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Leao come Henry, non solo nella corsa. Ma il portoghese dovrà crescere sotto tutti gli aspetti

Leao come Henry, non solo nella corsa. Ma il portoghese dovrà crescere sotto tutti gli aspettiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di PHOTOVIEWS
venerdì 30 ottobre 2020 16:15Serie A
di Michele Pavese

"Ci assomigliamo un po' nella corsa". Così Rafael Leao ha risposto ieri sera a chi, nel post-partita di Milan-Sparta Praga, lo ha accostato a un mostro sacro come Thierry Henry. Un paragone sicuramente azzardato, perché il francese è una leggenda del calcio e ha vinto praticamente tutto nella sua lunga carriera. Lo sa bene il giovane portoghese, che preferisce mantenere i piedi per terra e continuare serenamente il suo percorso di crescita.

Naturale evoluzione - Scavando in profondità, comunque, alcune similitudini con l'ex giocatore di Monaco, Juventus, Arsenal e Barcellona esistono. Non foss'altro perché anche Henry, nei primi anni di carriera, non aveva una posizione in campo definita: veniva utilizzato principalmente come esterno sinistro (così lo impiegò per primo Arséne Wenger, nella squadra del Principato) e seconda punta, per sfruttare la velocità, la capacità di saltare l'uomo e creare superiorità. Caratteristiche, queste, che si ritrovano anche in Leao; per informazioni chiedere a Danilo D'Ambrosio e Rick Karsdorp, bruciati dai suoi scatti sulla corsia mancina. La naturale evoluzione di Henry (soprattutto a livello di testa, di convinzione) lo ha portato a diventare quello che tutti conosciamo, ovvero l'implacabile bomber dell'Arsenal di Wenger e degli Invincibili, punto di riferimento imprescindibile. Il giovane rossonero ha potenzialità ancora tutte da scoprire ma ha già mostrato ottime cose anche da centravanti "atipico". Con il Lille ha chiuso la stagione 2018-19 con 8 reti in meno di 1300 minuti, tutti giocati da prima punta nel 4-2-3-1 di Galtier. Per Pioli è il jolly perfetto, un po' vice Rebic e un po' vice Ibra. Gli esperimenti, però, prima o poi dovranno finire, altrimenti Leao potrebbe restare sospeso nel limbo del "potenziale campione" e non sbocciare mai, come invece successe 20 anni fa a Thierry Henry.

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