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Alvino: “Gennaro Gattuso, nomen omen”

14.12.2019 08:33 di Redazione TMW  Twitter:    articolo letto 1537 volte
Fonte: Williamhillnews.it

Nomen omen dicevano i latini, che significa il destino è nel nome, il nome è un presagio, un nome un destino, di nome e di fatto. Tutto ciò è dovuto alla credenza dei romani che nel nome della persona pensavano ci fosse indicato anche il suo destino. E forse è stato proprio questo a portare Gennaro Gattuso sulla panchina del Napoli. Qui all’ombra del Vesuvio dove il Santo Patrono è quel San Gennaro che liquefa il sangue ogni anno e dove il prodigio diventa un buon auspicio per la città.
Qui, dove calcisticamente parlando serve solo un miracolo per risollevare le sorti degli azzurri in campionato. Gattuso sostituisce il maestro Ancelotti. Carletto arrivò a Napoli per sostituire Maurizio Sarri, che tutti i tifosi azzurri adoravano. Era la carta vincente di De Laurentiis. Lui e solo lui secondo il presidente avrebbe potuto far fare il salto decisivo al club. Purtroppo non è andata così. Ancelotti viene sollevato dall’incarico dopo 18 mesi di alti e bassi, ma soprattutto dopo il 4-0 al Genk che porta gli azzurri per la terza volta nella storia agli ottavi di Champions League.

Quella Champions diventata un po’ il giardino di casa Ancelotti. Impressionante la striscia europea sulla panchina del Napoli in Champions: una sola sconfitta, sei pareggi e cinque vittorie. Ma lascia anche con un deludente settimo posto in classifica in campionato, a pari punti col Parma, a -17 dalla capolista Inter e a -15 dalla Juventus. Una sciagura figlia anche di uno spogliatoio spaccato, che Ancelotti non è riuscito a tenere unito, vittima di quel gruppo di “anziani” che gioca ormai in azzurro da anni e che è avvilito dall’aver giocato tanto e bene senza però aver mai vinto nulla.
Calciatori importanti dai quali però Ancelotti non è riuscito a tirar fuori quelle qualità che avrebbero permesso al Napoli di lottare per il vertice. Questo “vorrei ma non posso” consapevole o inconscio, ha provocato una profonda spaccatura con il club nella notte dell’ammutinamento al ritiro. Ora ci si interroga anche che fine faranno le multe che il club aveva deciso di comminare ai giocatori, tutti ‘ribelli’: a questo proposito nulla è stato per ora chiarito dopo la decisione di esonerare il tecnico.
In queste macerie arriva Gattuso: se è vero che è più facile subentrare in una situazione così complicata, senza avere la pressione di dover eguagliare i risultati brillanti del proprio predecessore, come successo ad Ancelotti, allora verrebbe da dire che la strada per Ringhio è in discesa. L’altra nota positiva per il Napoli è che il suo neo allenatore, ha idee molto chiare. Va in soffitta il 4-4-2 ancelottiano: da domani contro il Parma, per il suo esordio al San Paolo sulla panchina azzurra, la veste tattica tornerà a essere il 4-3-3. Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly e Mario Rui in difesa, Allan – in attesa di un regista dal mercato – vertice basso e Zielinski e Fabian Ruiz ai suoi lati. Davanti ci sarà l’imbarazzo della scelta: Insigne, Lozano, Younes e Callejon nei loro ruoli di esterni, mentre Milik, Mertens e Llorente comporranno la batteria di prime punte. Insomma, tutto chiaro tranne le gerarchie ma quelle, si sa, le determinerà solo il campo.


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