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LIVE TMW - Roma, De Rossi: "Un giorno parlerò con il presidente e con Baldini"

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14.05.2019 13:29 di Simone Lorini  Twitter:    articolo letto 63391 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

12.25 - E' il momento di dirsi addio: la fine dell'era di Daniele De Rossi alla Roma. Il capitano giallorosso giocherà contro il Parma la sua ultima partita, lo ha annunciato proprio il club giallorosso sul proprio account Twitter stamane, specificando sul sito come che non si tratta di ritiro (a due anni dall'altrettanto pesante addio di Francesco Totti) ma di fine del suo percorso nella Capitale. Il romano vuole infatti provare un nuova avventura lontano dal Colosseo. A breve le parole del capitano giallorosso, che spiegherà le ragioni della sua scelta da Trigoria:

12.47 - Ancora qualche minuto di attesa, intanto apprendiamo che accanto al giocatore ci sarà il CEO giallorosso Guido Fienga.

12.52 - Tutta la squadra entra in sala stampa, in divisa, compreso lo staff di mister Ranieri. Tanta emozione per un addio che peserà certamente sugli equilibri presenti e futuri della squadra. Ovviamente presente anche Francesco Totti.

12.55 - Ed ecco Daniele De Rossi, in borghese, che si siede alla scrivania dedicata agli interventi stampa. A breve le primissime dichiarazioni del capitano della Roma, accolto da un caloroso e lungo applauso:

Inizia a parlare Guido Fienga: "Ci siamo incontrati ieri con Daniele e gli abbiamo comunicato la decisione di non rinnovare il suo contratto per l'anno prossimo. Abbiamo parlato a lungo e ho espresso a Daniele la volontà di averlo in organico con noi per continuare la sua carriera nella Roma con il percorso che deciderà. Per certi versi egoisticamente ho sperato che Daniele voglia accogliere l'idea di starmi accanto, mi avrebbe fatto particolarmente comodo avere un vice come lui nel valutare e prendere le decisioni per cambiare e correggere scelte scelte fatte nel passato per ripartire. Sono convinto che questa cosa avverrà, la proposta è sempre valida. Daniele ha espresso altre idee, che rispettiamo, così come lui ha rispettato le nostre. Devo dire che siamo onorati del confronto aperto e leale che abbiamo fatto".

Inizia a parlare De Rossi.

Cambieresti qualcosa nella tua carriera guardandoti indietro?
"Farei scelte diverse riguardo alcuni episodi di campo, ma per quello che riguarda la decisione di rimanere per sempre federe a questa squadra non cambierei una virgola. Se avessi la bacchetta magica metterei qualche coppa nella mia bacheca, ma non si può".

Hai sempre detto di avere un solo rimpianto, di poter donare una sola carriera alla Roma. Cosa hai pensato e questo tuo futuro, da calciatore, è già orientato?
"Mi è stato comunicato ieri ma io ho quasi 36 anni e non sono scemo, avevo capito. Se nessuno ti chiama per dieci mesi, la direzione è quella. Ho sempre parlato poco, perché non mi piace e Perché non volevo creare rumore che potesse distrarre la squadra. Riguardo il futuro... ringrazio l'ad per l'offerta e per come mi ha trattato in questi mesi, ma anche Massara. La sensazione che ci fosse affetto e stima era forte con loro due, la sensazione che si poteva andare avanti come calciatore idem, ma la società ha scelto così e devo rispettarlo. Ho sentito qualcosa sul mio futuro, ma non ho voluto cercare niente. Fino al pareggio di Genova ero convinto che la Champions fosse alla nostra portata, ora è molto difficile. Io mi sento un calciatore e anche coi problemi fisici ho tanta voglia di giocare a pallone, mi farei un torto a smettere".

Non credi che avresti meritato di scegliere tu se continuare o meno?
"E' una cosa che ho sempre detto a Francesco, non sono d'accordo. C'è una società che sta lì apposta per decidere chi deve giocare e chi no. Possiamo parlare su quanto sarei potuto essere importante per lo spogliatoio, ma qualcuno un punto lo deve mettere. Il rammarico non è quello, dispiace che ci siamo parlati poco quest'anno, spero che la società migliori in questo perché le distanze sono ampie. Questo è il calcio e non posso pretendere diversamente".

Qualche consiglio per i tifosi dopo questo evento, che segue l'addio di Totti?
"Di consigli ai tifosi ne posso dare pochi. Ho imparato da loro ad amare la Roma. Quello che posso chiedere è di stare vicino ai giocatori, perché questo è un gruppo di persone per bene che meritano il sostegno".

L'affetto dei tifosi ti ha travolto.
"È un dato di fatto, lo hanno dimostrato nel corso degli anni, hanno dimostrato di tenere veramente a me, anche io non li ho mai cambiati per qualche ipotetica coppa, ho avuto in passato l'opportunità di andare in squadra che potessero vincere più della Roma, ci siamo scelti a vicenda e oggi sarebbe un dramma se o io o loro dicessimo che avremmo voluto andare via oppure se avessimo avuto Iniesta avremmo vinto. È un grande amore che continuerà nei prossimi anni, da ex calciatore con il panino e la birra magari tiferò i miei amici nel settore ospiti".

Su che ruolo ti senti orientato dopo aver finito la tua carriera?
"Penso che potrebbe piacermi fare l'allenatore, il dirigente non mi attira molto ma qui a Roma potrebbe. Non voglio far polemica, per ora credo si possa incidere poco, in un mondo che noi conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Francesco e se un giorno cambierò totalmente idea lo raggiungerò".

L'eredità di capitano romano e romanista è al sicuro con Florenzi?
"Il romanismo è qualcosa che ha contato molto per noi, è qualcosa di importante, ed è in mani saldi. Lorenzo ed Alessandro possono continuare con questa linea, non gli va chiesto di scimmiottare De Rossi o Totti. Ci tengo a dire che c'è un Bryan Cristante che non è romanista, è del Nord, ma io ne vorrei altri cento come lui".

Domanda per Fienga. Com'è nata questa decisione?
"Parlando con Daniele, la prima cosa che ho detto a nome della società è stato di scusarci per il ritardo nell'affrontare la questione, ma è tutto figlio di quello che è successo quest'anno. Mi ero impegnato con Daniele ben prima a raccontare in modo trasparente quello che stava succedendo. Una volta capito quella che sarebbe stata la direzione, ho spiegato che la società non potesse considerarlo come allenatore, mentre lo riteniamo persona attenta e matura per aiutarci a riorganizzare questa società. Lui è dirigente da un bel pezzo, ma vuole continuare a giocare a pallone. L'ho invitato e caldeggiato a occuparsi di questo ma anche ad aspettare scelte da allenatore, perché penso sia in grado di aiutarmi e sostituirmi. E' stato un discorso condizionato dagli avvicendamenti dell'anno e dai problemi avuti, ma che è figlio delle considerazioni dell'azienda. Oltre all'apprezzamento per quello che ha fatto fino ad ora, c'è anche stima per quello che potrà dare".

Da questa conferenza emerge un distacco tra società e giocatore: questo addio te lo immaginavi così?
"Ho cercato di prepararmi mentalmente, ma non sarei stato felice neanche se la decisione fosse stata mia. Un minimo di differenza di vedute ci sta, non ho rancore nei confronti di Guido o Ricky, un giorno parlerò con il presidente e con Baldini. Devo accettarlo e andare avanti. Quando ho giocato quest'anno penso di aver giocato abbastanza bene, al netto degli infortuni. Sono sereno nell'accettare una decisione che ci può stare: anche nel vostro lavoro si viene cacciati via, può capitare".

Domanda per Fienga. Con la Champions sicura si sarebbe fatto un ragionamento diverso?
"Voglio dire che non c'è assolutamente distacco, solo idee diverse. Abbiamo una idea differente sull'aiuto che Daniele può dare a questo club, nessuno lo vuole mandare via. Non è una scelta fatta per motivi economici".

Un anno fa hai detto che a Roma la gente voleva restare: sono andati via in molti, Alisson, Salah, Nainggolan, ora tu e non so cosa faranno Dzeko e Manolas. Cosa è successo?
"Mi riallaccio a quello che dicevo prima sui rimpianti: forse uno piccolo è che la squadra diventasse sempre più forte, vicina a chi vinceva, per poi fare un passo indietro. Ma questa è la legge del mercato, non so come funzionano queste cose perché non entro nei numeri. Qui a Roma tanti giocatori sono andati via e dopo due mesi mi hanno chiamato perché volevano tornare. E' un posto in cui si sta bene, una piazza calda per fare calcio e per i calciatori conta tanto. La squadra è forte e abbiamo tanti giocatori giovani, si dovrà sbagliare il meno possibile e negli ultimi anni è stato, ma non è oggi il momento di parlarne".

Che esclusioni ti senti di fare in ottica futura?
"La consapevolezza di dover lasciare è cresciuta settimana dopo settimana, ne ho parlato un paio di volte con Monchi, ma poi più niente. Il 27 maggio vado in vacanza, ho grande bisogno di passare un po' di tempo senza pensare al calcio. Vediamo, per me è una cosa nuova cercarmi una squadra, dovrò parlare col mio procuratore e con la mia famiglia".

Rieccheggia la parola rimpianto, secondo te perché in questi anni è mancato quel passo? Che partita cambieresti?
"Forse la più fresca è Liverpool-Roma. I rimpianti ce li hanno tutti, anche Messi che non ha mai vinto il Mondiale. Questo è un modo pieno di gente ambiziosa, io devo solo ringraziare per la carriera che ho fatto, simile a quella di mio padre, è il mio idolo e sono orgoglioso di lui. Sono un ragazzo fortunato, con compagni e avversari stupendi. L'astio che ho sentito a Napoli, a Bergamo o a Reggio Calabria mi faceva sentire vivo, sono felice di aver avuto dei 'nemici' che si identificavano in me".

13.29 - Si chiude la conferenza di Daniele De Rossi, che se ne va abbracciando uno per uno i compagni di squadra.


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