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A.P.U., è Giulio Gazzotti il volto nuovo

04.12.2019 18:02 di Franco Canciani    per tuttoudinese.it   articolo letto 82 volte

Nemmeno dissoltasi del tutto l’eco per la giubilazione di capitan Cortese, il GM friulano Davide Micalich finalizza una trattativa-lampo portando a Udine un uomo, stabilmente in orbita-A1, che sposta decisamente gli equilibri tattici della squadra di coach Ale Ramagli.

Giulio Gazzotti. Al solito, non un nome pubblicizzato ma di estrema sostanza: il ventottenne bolognese, scuola Virtus, da tre stagioni indossava la canotta celeste della Vanoli Cremona di Meo Sacchetti.

Il sito della società udinese ha già raccontato la vita di ‘Gazza’ e noi non ci torneremo sopra; quel che ci preme sottolineare è che Giulio, pur non avendo mai avuto grandi fatturati al tiro, ha sempre rappresentato un elemento indispensabile nelle ‘task force’ difensive di coach Meo, nelle quali ha giocato sì da ala forte, non di rado dirottandosi però nel pitturato.

Gazzotti è uomo di grande esperienza ed enorme energia; leggero rispetto ad altri ‘lunghi’ di categoria, nei quasi 15’ di impiego medio ha messo in campo un impegno esemplare, rappresentando con gente come Akele (o in passato Ricci e Aldridge) un’alternativa allo strapotere fisico di Happ o Sobin.

Ramagli potrà impiegarlo da 4 con Beverly o Zilli centro, ma anche sotto le plance con Antonutti o lo stesso Beverly a fungere da ala forte. Sarà quasi obbligata, al contempo, la promozione di Ago Fabi a numero 3 titolare con Vito Nobile di rincalzo, e Amato e Penna ad alternarsi in playmaking.

Gazzotti in campo ha un’aggressività straordinaria, quella che forse manca alla OWW delle ultime giornate, l’edizione ‘a braccia abbassate’ che prende pugni da Casalpusterlengo o Mantova (nel primo tempo); ciò a far da contraltare al Giulio fuori dal campo: ragazzo schivo, che parla quando deve; grandissimo lavoratore e motivatore sul parquet.

Sarà la panacèa alla situazione udinese? Non lo so. Diventerà uno dei simboli della rinascita friulana? Non lo so.

Quel che so è che Gazza ha innato il senso dell’appartenenza ai colori (ritengo abbia lasciato Cremona perché quest’anno l’impiego è sostanzialmente diminuito rispetto al recente passato) e del dovere. Farà bene, farà meno bene ma non tarderà a diventare uno dei simboli della tifoseria del Carnera.


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