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Padoin: "Pogba può imitare Morata. Conte non è cambiato, gli mancano i risultati"

TMW RADIO - Padoin: "Pogba può imitare Morata. Conte non è cambiato, gli mancano i risultati"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
giovedì 03 dicembre 2020 19:15Serie A
di Dimitri Conti

L'ex centrocampista Simone Padoin è intervenuto in diretta a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto, condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: “Mi sento bene, nella mia testa c'era la possibilità concreta di fare ancora un altro anno, come avevo da contratto con l'Ascoli, ma ci siamo incontrati, ognuno aveva le sue esigenze e siamo arrivati alla risoluzione. Mi manca il campo, stare coi compagni e il vivere quotidiano con loro, però era un percorso al quale ero sicuro che da un momento all'altro avrei dovuto dire addio, mi stavo preparando già da un paio d'anni: ho studiato in ambito fitness, e con mia moglie ho aperto una palestra tenendomi aggiornato perché vorrei allenare i giovani”.

La sua carriera ha superato le aspettative del bambino?
“Tutti sognano i trofei con la Nazionale, poi da ragazzo, e prendo come esempio la mia storia nel settore giovanile dell'Atalanta, ti scontri con una realtà più complicata. Ero abituato a giocare nelle squadre della provincia, ma piano piano sono migliorato grazie alla mia testardaggine, fino a raggiungere traguardi impensabili. Non pensavo di avere l'occasione Juventus, perché avevo appena rinnovato con l'Atalanta. Poi è arrivata la chiamata di Conte e sono andato subito. Da bambino sogni in grande, io comunque step-by-step ho raggiunto traguardi che non avrei immaginato”.

Ci racconta quel gennaio 2012 con l'approdo alla Juve?
“Più che altro partirei da sei mesi prima e dalla penalizzazione di 6 punti che avevamo preso. Fummo bravi a colmare il gap già nelle prime giornate, facendone otto nelle prime quattro. Questo ci dette lo slancio per ripartire quasi alla pari, e ricordo che quando andai via stava per iniziare il girone di ritorno: eravamo abbondantemente salvi in quel momento. Quindi è arrivata la chiamata della Juve e l'ho presa al volo, una decisione in poche ore anche perché era il penultimo giorno di mercato”.

Due settimane fa la Juventus ha omaggiato il suo ritiro dal calcio. Vale come uno Scudetto?
“Sono d'accordo, i titoli e i trofei sono importanti ma poi rimane anche l'affetto della gente, soprattutto coloro con cui hai diviso determinate emozioni. Penso a giocatori che sono apprezzati anche se non hanno vinto tantissimo, e per me esserlo dalla maggior parte della tifoseria juventina è un grande piacere ed è una cosa che mi porterò dietro per sempre. Impagabile”.

Vede un Morata più maturo?
“Assolutamente sì. La prima avventura è stata molto buona soprattutto in termini realizzativi, specie quando arrivammo in finale di Champions fu decisivo coi suoi gol, ma quello che vedo adesso è il Morata più forte degli ultimi anni, e ve lo dico perché ho continuato a seguirlo negli ultimi anni: al di là che è pimpante, non l'avevo mai visto così dentro al gioco della squadra. E i gol continua a farli: sa sempre cosa fare in ogni momento e situazione della partita, in ogni zona di campo. Questo lo rende l'uomo in più dell'inizio per la Juve: in tanti hanno storto il naso dopo che nel mercato sono stati fatti tanti nomi, ma penso che la Juventus abbia fatto bene a riportare un ragazzo così legato all'Italia e decisivo in maglia bianconera”.

Il peso di Barzagli, Bonucci, Chiellini e Buffon quanto è stato decisivo per il suo inserimento?
“Quando ti approcci alla Juve ed entri in contatto con certi giocatori, ti fanno capire, e non tanto a parole ma più coi fatti, quanto giornalmente siano sempre sul pezzo e quanto ci tengano. Sono giocatori fondamentali sul campo ma altrettanto fuori, con l'esempio per far capire quanto siano importanti comportamenti ed atteggiamenti giusti. Mi piace quando in fase difensiva uno di loro fa un salvataggio e subito festeggia con rabbia. O se c'è un errore di un compagno, sono sempre pronti a sorreggerlo: cose fondamentali, ti fanno capire cosa è ulteriormente importante al di là della tecnica”.

Quanto sono diversi Conte e Allegri?
“Diversissimi, nell'approccio, nel trattare coi giocatori e portare avanti le loro idee, ma è la dimostrazione che il calcio è bello per questo: si può arrivare a vincere in tanti modi diversi, e loro sono l'esempio più eclatante. Entrambi hanno grande intelligenza, riescono a far rendere al massimo i giocatori”.

Il Conte di oggi è lo stesso che conosceva lei?
“Secondo me è sempre lui, solo che alla Juventus aveva il supporto dei risultati, all'Inter ancora questo non ce l'ha al 100%. Molti l'hanno criticato dicendogli che sembrava aver perso la sua proverbiale rabbia, ma io lo conosco e la determinazione fa parte del suo carattere, e la sta mettendo anche nell'Inter. Facendo fatica a trovare risultati è normale che non sembri, perché questo sono tutto”.

Sorpreso dalla Juve che ha affidato la panchina a Pirlo?
“Andrea non ha un compito facile nell'allenare subito la Juventus, ma sono convinto che col tempo prenderà sempre più le redini della situazione: il suo carattere fa respirare tranquillità alla squadra e questo si è visto. Non parla molto, ma basta un suo sguardo, una sua piccola parola per far capire cosa voglia portare avanti. La Juve da questo punto di vista è lungimirante e sa che doveva apportare modifiche affinché nel tempo il progetto potesse ulteriormente migliorare. Stanno pensando anche al futuro, e quando apporti così tante modifiche, con un allenatore alla prima esperienza, ci vuole un po' di tempo. Alla Juve e nelle grandi squadra è difficile avere pazienza... Ma si stanno preparando al ricambio e hanno pensato che il momento ideale fosse quest'anno. Se hanno portato avanti certe scelte è perché sono convinti siano quelle giuste”.

A quali lidi è destinato Barella?
“Con Lukaku è in assoluto il miglior giocatore dell'Inter negli ultimi 16-18 mesi, è fuori da ogni dubbio. Non mi vergogno a dire che secondo me ora come ora è il miglior giovane italiano assieme a Donnarumma. Potrei nominare i vari Chiesa e Zaniolo, ma la sua continuità secondo me non l'ha avuta nessuno. Nella mia esperienza a Cagliari l'ho visto crescere costantemente, senza gli alti e bassi tipici dei giovani che esplodono. Ogni due-tre mesi migliorava, e basta vedere il minutaggio: per Conte è lui il vero insostituibile, e questo la dice tutta sulle qualità di un giocatore che sta sorprendendo anche a livello di qualità. Quando era con me aveva una quantità incredibile nel recupero palla e nelle transizioni, adesso magari non segna tantissimo ma lo vedo fare assist e prove eccezionali sia all'Inter che in Nazionale”.

In molti invocano Pogba per il centrocampo della Juventus. Manca uno come lui?
“Farebbe le fortune di ogni allenatore e squadra. Lo vedo un po' come Morata, è uno che apprezzerebbe il fatto di rientrare a Torino per quanto è stato bene ed è legato ancora alla squadra. Penso però che la Juventus sia attrezzata nel mezzo: Bentancur mi piace, e Rabiot lo vedo cresciuto rispetto all'anno scorso. Mi sarebbe piaciuto vedere ancora Pjanic, giocatore eccezionale che anche se non in giornata può creare pericolo con le palle da fermo. L'avrei tenuto perché mi ricorda proprio quel Pirlo che è oggi in panchina”.

Che futuro si aspetta per Buffon e Chiellini?
“Dipende dalle loro intenzioni. Penso che Chiello, anche parlandone, abbia eslcuso la possibilità di allenare ma che sia convinto della possibilità di intraprendere un futuro da dirigente e sotto quelle vesti lo vedrei benissimo. Su Gigi non lo so, è più complicato da comprendere...”.

La Serie A sta scoprendo Scamacca. Può davvero essere il futuro della Nazionale?
“Per quanto ho visto l'anno scorso posso confermare: gli era mancata un po' di continuità, ma quando sei giovane non è così semplice. E lo scorso anno ci siamo salvati solo alla fine, siamo andati tutti un po' in sofferenza, ma per le qualità che ha è da tenere in conto per il futuro, e non solo per i club ma anche per la Nazionale. Giocatore stratosferico, sono contento che si stia mettendo in mostra a Genova nonostante una situazione non semplice, dimostra personalità. Lì può esplodere alla grande, e ha anche Maran con cui ho avuto la fortuna di lavorare a Cagliari: lo ritengo un allenatore molto preparato”.

Quale partita fotografa la sua carriera?
“Ho sempre avuto un debole per la Champions, e il mio sogno sarebbe stato quello di vincerla. Quella data della finale mi è rimasta un po' qua, quindi dico il mio esordio (febbraio 2013, ndr) al Celtic Park”.


Simone Padoin ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
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