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I ricordi di Gattuso: "Rissa Ibra-Onyewu? Da eroe andai a dividerli"

29.04.2019 21:12 di Simone Bernabei  Twitter:    articolo letto 16065 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Nel suo intervento a margine della presentazione del libro di Alberto Costa 'Da Calciopoli ai Pink Floyd' il tecnico del Milan Gennaro Gattuso ha ricordato diversi aneddoti riguardanti la sua vita da calciatore rossonero:

La rissa fra Ibrahimovic e Onyewu? "Ci eravamo spostati su un campo diverso dal solito, c'era gente e loro due si sono presi. Pesavano cento chili l'uno, ho visto degli schiaffi che mi avrebbero ammazzato (ride, ndr). Da eroe sono andato comunque lì a dividerli, ho preso anche qualche calcio. Sono stati mezz'ora, si sono sfogati. Ad Ibra passava subito, non portava rancore".

Differenze di mentalità fra oggi e il mio vecchio Milan? "Non scordiamo che le cose sono cambiate, un allenatore deve trovare ragazzi disposti a fare sacrifici, a migliorarsi, a fare qualcosa in più. Oggi devi stare attento a dire qualcosa ai ragazzi, se gli dici qualcosa poi iniziano a lamentarsi, cercano alibi: le cose sono cambiate".

Cosa è cambiato negli spogliatoi? "Sono le piccole cose che sono cambiate, prima ad esempio si sentiva solo musica italiana. Ora se metti qualcosa di italiano si mettono a ridere. C'è solo roba straniera, hip hop, se metto Pupo tutti ridono. Oggi è diverso, hanno tutti le cuffie, magari si guardano anche le partite inglesi o spagnole che giocano in altri orari. Sono loro abitudini, è cambiato tutto. Ora ognuno pensa al suo orticello, a fare le cose come è abituato a fare. Ma è una problematica che hanno tutti in Serie A, c'è in tutti gli spogliatoi. Nel 1999, ad esempio, la musica non si metteva e si stava concentrati. Ho provato anche da allenatore a toglierla, ma piace a tanti anche se mi dà fastidio personalmente. Quindi ho fatto io un passo indietro, anche se forse è meglio ascoltare Pupo che la schifezza che passa adesso (ride, ndr)".

Un ricordo del Mondiale del 2006? "Ricordo che al gol di Grosso in semifinale non andai nemmeno ad esultare, ero l'ultimo uomo a centrocampo e se partiva qualcuno della Germania dovevo andare a rincorrerlo. Nella vita ho sempre pensato di diventare il più forte del mio ruolo, recuperare palloni e fare l'incontrista, ho sempre voluto migliorarmi. Poi non era vero che non avevo qualità, però sapevo i miei limiti e dovevo mettermi a disposizione del gruppo".


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