvero uno dei più importanti quotidiani al mondo, ha dichiarato: "Club come il Frosinone non attirano fan, né interessi, né emittenti nel campionato. Arrivano, non cercano di competere e tornano indietro. Se non possono competere, se finiscono per ultimi, dovrebbero pagare una multa. Non dovrebbero ricevere denaro per il fallimento. La promozione e la retrocessione sono la più grande idiozia nel calcio". Un attacco diretto al club ciociaro, reo di non essere appetibile per i grandi investitori stranieri in sede di diritti televisivi. Una presa di posizione anche che guarda alle regole storiche del calcio, ovvero alle promozioni e alle retrocessioni, come se il calcio stesso debba per forza essere di proprietà delle stesse 20 società per sempre. Una visione che attacca il significato stesso del gioco, ovvero la passione e il sogno di raggiungere obiettivi mai raggiunti in precedenza.

Eppure fa strano sentirlo dire da un presidente che ha riportato con merito il proprio club dalla provincia della Serie C ai massimi palcoscenici europei. Fa strano perché è un discorso molto simile a quello che alcuni top club vorrebbero fare con la Super Champions, un torneo che più che al risultato sportivo punta agli introiti e alla storia delle varie società. Un sistema chiuso appunto, che pare sempre più simile a uno spettacolo teatrale che a una serie di incontri sportivi. Cosa direbbe lo stesso De Laurentiis se il Napoli venisse escluso ai massimi livelli europei, dove effettivamente si guadagnano quei milioni che fanno la differenza per ridurre il gap con le super potenze mondiali?

La questione è riaperta e il calcio, con la Federazione in testa, deve prendere posizione in merito oltre che le distanze da un discorso che punta al semplice guadagno allontanando sempre più i tifosi e la passione tipicamente italiana dal gioco che, fino a oggi è stato considerato il più bello del mondo anche grazie alla sua democrazia interna. E' chiaro che una riforma sia d'obbligo per migliorare, ma certo pensare che la regola principale debba puntare a escludere piuttosto che includere il maggior numero di società, non pare un concetto illuminante per salvaguardare il valore del calcio.


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