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La bella storia del Verona di Juric, di Tony D'Amico e degli ex illustri sconosciuti

La bella storia del Verona di Juric, di Tony D'Amico e degli ex illustri sconosciutiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
lunedì 13 luglio 2020 12:53Serie A
di Marco Conterio

Tony D'Amico da Popoli, uomo mercato del Verona, rigetta la celebrità, le copertine, e certamente non appenderà al suo ufficio neppure questo applauso pensato e poi scritto. Quando gira per Milano, per i centri gravitazionali del calciomercato d'estate e d'inverno, evita le telecamere e pure i luoghi affollati di persone ma poveri d'idee. Perché per costruire questo Hellas Verona, quello di Ivan Juric, quello di Tony D'Amico, ne son servite tante. Su queste colonne abbiamo provato a far le carte al campionato prima che la stagione partisse e ogni commentatore aveva inserito gli scaligeri nel novero delle potenziali e più probabili retrocesse. Amir Rrahmani, chi era costui? E Sofyan Amrabat, che nessuno voleva? E il giovane imberbe Marash Kumbulla? E Valerio Verre, e Koray Gunter, e Matteo Pessina, e Mattia Zaccagni? Sì, nomi discreti e promesse, ma mica all'altezza di un campionato importante. E neppure della salvezza. Perché scripta manent, sicché figuriamoci i giudizi che si sprecarono all'avvento di Miguel Veloso a Verona. 'Finito', quello più generoso. Il direttore sportivo dell'Hellas, sin dall'estate, insieme al suo braccio destro Massimiliano Margiotta, occhi e istinto per il mercato dei veneti, ha sempre risposto testardo e convinto. 'I test atletici fatti in ritiro ci dicono che sorprenderà tutti'.

E così è stato, quando nessuno se lo sarebbe aspettato. Tranne che lui, tranne che Maurizio Setti, perché quando metti il portafogli, seppur non gonfio come quello delle grandi, seppur non pingue come quello di squadre di media classifica, significa che hai comunque fiducia, oltre che speranza. Tranne che Ivan Juric, poi, uno che era considerato un bel clone di Gian Piero Gasperini e che invece ha dimostrato d'aver fatto suoi gli insegnamenti del mentore, del maestro, ma di aver creato un calcio diverso. Gasp crede nella punta, lui ha trovato nello spazio l'attaccante ideale, anche se sa leggere le partite a tal punto da mettere una volta il 9, Di Carmine o Stepinski, una il falso, Verre su tutti. Juric è cresciuto e la sua fase difensiva, dove nessuno ha timori reverenziali, dove ogni giocatore concede l'uno contro uno all'avversario e dove si inizia a difendere sin dall'area avversaria e in verticale, è tra quelle più belle. Ed efficaci.

Questo Verona ha dei limiti, inevitabili, per maturità, storia, percorso, costi, valori. Ma ha saputo fare di questi anche la propria virtù e la sua forza. Però è una squadra costruita con pochi milioni e con tante idee. Gli archivi del mercato dicono che Sofyan Ambrabat, venduto a 20 alla Fiorentina, è costato 3,5 milioni per prenderlo dal Bruges. Che Amir Rrahmani, che a Zagabria non era un titolarissimo, ne è costati poco più di 2. Che Miguel Veloso era svincolato, che Koray Gunter era una riserva al Genoa, che per Davide Faraoni son stati sborsati meno di 500mila euro al Crotone e che ora è uno dei treni più efficaci delle corsie destre d'Italia. Storie di ex illustri sconosciuti nel mondo dorato dei riflettori.

Per questo quella del Verona è una delle belle storie di quest'anno. Nono in classifica e con il terzultimo monte ingaggi del campionato, meno di dodici milioni totali secondo le stime. Siamo in quell'intorno, ma la realtà è che questo dimostra che le idee pagano. Che i giudizi sono veri finché poi non arriva la realtà a confermarli o a ribaltarli. L'importante è saperla leggere e capire che quegli illustri sconosciuti per i più, quell'allenatore che sembrava solo 'la copia di' e quel direttore sportivo che gira sul lato buio delle telecamere sono riusciti a scrivere un bel racconto. Con l'impressione che sia solo il primo capitolo.

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