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Serie A

Il lavoro dei big la differenza tra il City di Guardiola e il Chelsea di Sarri

11.02.2019 15:45 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 7280 volte
© foto di Imago/Image Sport

Da quando esiste la Premier League il Chelsea non aveva mai incassato una sconfitta pesante come quella di ieri. Per trovare un ko più plateale e rumoroso di quello maturato qualche ora fa, bisogna tornare ai tempi della First Division, nel 1991, quando i blues - lontanissimi parenti di questa corazzata - persero 7-0 sul campo del Nottingham Forest.

Per Maurizio Sarri la situazione col passare delle settimane sta diventando sempre più complessa. Nelle ultime due trasferte ha incassato 10 reti e adesso anche la qualificazione alla prossima Champions - che fino a un paio di mesi fa non sembrava in discussione - è obiettivo tutt'altro che semplice e banale da raggiungere.
Per capire il momento di crisi basta rifarsi ai numeri: negli ultimi 10 turni il Manchester United di Solskjaer ha recuperato 9 punti, negli ultimi cinque l'Arsenal ha infilato in classifica tre punti in più. Numeri che hanno respinto il Chelsea al sesto posto anche in virtù di una differenza reti che dopo le ultime roboanti sconfitte è tutta ad appannaggio delle avversarie.

La gara del City of Manchester Stadium di ieri ha rimarcato poi la differenza tra la squadra di Josep Guardiola e quella di Maurizio Sarri. E' vero che il manager catalano sta portando avanti il suo lavoro a Manchester dal 2016 - e per due allenatori che fanno della progettualità il punto di forza è questo aspetto da non sottovalutare - ma per il manager italiano in questo momento pensare di arrivare al livello di pervasività raggiunto da Guardiola nei confronti della squadra sembra pura utopia.

In questo senso, il report di Wyscout (in basso la grafica) fa emergere con chiarezza quanto ieri è apparso in presa diretta. Da un lato il City era squadra che si muoveva in sincro e sviluppava una perfetta fase di non possesso, con Bernardo Silva e Sterling che sistematicamente andavano in raddoppio quando erano i blues ad attaccare. Dall'altro un Chelsea sembrava spaccato in due, con Barkley che addirittura si sovrappone ad Hazard e con ben cinque giocatori che faticavano a tornare quando erano i campioni d'Inghilterra a gestire il contropiede.

E' la capacità di Josep Guardiola di esser riuscito a trasformare eccellenti giocatori in un gruppo al servizio della squadra a fare la differenza tra il Manchester City e il Chelsea. Una operazione che a Sarri non è riuscita, una differenza non da poco. Fondamentale per conquistare credibilità e titoli in un campionato che vede ai nastri di partenza 5-6 squadre in possesso di tutti i requisiti per alzare la Premier League al termine della stagione.


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