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Editoriale

Icardi-Inter: forse non è solo ciò che ci hanno detto, e forse non è colpa di Marotta. Ecco la lotta di potere in cui si sono trovati in mezzo dirigente e giocatore. E ci sono già Chelsea e Juventus. Dybala a Madrid, e non giocherà nell’Inter

20.02.2019 00:00 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 89170 volte

Dire qualcosa che non sia stato ancora detto, scritto e pensato sul caso Icardi è quasi impossibile. E quasi tutti rimarranno della loro opinione, colpevolisti o innocentisti.
Personalmente, penso che la società abbia sbagliato a togliere la fascia da capitano, a creare una frattura che appare insanabile alzando il livello dello scontro fino a rischiare di compromettere la stagione. Lo penso perché francamente non credo sia commisurata all’eventuale errore di Icardi o di Wanda in pensieri e parole. E perché penso che alla società, che deve prima pensare al bene della società appunto, giovi comunque un Icardi che scende in campo.
E attenzione alla notizia: senza fascia, non sembra che accadrà più, di rivedere Icardi con la maglia dell’Inter.

E ci hanno detto o comunque fatto capire che la decisione è stata presa praticamente perché è stata la richiesta del gruppo, dei giocatori. Eppure, facendo il lavoro di giornalista che va oltre la versione ufficiale e indaga anche attraverso chi non si vuole esporre, viene fuori che in verità non c’è minimamente un gruppo compatto in questa decisione, ma che ci sia una parte consistente dei giocatori che anzi abbia espresso la sua solidarietà ad Icardi, poi una larga parte che si è conformata alle scelte imposte, e un’altra parte piuttosto circoscritta e facente capo a Perisic che ha espressamente fatto richiesta martedì scorso che la fascia fosse tolta all’attaccante argentino.
Nelle motivazioni per questa decisione si sono fatti intendere motivi comportamentali nonché le dichiarazioni di Wanda. Eppure è strano che non si siano considerate le vere e proprie azioni da capitano che Icardi ha intrapreso tante volte, azioni non richieste espresse solo per l’amor di ruolo.

Anche solo in tempi recenti: non solo il giocare ignorando infortuni vari e alle caviglie stesse, per non perdere appuntamenti importanti.
Ma anche iniziative come riprendere in allenamento giocatori troppo indolenti, il cui rendimento peraltro non per coincidenza è visibilmente calato rispetto alla stagione scorsa. E ancora: aiutare materialmente l’inserimento dei nuovi arrivati, su tutti Lautaro Martinez, prima ospitato per mesi a casa, poi aiutato nell’integrazione perfino ricercando la dimora, e infine consigliato a più miti comportamenti nel momento in cui esibiva malumori per il mancato impiego (pensa un po’, e questo sarebbe il capitano spaccaspogliatoio).
Per non parlare dell’attività quasi di pulmino-scuola che Icardi si è sobbarcato in certi frangenti, andando letteralmente a tirare giù dal letto compagni appena arrivati e che avevano esagerato nel bisbocciare delle notti milanesi, portandoli di peso ad allenarsi per farli rientrare nei ranghi.
E non ultimo, certe tirate in allenamento fatte ad alcuni compagni che superficialmente avevano rischiato di infortunare altri compagni con interventi poco ragionati.
Tutte attività che un capitano vero farebbe senza metterle in piazza, se davvero ci tiene.

Come detto, non si ha la pretesa di convincere: ognuno rimarrà della propria opinione.
E come detto, personalmente penso che l’Inter a non fare giocare Icardi uscirà dalla zona Champions, e a lungo raggio dovrebbe non vendere l’argentino: perché di attaccanti con questi numeri al mondo ce n’è pochissimi. E che costano così poco nessuno. E che per fortuna tu possiedi già, ce n’è solo uno.
E come detto, penso che togliere la fascia di capitano provocando questo effetto domino è stato un vero suicidio, perché hai messo in piazza frizioni ancora sanabili, e hai provocato un’offesa che non sarà risanabile.

Ma questo è il mio pensiero, quantunque corroborato da estese motivazioni, di cui la maggior parte fondate su fatti e numeri.
Mi metto invece nei panni di chi crede che Icardi debba essere venduto, che non faccia il bene dell’Inter. Bene, anche in quel caso, la scelta è insensata. Anzi, lo è ancora di più: tenerlo fuori, o farlo rientrare modificandone il rendimento per via delle pressioni psicologiche, così come irrimediabilmente accadrebbe, è un danno economico in sede di cessione. Adesso hai un giocatore che tutto il mondo sa essere sul mercato - il che abbassa già il prezzo. E che vuole andarsene, e tu difficilmente potrai trattenere. Il che abbassa ulteriormente il prezzo.

Insomma, questa decisione così definitiva pur senza esserlo, è stata insensata sia nel caso si voglia trattenere il giocatore, sia nel caso in cui lo si lasci andare, come quasi irrimediabilmente accadrà.
E soprattutto, è insensata perché non c’è un fronte compatto che si è presentato con le torce in mano alla porta di Spalletti chiedendone la testa. Le dichiarazioni scappate a Wanda Nara (se si vede la puntata incriminata di dieci giorni fa, si vede come siano state una leggerezza più che un attacco) non giustificano il rischio sportivo e finanziario in cui l’Inter si è imbarcata.

C’è però un fattore, molto strano. Molto sta passando sotto l’egida di Marotta, da quando è arrivato.
Ma questa storia è molto diversa da certe decisioni disciplinari, molto più complicata.
Marotta ha trovato una situazione strana: ha trovato una situazione in cui la società rappresentata con pieni poteri da Piero Ausilio ha tergiversato a lungo sul rinnovo a Icardi. Non l’ha respinto, e non l’ha rimandato. Ha tergiversato, facendo poi una proposta ovviamente non accettabile, visto che chiedeva a Icardi di firmare il contratto della vita, ma percependo uno stipendio che l’avrebbe posto al settimo posto di quelli in Italia (pur avendo già vinto due volte la classifica capocannonieri a 25 anni), e ricordando che attualmente occupa il tredicesimo posto.
Marotta dunque ha trovato una situazione già sfibrata, già condotta male. E in cui è stato chiamato a risolvere, e a mettere d’accordo le parti, e a tutelare tutti gli interessi.

E’ un dato di fatto che Beppe Marotta non sia stupido, checché uno ne pensi. E per questo motivo, sa benissimo che non vuole passare alla storia come l’uomo che è arrivato all’Inter per portarla a vincere, e come prima cosa ha venduto Icardi. E tanto più alla Juventus. Una mossa due volte stupida. Ed è un dato di fatto che Marotta non sia stupido, lo dimostrano decenni di comprovata carriera eccelsa e in crescendo.

E dunque è strana la situazione in cui si è trovato, considerando che da sempre è stato un uomo dell’incontro e non dello scontro, prendendo decisioni estreme solo in rarissimi casi. Si potrà dire lo sgabello di Bonucci. Ma c’è stata anche l’estenuante trattativa con la famiglia di Dybala, risoltasi poi con il ricchissimo adeguamento di contratto.
Se Marotta lasciasse, volente o nolente, il suo marchio sulla cessione di Icardi, e tanto più alla Juventus, sarebbe un marchio indelebile che ne pregiudicherebbe la permanenza all’Inter.
Ma non può essere un re che decide d’imperio. Arriva in una situazione come quella del caso Icardi già malmessa e trascinata, dove fino alla fine, fino all’ambasciata di alcuni giocatori, fino all’incontro che ha ratificato la decisione, ha dovuto assecondare i vasti malumori di una parte, malumori già accolti in precedenza da sottoposti.
E dunque, invece di avere la possibilità di mediare, a Marotta è stata presentata la situazione in cui già alcune componenti della società avevano accolto queste mozioni. Non a caso, a certi incontri ha presenziato senza però prendere parola.
Ma se l’interesse del club viene prima di tutto, allora tutti dovrebbero pensare a cosa può portare più vantaggio, anche qualora si ceda Icardi, e non magari a ritrovare o riacquistare del potere perduto. Insomma, Marotta finora non è stato responsabile, ma ha dovuto assecondare forze all'interno della società, che però non sono sembrate avere come prima preoccupazione il bene della società stessa.

Anche perché le big non stanno a guardare. Si scatenerà un gran casino questa estate per gli attaccanti. E Icardi sarà il primo nome. E non c’è molto da aspettare. Perché i primi contatti sono stati già presi.
Ecco la notizia: la Juventus soprattutto, ma anche il Chelsea, si sono già fatte avanti. Ma ripetiamo, la Juventus soprattutto.

E niente e nessuna prova, né indizio, c’è per ora che la Juve abbia nemmeno intenzione di intavolare uno scambio con Dybala (quasi più facile che venga riproposto Higuain, via Chelsea che pure lo rispedirebbe indietro in cambio di Icardi). Nel frattempo Dybala a Madrid gioca: certo, più per costrizione vista l’assenza di Khedira, e dunque la sopravvenuta maggiore protezione alle spalle, che per convinzione. E sarà un bel test per lui, visto che nelle trasferte europee a eliminazione diretta è sempre stato deludente. Ma vada come vada, all’Inter la Juventus non lo darà.


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