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La Giovane Italia
Editoriale

Gazidis, ci scusi: può illustrarci il piano di sviluppo del Milan? Conte, bene (il derby) ma non benissimo (la Champions). Napoli show, Juve sveglia

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
23.09.2019 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 39225 volte

Per fare processi è presto; poi ci sono i giudici e non i giornalisti. Ogni tanto, però, vale la pena farsi delle domande anche se mai si avranno delle risposte. La storia del Milan, da anni ormai, viene presa a calci in faccia e non possiamo far finta di nulla. Di chi è la colpa? Di Silvio Berlusconi. Ma come, lasciatelo in pace. Beh, no. I mali del Milan iniziano da lì. Berlusconi è stato il miglior Presidente della storia del calcio italiano, insieme ai fratelli Agnelli, prima di Sensi che si è dissanguato per regalare un sogno al popolo romanista e nella lista dei più grandi di sempre mettiamo anche Cragnotti e Ferlaino. Molti si sono rovinati. Gli Agnelli mai, anche se vedere il bilancio della Juventus in perdita fa un po' scalpore. Cragnotti per la Lazio e per il calcio si è autodistrutto e Ferlaino resterà per sempre nella storia d'Italia per gli scudetti e per Maradona. Siamo andati un po' oltre. Berlusconi, negli ultimi anni di Impero, ha fatto solo il male del Milan. Calciatori non da Milan, allenatori fatti girare come carte da poker sul tavolo verde e bilanci chiusi in costante perdita. Il vero guaio, però, è stato lasciare il Milan nelle mani sbagliate. Da lì in poi non si è capito più nulla e finire sotto la guida di un fondo, bello come Elliott ma pur sempre un fondo, significa che c'è qualcosa che non va. L'Inter è finita nelle mani giuste, ad esempio, nonostante un intermezzo poco chiaro. Oggi il Milan ha perso una sua identità e con i continui cambi societari non riesce a creare una ossatura sulla quale lavorare. Bocciati Fassone e Mirabelli, bocciato Leonardo, oggi i pieni poteri a Ivan Gazidis iniziano a portare risultati poco soddisfacenti. Capiamoci: le colpe non sono tutte sue ma, anche se resti in silenzio ed operi nell'ombra, il capo societario resti sempre tu. Era arrivato dalla scuola della Premier per insegnarci calcio. La verità è che gli inglesi sono bravi e fanno grandi cose in Patria ma qui non abbiamo bisogno di maestri e professori senza cattedra. La rivoluzione estiva di Gazidis non ha portato a nulla. Per ora non contiamo morti e feriti ma giudichiamo quello che vediamo dalle prime settimane di lavoro, pronti ad essere smentiti quando la squadra inizierà a girare. Quello che ci è sembrato subito fuori posto è la scelta della squadra dirigenziale. E qui Gazidis ha tutte le responsabilità di questo mondo. Inoltre, uno con le sue capacità e per il ruolo che riveste dovrebbe metterci la faccia più spesso, anche se preferisce restare in silenzio. In Italia funziona così, in Inghilterra non sappiamo. In un club senza proprietà, o meglio con un fondo come proprietà, la figura di Gazidis è importante quanto quella di un Presidente di una società normale di calcio. Gazidis ha giocato con il fuoco e, adesso, inizia a bruciarsi. Boban-Maldini-Massara. Un tridente senza logica. Boban è un grande uomo politico, di spiccata cultura calcistica e moralmente un grande professionista. Fare calcio, tutti i giorni, è un'altra cosa. Maldini è una grande bandiera, un grande ex capitano, un uomo vero e un professionista esemplare. Fare il Direttore è un'altra cosa. Massara era compagno di Giampaolo alla Fidelis Andria, è stato uomo fidato di Sabatini, un grande talent scout. Fare il Direttore Sportivo del Milan è un'altra cosa. Troppe figure, inutili, alcune complementari, quando ci sarebbe bisogno di una struttura più snella. Gazidis-Boban-Maldini-Massara. 4 Direttori, di fatto, per scegliere un allenatore bravo e preparato ma alla prima esperienza in un top club. Giampaolo, finora, ha deluso ma sapevamo che le sue squadre hanno bisogno di tempo. Il Milan non ne ha. Va bene sistemare i bilanci ma il club non acquisterà mai valore se verrà bocciato ancora dall'Europa. Che a bocciare sia il campo o un giudice della Uefa poco cambia. Bisogna tornare in Champions e di questo passo non la vedrai neanche dal divano di casa. Chi ha fatto il mercato? Non lo sappiamo ma chi l'ha fatto parli con Giampaolo e provi a valorizzare i nuovi perché tra panchina e tribuna perdono valore.
L'Inter gode per il derby e si gusta il primato a punteggio pieno ma si dovrà fare almeno un paio di domande Antonio Conte. La prima, e più importante: chi è la talpa? Va trovata subito. La moglie di un calciatore? Sicuramente bisogna indagare all'interno dello spogliatoio e il Mister dovrà essere bravo a bruciarla quanto prima. I litigi, nel gruppo, sono all'ordine del giorno ma se esce tutto dallo spogliatoio allora diventa un problema. Non c'è mezza squadra dove fili tutto liscio. Talpa o non talpa l'Inter di Champions è stata inguardabile e quei 3 punti erano fondamentali per i nerazzurri. Conte ha delle oggettive responsabilità perché, se la squadra al derby è arrivata cattiva e motivata, in Champions pensava di essere alla partitella del martedì. Sottovalutare così un avversario non è un errore che, solitamente, commette una squadra di Conte. L'Inter è sulla buona strada. Servirebbe più fisicità in mezzo al campo, soprattutto in campo europeo ma ormai questa è la rosa e si andrà avanti così. Lukaku non è stato e mai sarà un problema. Un calciatore così forte non può essere messo in discussione, poi, attaccanti con questa stazza fisica carburano lentamente. Mi preoccupa, invece, il percorso di Sanchez. Vedremo se sarà stato un affare o un bidone.
Spettacolare il Napoli. Tra Champions e campionato, la formazione di Ancelotti sembra aver acquisito la giusta mentalità ma anche la giusta concretezza per vincere le partite, anche quelle più "semplici". I campionati non si vincono a Roma, Milano o Torino. Gli scudetti si vincono a Verona, Lecce e Ferrara. Ottimo avvio del Napoli che adesso ha registrato anche la difesa, dopo le prime due giornate da horror.
Preoccupa, si fa per dire, la Juventus. Vince, non stravince, suda e a tratti viene salvata dalla fortuna. Non ti lascia senza fiato e, soprattutto, sembra una squadra ancora vulnerabile. I disastri sulle palle inattive in Champions dovranno essere studiati quanto prima da Sarri, ma anche in campionato la Juve non gira. Il tempo per crescere c'è ma, attenzione, perché quest'anno i bianconeri rischiano di bruciarsi con il fuoco. E pronti a farsi un paio di risate, dietro le quinte, sono in tanti. Da Allegri a Conte fino a Marotta. Non sono gufi, ci mancherebbe, ma per interessi personali è naturale che tutti non aspettino altro che il fallimento del progetto Sarri-Paratici. La Juve resta l'indiscussa favorita per il campionato. Se poi sbaglierà qualcosa vedremo se ad approfittarne sarà Conte o Ancelotti. Una cosa è certa: forse quest'anno ci divertiremo un po' di più....


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