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Serie A

Sulla Turchia la UEFA non può girarsi dall'altra parte

14.10.2019 13:00 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 9142 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Non è la prima volta, non sarà l'ultima. E del resto, quale arma migliore dello sport più popolare al mondo per diffondere idee politiche? Il saluto militare dei calciatori della Turchia dopo il gol vittoria contro l'Albania è una delle pagine più discutibili di queste qualificazioni a Euro 2020. Sarà l'Europeo che dovrà celebrare l'Europa unita, quello che inizierà a Roma, che si chiuderà a Londra e, nel frattempo, transiterà per altre dieci città europee. E proprio durante una gara valida per la qualificazione a quell'Europeo, ecco chi con un messaggio chiaramente politico, di incoraggiamento alle forze armate e di devozione al presidente Erdogan, ha omaggiato una guerra che in pochi giorni ha già fatto centinaia e centinaia di morti. Perché una immagine vale più di mille parole, una esultanza dopo un gol più di tanti convegni. Soprattutto quando bisogna far breccia nella pancia del paese. E il supporto della nazionale, dei giocatori più rappresentativi, è arma troppo spesso usata dai regimi per indirizzare le idee del popolo, per aumentare il sostegno.

"Il nostro regolamento vieta alcun segno distintivo, soprattutto pensando a paesi in guerra, con grossi problemi a popolazioni. La UEFA ingloba Armenia e Azerbaigian, Russia e Ucraina. Se un tesserato si comporta in un determinato modo poi va incontro a dei problemi". Ha dichiarato questa mattina Michele UVA, vicepresidente dell'UEFA che però ha escluso, al momento, la possibilità di uno spostamento della finale della prima finale di Champions in programma a Istanbul.
Parole che chiariscono che la UEFA, giustamente, abbia al suo interno un regolamento che impedisce l'utilizzo dello sport per fini politici. Ma che non rendono chiaro quale sarà l'atteggiamento di chi la Champions la organizza. E di chi organizza un Europeo al quale, stando agli ultimi risultati, molto probabilmente la Turchia prenderà parte.

E allora la posizione finale è questa: "Stiamo valutando". Dopo quanto accaduto al termine di Turchia-Albania, la UEFA s'è limitata a far sapere che sta controllando la situazione. Nel frattempo, nel nord della Siria è in corso una guerra che sembra solo ai suoi albori e chissà quante centinaia di morti si porterà sulla coscienza.
Limitandoci allo sport, e all'utilizzo dello sport per fini politici, è chiaro che in questa circostanza c'è un intrecciarsi delle due istanze che non può lasciare indifferenti le istituzioni sportive. C'è una Nazionale che pubblicamente sostiene una guerra e usa le partite per sponsorizzarla. In Primavera ci sarà una finale che si disputerà nella Capitale della nazione che questa guerra l'ha innescata. E, molto probabilmente, parteciperà all'Europeo dell'integrazione una nazionale che sta usando il calcio per spalleggiare valori completamente opposti a quelli della Comunità Europea: la UEFA, in questa situazione, non può far finta di nulla.


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