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Bertolucci: "Che giallo il Milan con Pioli. San Siro vuoto un grande vantaggio"

TMW RADIO - Bertolucci: "Che giallo il Milan con Pioli. San Siro vuoto un grande vantaggio"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
mercoledì 22 luglio 2020 18:58Altre Notizie
di Dimitri Conti

L'ex tennista Paolo Bertolucci, noto tifoso del Milan, si è collegato in diretta nel corso della trasmissione Stadio Aperto su TMW Radio, ai microfoni di Francesco Benvenuti: "Non so dire se sia stato meglio o no confermare Pioli. Non so se l'hanno fatto apposta, ma hanno spiazzato tutti quanti: erano tre mesi che si parlava solo di Rangnick, del budget che aveva e di Pioli che non sarebbe stato confermato. Invece come in un grande giallo, sono rimasti tutti a bocca aperta, anche gli addetti ai lavori, se pure Ibrahimovic ha chiesto se fosse vero nell'intervista post-partita".

Lo vede volentieri questo Milan?
"Sicuramente è divertente, assieme a Atalanta e Sassuolo sono quelle che divertono di più. Questo però non è il solito calcio: giocare ogni tre giorni falsa completamente le sorti, basti pensare che se hai un infortunio di due settimane salti un sacco di partite. Ora vediamo che succede al Milan, se mi presentassi a Milanello forse avrei buone chance di giocare... Poi c'è il boom della Sampdoria e il crollo della Lazio, credo che questi due mesi vadano presi con le pinze perché non sono del tutto veritieri".

San Siro vuoto può aver aiutato qualche giocatore del Milan?
"Può essere, soprattutto per i giovani cui la maglia pesa di più. Appena sbagli uno stop si sa cosa succede a San Siro: il pubblico vive molto di ricordi ed ha un palato fine. Se fai paragoni con Van Basten, Ancelotti e Maldini è normale che escano tutti sconfitti... Invece questi ragazzi hanno bisogno di giocare e sbagliare. L'assenza di pubblico penso sia un grande vantaggio".

Ieri Donnarumma ha fatto 200 presenze nel Milan a 21 anni.
"Ricordo che me ne parlò Galliani tanti anni fa, dicendomi di aver preso un ragazzino che è un fenomeno assoluto. Spesso nel calcio si parla di "fenomeni", io davanti ci metto sempre il "potenziale". Questo Donnarumma però ce l'ho in testa da anni, e anche Galliani mi diceva che questo sarebbe arrivato. Quando poi Mihajlovic lo buttò dentro una domenica, si capiva che eravamo davanti a qualcosa di straordinario per il calcio italiano: è destinato a battere ogni record, non vedo come non possa superare Buffon. A presenze, eh, perché poi il valore è un'altra cosa".

Oggi un tifoso del Monza può sognare in grandissimo con Berlusconi-Galliani?
"Io ho visto la Cavese a San Siro, ho vissuto la tragedia della Serie B. Quando è arrivato Berlusconi è stato un uragano, all'inizio veniva anche preso in giro perché parlava di avere due squadre, rose da ventidue al tempo di quelle da quattordici-quindici. Veniva chiamato matto ma i risultati gli hanno dato ragione. Non si può vivere solo di ricordi, e il miracolo Milan è una cosa a parte: questo del Monza è un giochino e, con il loro spirito combattivo e forse la noia, hanno voluto dare una mano a questa squadra. Hanno vinto la C, ora vediamo la B... Certo, un Monza-Milan sarebbe interessante. Per il momento però posso tifarle entrambe".

Più difficile per lei gestire Panatta o Ibrahimovic per Pioli?
"Io avevo un rapporto stile marito-moglie: serviva fare entrare lamentele e borbottio continuo della moglie da un orecchio e farlo uscire dall'altra. Sinceramente ho dormito più notti in albergo con Panatta che non con mia moglie, un inferno! Pioli e Ibrahimovic si conoscono da poco, sono appena fidanzati... La nostra era un'unione quasi matrimoniale: compagni anche se non ci siamo mai sposati, mettiamola così".

Quanto sta vivendo alla giornata il tennis?
"Eh sì... Anche perché in moto o F1 il pubblico che ci sia o meno non cambia nulla, a differenza di calcio o basket. Il tennis invece è più ovattato, considerando che non c'è il contatto basta diminuire il numero dei raccattapalle e cose così. Il problema non è tanto quello, ma piuttosto che chi fa gli US Open rischierebbe di dover saltare Madrid, e quindi anche Roma, se deve fare la quarantena. Nel calcio si possono ruotare gli uomini, nel tennis no... Se il calendario è così fitto, neanche un marziano potrebbe giocare così tanti tornei. Da quando Gaudenzi è arrivato all'ATP è successo un po' di tutto, almeno però siamo in buone mani".

La vicenda della positività di Djokovic e dell'Adria Tour è meglio dimenticarsela, o rimane gravissima?
"Non bisogna dimenticare, ma trarre lezione da quello che è accaduto. Djokovic ne è uscito male in quanto numero uno al mondo e punto di riferimento: le colpe non erano tutte sue. Lui anzi è uno molto generoso, e lo si capisce dal fatto che da serbo abbia aiutato gli ospedali di Milano e Bergamo. Voleva fare qualcosa di importante anche per la Serbia: le intenzioni erano fantastiche, e si sono attenuti alle disposizioni dei vari stati. Certo, se la sera vai in discoteca accade ciò che non sarebbe dovuto succedere, ma la colpa sembra fosse non tanto di Djokovic quanto di Dimitrov, che ha portato il virus tornando dagli Stati Uniti, e contagiando tutti gli altri. Djokovic ne è uscito male ma non si può dimenticare la generosità dello scopo".

Davvero l'Italia sta uscendo migliore dal Covid?
"Aspettiamo e vediamo. Rendiamoci conto che è stata una mazzata incredibile... Siamo sulla buona strada, bisogna stare attenti. La questione più pericolosa per me non è quella sanitaria, ma economica: da settembre in poi la vedo male. Conosco tante aziende che quando finirà la Cassa integrazione dovranno limitare e non poco il personale. Lì sarà dura e difficile, l'Italia dovrà essere coesa e noi dovremo fare squadra tutti insieme, o ne usciremo con le ossa rotte. Mi auguro di sbagliarmi".

Come attutirà il colpo il mondo del tennis?
"I primi 100 possono rimanere anche un anno senza giocare, ma per quelli dietro è davvero il dramma. Nessuno ha la forza in questo momento di organizzare tornei a livelli inferiori per loro: abbiamo quindi questa marea che mi auguro possa proseguire nel suo lavoro. C'è però il rischio che metà spariscano, un po' come le squadre dilettantistiche".


Paolo Bertolucci intervistato da Francesco Benvenuti
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