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Come cambia la geografia della A: Milano spopola ed esalta, Roma doppia faccia a Napoli tanti rimpianti

Come cambia la geografia della A: Milano spopola ed esalta, Roma doppia faccia a Napoli tanti rimpiantiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
giovedì 24 dicembre 2020 16:48Editoriale
di Luca Marchetti

Ora più che mai Milano vuole ri-prendersi la serie A.
Il Milan obiettivamente lo fa nel modo più incredibile. Chiude questo 2020 in maniera spettacolare. Superando anche l’ultimo ostacolo, senza giocatori chiave e contro una Lazio che era riuscita a recuperare due gol. Una partita entusiasmante che alla fine premia i colori rossoneri. Che con grandissimo merito sono primi in classifica. Nel 2020 sono la squadra che ha fatto più punti. Più punti dei dirimpettai (e quasi coinquilini) nerazzurri. Più punti della Juve che lo scorso anno ha vinto lo scudetto. Più punti dell’Atalanta dei miracoli. E’ il Milan la squadra “rivelazione”, senza dubbio. E lo è con grandissimo merito. Ha vinto ancora, uno scontro diretto. Lo ha fatto con Calhanoglu in grande spolvero, ma senza Ibra. Con il primo gol di Rebic, ma senza Kessie. Con una difesa sempre in emergenza, ma mai in affanno. Il Milan è nato quasi per caso, ma dal lockdown non ha perso un colpo (e ha perso solo una partita, quella contro il Lille, assolutamente ininfluente). E da una squadra che ha saputo spazzare via a suon di risultati il fantasma di Rangnik cosa volete che sia dover fare a meno di qualche giocatore? Certo sul mercato si interverrà, soprattutto in difesa. Ma la vittoria più importante Maldini e Massara l’hanno ottenuta credendo in questo progetto. Credendo in questi giocatori. Credendo in questo allenatore. Arrivato per riequilibrare un Milan che non stava trovando pace sotto la guida di Giampaolo e che ora ha trovato una continuità impressionante. E’ presto per dire che è la favorita per lo scudetto? Forse dopo stasera no...
L’Inter pur non convincendo appieno, vince. Ed è la cosa più importante. Si candida per un posto da protagonista. Conte prova a cambiare anche sistema di gioco, prova ad avere uomini che tentino l’uno contro uno e che possano saltare l’avversario e far saltare il bunker avversario. Pur mantenendo le due ali sulle fasce: insomma si prova a tornare con il trequartista ma in maniera completamente diversa rispetto a prima. Intanto un passo indietro di Lautaro che non gioca all’altezza di Lukaku, ma sopratutto con Perisic e senza Eriksen, ormai salutato anche da Marotta. “Merita di giocare, non si è integrato nel progetto dell’Inter”: detta così è la più grande delle bocciature mai viste recentemente per giocatori del suo calibro. Un vero peccato: senza stare ora a sviscerare dove stia la responsabilità maggiore. Se da parte dell’allenatore che non è riuscito a trovare la chiave giusta o da parte del giocatore che invece non è riuscito a tirare fuori quello che ha e ad aiutare la sua squadra a impreziosirsi.
L’Inter cambierà ancora. Non regalerà i suoi giocatori, ma delle scelte dovranno essere fatte. Le 7 vittorie consecutive non possono “illudere”. Il processo di crescita della squadra di Conte deve continuare, seguendo le sue idee e il suo credo tattico. Perché Conte è totalizzante, nel bene e nel male. Ma quelli che finora non sono stati coinvolti sono i presunti partenti. Che poi magari saranno rimpiazzati? Come e con chi? Di sicuro il più possibile con gli scambi. Senza tirar fuori i soldi insomma. Magari in prestito. Attenzione dunque alle opportunità, non soltanto a quelle sbandierate.
Quello che balza all’occhio di più e di cui tutti hanno parlato è il solco che ora c’è fra Milano e le altre città. Soprattutto Torino, soprattutto sponda bianconera. Se prima della sentenza del Coni la Juve sembrava in crescita e in grado di poter insidiare la vetta di un campionato che ancora non ha un padrone ben delineato, dopo la sentenza è tutto cambiato. Intanto tre punti in meno e la partita con il Napoli da rigiocare. E poi con la sconfitta in casa con la Fiorentina che ha minato tutte quelle certezze che faticosamente Pirlo era riuscito a conquistare. La crescita di una squadra necessariamente deve passare per degli scossoni. Inevitabile che possano esserci degli alti e bassi in una stagione così, a maggior ragione se l’allenatore è nuovo e ancora con un bagaglio di esperienza tutto da formare. Ma la psicologia in certi aspetti conta tanto quanto la tecnica o la tattica. Al momento la Juventus è al quinto posto (neanche in Champions) con un bel po’ di punti in meno rispetto a Milano (e soprattutto rispetto allo scorso anno).
Alla Juventus, state sicuri, non si arrenderanno così facilmente. Ora tutti a dire che è la fine dell’impero, che dopo nove anni prima o poi si abdica. Magari alla fine dell’anno sarà così, ma non sarà certo ora a dicembre. Non servirà il mercato però a rimettere in sesto la squadra e i risultati. Ma il tempo. E la vicinanza con la società. Comprendere e risolvere le difficoltà. Ed è la cosa più difficile. Soprattutto ora, soprattutto alla Juve visto che vincere è l’unica cosa che conta. Alla fine dell’anno può essere che debba contare anche (o solo) qualcos’altro.
Non vogliamo entrare ora e qui sulla vicenda del Coni. Ci limitiamo semplicemente a dire che qui non è più una “battaglia” fra napoletani e juventini (posto che lo sia mai stata) ma bisognerà a prescindere trovare una soluzione, perché ne va della sicurezza e della continuità del campionato. Il rispetto del protocollo e la consapevolezza che il “patto fra privati” (Figc) funzioni. Altrimenti sarà davvero farwest. Altro che campionato più bello degli ultimi 20 anni. Si rischia addirittura di non finirlo.
A proposito di Napoli: lo scontro contro il Torino sembrava dovesse essere una formalità. Invece c’è voluta una magia al novantesimo per arrivare al pari. Giampaolo continua a leccarsi le ferite, continua ad essere rimontato, soprattutto nei minuti finali, ma chi sta peggio è Gattuso che per 89 minuti ha vissuto con l’incubo della terza sconfitta consecutiva. Quella continuità che ha reso grande il Milan, sta affossando il Napoli. Che a livello tecnico non ha nulla da invidiare alle altre (anzi), ma che non sta trovando il suo passo. Fa bene Gattuso ad arrabbiarsi, fa bene Insigne ad essere critico. La testa prima delle gambe.
E chi sorride di più è la Roma: ancora una vittoria, terzo posto in classifica e un Natale da passare con il sorriso stampato in faccia. Qualche rischio di troppo, forse. Ma la qualità di gioco e gli interpreti in stato di grazia fanno in modo che la squadra di Fonseca possa recitare il ruolo di outsider. Più Roma che Torino, oggi. Senza dubbio. E’ come se la SerieA voglia cambiare per forza geografia.

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