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Qualcuno avvisi la Lazio che la sosta è finita

20.09.2019 09:30 di Riccardo Caponetti   articolo letto 5445 volte
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Sono passati 19 giorni dal derby, pareggiato dalla Lazio per 1-1 contro la Roma. All'Olimpico dominò una squadra sola, quella di Inzaghi. Compatta, offensiva, ricca di idee e di qualità. Dava l'impressione di poter segnare - o di prendere un palo - in qualsiasi momento. Insomma una lontana parente della Lazio vista domenica a Ferrara e ieri a Cluj in Europa League, dove ha perso per 2-1 in rimonta. Lenta, prevedibile e poco attenta. In meno di un mese ha subito un'intera trasformazione: dalla testa (il portiere) ai piedi (attaccanti). Un'involuzione che comprende tutti, nessuno escluso. E se dalla stracittadina di inizio settembre i biancoceleste uscirono arrabbiati per il mancato raggiungimento del bottino pieno, nelle ultime due trasferte sono arrivati a sperare di acciuffare almeno un punto.

Diventa davvero difficile capire cosa sia successo in pochi giorni. La squadra sembra imbambolata, sotto anestesia. Come se fosse un paziente addormentato, che non reagisce agli stimoli esterni. Contro la Spal è scomparsa dal campo dopo il cambio di modulo di Semplici, ieri dopo il rigore del pareggio del Cluj. La Lazio non riesce a rialzare la tesa dopo un episodio a sfavore, ma è impensabile perché il calcio è uno sport fatto da episodi. Il problema non è tecnico perché nei primi tempi è a tratti ingiocabile e merita di andare sempre sul doppio o triplo vantaggio. Contro Roma, Spal e Cluj. Poi l'intervallo e dei black-out totali. Semmai si potrebbe pensare a un problema fisico, ma da Formello assicurano di non essere preoccupati in merito. E allora rimane una questione mentale, che è forse la cosa peggiore perché è un qualcosa di non allenabile.

"Sono inaccettabili gli ultimi 20 minuti contro la Spal", aveva detto nel pre gara in Romania il ds Tare: da pensare che abbia la stessa opinione anche oggi. Si sarebbero aspettati tutti una prestazione diversa ieri sera, un ruggito rabbioso per vendicare lo schiaffo di Ferrara. Ma invece ne è arrivato un altro, più rumoroso e pesante di quello di cinque giorni fa che già aveva fatto male. Ora non esistono altre possibilità che battere domenica (20.45) il Parma all'Olimpico. Una vittoria diventerebbe ossigeno puro, in attesa che la squadra si svegli e capisca che non c'è più margine di errore. Serve riattaccare la spina, poi tutto tornerà come prima della sosta: perché è impensabile che in 19 giorni i biancocelesti abbiano scordato come si gioca a pallone.


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