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La Class of '92, Why Always Me e i dolci ricordi di Manchester

11.09.2019 23:05 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 10624 volte
Fonte: dal nostro inviato all'Etihad Stadium di Manchester

La notte di Manchester è un dolce ricordo. E' capelli bianchi, un respiro affannato. E' l'evidenza di una birra di troppo ma il talento che se ce l'hai non ti molla, come una benedizione sempiterna. E' la controprova che se campavi di scatti e pattini, come Shawn Wright-Phillips, smarrisci le pile, lo smalto e pure la classe. La notte di Manchester è un tributo a un campione dalle ginocchia fragili e dal cuore grande, Vincent Kompany, che ha organizzato l'amichevole che poi amichevole è stata il giusto per piglio, grinta e rivalità mai sopite, tra le Leggende dei Citizens e una folta All Stars della Premier League. Lo scopo: raccogliere fondi per gli ultimi di Manchester, quella che gli ha dato l'amore, la storia, la vita, e a cui vuol restituire tanto.

La classe del '92 Che non è acqua ma storia. E' Paul Scholes, Ryan Giggs, Gary Neville, Nicky Butt, che stanno tutti insieme in una foto ma non certo in un solo album dei ricordi di chi è nato masticando il primo pallone satellitare. Scholes dirige, il piede è quello ma il girovita no. Giggsy ha la fascia e chi ha la fortuna di essere allo stadio può garantire che vederlo da vicino, addomesticare la sfera, accennare la serpentina salvo rendersi conto d'esser diventato canuto e meno sgusciante, è una gioia per gli occhi. Gary Neville è il solito provocatore, esce intorno al trentacinquesimo ma per lui, opinionista con le scarpette fissate al chiodo, devon esser stati supplementari per i polmoni.

Mario c'è "Da lui puoi aspettarti tutto". Kompany e Mario Balotelli, col fare di un fratellone con quello scapestrato e scelerato, lo aveva detto prima della partita. "Ci sarà ma...". Ma c'è. Senza 45 e senza scarpette, con cappuccio e tuta, cappello con gli spunzoni, occhiale a specchio quando fuori c'è buio. Lo abbracciano tutti, lo applaudono tutti. Perché sempre lui, si chiedeva. Per il sorriso che ha lasciato ma per l'inevitabile testa scossa da uno sconsolato disappunto che ne seguiva. Ha ragione Stuart Brennan del Manchester Eveing News, che lo ha sempre seguito nel quotidiano. Mai cattivo, d'animo e cuore, solo spensierato e scapestrato.

La partita Già, la partita. È finita 2-2, gol di Petrov con un sinistro che abbaglia sul primo palo. Il pari di Robbie Kean, dopo un tacco di Scholes, un filtrante di Carrick, un no look di Van Persie. Videogiochi. Poi l'olandese volante, con un mancino al giro dei suoi. Il pari di Benjani, che a queste latitudini è un idolo pop. Balo non gioca, ma riceve cori. Poi applausi, per tutti. Per Kompany. Nella notte dei ricordi di Manchester.


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