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Le grandi trattative dell’Inter - 1961, Luisito Suárez: il regista architetto di Herrera

Le grandi trattative dell’Inter - 1961, Luisito Suárez: il regista architetto di Herrera
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
venerdì 17 aprile 2020 09:10Serie A
di Alessandro Rimi

Al primo tentativo con Helenio Herrera in panchina, l’Inter di Angelo Moratti arriva terza in Serie A. Davanti Juventus, campione d’Italia, e Milan. Ma va bene così, nel senso che il patron nerazzurro non ha dubbi: avanti con il Mago. Angelillo lascia e vola a Roma. La mossa di HH si chiama Luis Suárez Miramontes, detto Luisito, play del Barcellona (di Helenio fino all’anno prima) grazie al quale vince il Pallone d’Oro. Tuttora Suarez è l’unico spagnolo ad esserselo aggiudicato. Al primo anno di Inter solo Sivori gli nega il bis, al terzo chiude alle spalle dello scozzese Law. Per averlo Moratti, in gran segreto, tira fuori l’assegno e a stagione ancora in corso incarica Allodi di portarlo dritto in sede catalana. La cifra di 250 milioni di lire fa spavento. Il Barca con quei soldi rifarà persino il look al Camp Nou.

In ogni caso nessuno avrebbe pensato a un matrimonio tanto lungo: 9 anni, 319 presenze, 51 gol sempre con la stessa maglia. Titolarissimo, fino all’ultima stagione da trentacinquenne, agli ordini dell’altro Herrera, Heriberto. Dal principio Suárez diventa la ragione per la quale cambiare modulo e proposta di gioco è al limite dell’impensabile. In mezzo Mazzola e Zaglio possono permettersi uno stop, Luisito no. È essenziale, delizioso, luminoso. Nel 4-5-1 di HH spadroneggia da regista che pure, talvolta, quando non inventa magie per Jair, Corso e Di Giacomo, sale a far gol. Un pittore che pennella come Michelangelo e definisce capolavori come Leonardo. Per Herrera è invece un architetto d’altri tempi. Anzi, senza tempo. Giunto con lo scopo di mutare l’anima dell’ambiziosissima Inter, con lui tre volte campione d’Italia e tre d’Europa. Con due Intercontinentali in allegato. C’è riuscito? Sì, meravigliosamente.

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