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Il calcio trema: è allarme dopo Rugani e Gabbiadini positivi. Juve e Inter in isolamento, pure Ronaldo a Madeira. Anche il Real in quarantena e l’Uefa fa finta di non capire. Martedì sarà annullato l’Europeo, due miliardi di danni

Il calcio trema: è allarme dopo Rugani e Gabbiadini positivi. Juve e Inter in isolamento, pure Ronaldo a Madeira. Anche il Real in quarantena e l’Uefa fa finta di non capire. Martedì sarà annullato l’Europeo, due miliardi di danniTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
venerdì 13 marzo 2020 07:29Editoriale
di Enzo Bucchioni

Prima Rugani e poi Gabbiadini positivi nel giro di poche ore. Ma non basta, anche Arteta il tecnico dell’Arsenal e tre giocatori del Leicester sono stati contagiati dal Coronavirus. Ora tutto il calcio trema per i ritardi con i quali sono stati presi i provvedimenti e per la voglia di continuare a giocare nonostante l’allarme e gli inviti a fermarsi delle autorità sanitarie.

Così, una dopo l’altra, le società calcistiche dovranno fare pesantemente i conti con il dramma che sconvolge la società civile.

Rugani e Gabbiadini per fortuna stanno bene, ma il problema è fermare tutti quelli con i quali sono venuti in contatto e non sono pochi.

La Juventus ha messo in isolamento 121 persone, come prescrive il protocollo sanitario. Sono in quarantena tutti i giocatori, lo staff tecnico e sanitario, ma anche i dirigenti, compreso il presidente Agnelli. In isolamento pure Cristiano Ronaldo, ma nella sua casa di Madeira dove si era rifugiato subito dopo la gara con l’Inter anche per star vicino alla mamma malata. Un problema in più. Tutti quanti gli juventini saranno sottoposti a tampone per valutare le condizioni, nella speranza che nessun altro sia stato contagiato.

Anche l’Inter, ovviamente, ha messo in isolamento tutti quelli che domenica sera hanno partecipato alla trasferta e alla partita con la Juventus. Un provvedimento giusto e inevitabile. Lo stesso faranno la Sampdoria e il Verona che si sono sfidate anche loro domenica scorsa.

Come si vede gli allarmi purtroppo non erano infondati. I ritardi della Federcalcio e della Lega che per fermarsi hanno aspettato il decreto del governo dopo settimane di porte chiuse, porte socchiuse o porte aperte, un balletto tragicomico, ora sono evidenti a tutti.

La speranza, naturalmente, è che il contagio si fermi a questi casi, ma è logico che adesso le preoccupazioni e le paure che sono in tutto il Paese siano anche nel cuore del mondo del calcio. Purtroppo i Signori del Pallone ancora una volta devono fare i conti con la presunzione di far parte di un mondo a parte, al di sopra del bene e del male, e ne pagheranno le conseguenze. Non ci sono controprove, ovvio, ma la prudenza avrebbe suggerito decisioni più tempestive ed atteggiamenti diversi soprattutto da parte della Lega. Il presidente Dal Pino, invece, ha cercato fino all’ultimo di giocare a porte aperte, ha poi ripiegato sulle porte chiuse, ma è apparso chiaro fin da subito a tutti che il ritardo avrebbe provocato dei rischi. E non importa se i calciatori sono atleti super controllati costantemente, le campane di vetro non funzionano.

Il calcio italiano non brilla per sensibilità, ma è in buona compagnia e soltanto nelle ultime ore, una dopo l’altra, le federazioni europee a pioggia, di fronte all’evidenza, stanno fermando i campionati nazionali.

Anche il Real Madrid è in quarantena e i giocatori saranno sottoposti a tampone, ma in questo caso per un cestista, Thompkins. Il Real Basket si allena infatti a Valdebebas, nello stesso centro sportivo dei calciatori.

Era inevitabile pensare che gli sport di contatto fossero fra i più a rischio e proprio per questo serviva la lungimiranza dei dirigenti che invece pensano sempre e soltanto al business mettendo la salute degli atleti e dei tifosi in secondo piano. Fra gli altri, si è fermata anche l’Nba, la Formula Uno ha rinviato il gran premio, tutti si stanno rendendo conto di questa Pandemia.

E invece il calcio nicchia ancora. Guardate le immagini di quello che è successo mercoledì sera a Parigi dove Kurzawa si è gettato fra i supporters del Psg, i baci, gli abbracci. Ma a Liverpool si è addirittura giocato a porte aperte. Ieri sera sono andate in scena alcune partite di Europa League.

Ieri sera a tarda ora dopo lo stop alla Liga e ad altri campionati europei, in sud America hanno fermato anche la coppa Libertadores.

Ma l’Uefa dov’è?

Anche qui il discorso è lo stesso, fermare le coppe è un danno economico rilevante, dagli sponsor ai diritti televisivi sarà un bagno di sangue, ma l’interesse alla salute dovrebbe essere sempre il principio ispiratore di ogni decisione.

Il presidente dell’Uefa Ceferin brilla per la sua linea delle “tre scimmiette” e la convocazione delle federazioni e dei club è arrivata soltanto per martedì prossimo, diciassette marzo. In grave ritardo, più o meno come hanno fatto i dirigenti italiani.

Il tema principale per l’Uefa è rinviare l’Europeo e Ceferin dovrà piegarsi all’evidenza. Questa edizione, fra l’altro, è la prima itinerante e diventa imbarazzante soltanto pensare come migliaia di tifosi possano girare in Europa a giugno per seguire le loro nazionali, fra Roma e Baku, San Pietroburgo e Copenaghen, Amsterdam e Bucarest, Londra e Bilbao, Glasgow e Monaco, Dublino e Budapest, tutte sedi intrecciate, dalla gara d’inaugurazione di Roma alla finale di Londra.

Rinviare l’Europeo diventa obbligatorio per la salute pubblica, ma anche se si vuol provare a chiudere in qualche modo la stagione.

E se è vero che rinviare questa manifestazione significa perdere due miliardi fra sponsor e diritti tv, è altrettanto vero che il calcio di soldi ne butta tanti, dovrà imparare a gestirli meglio e, soprattutto, in questo momento di emergenza tutti in qualche modo sono chiamati a sacrifici obbligatori.

C’è un altro motivo che dovrebbe spingere al no all’Europeo che, per altro, sembra quasi certo nonostante l’idea di Ceferin. In qualche modo si dovranno chiudere i campionati e finire Champions e Europa League, e allora non resta che sperare che nel giro di un mese e mezzo questo drammatico contagio venga fermato e il virus debellato. Se così sarà, si potrebbero usare i mesi di maggio e giugno per finire la stagione.

Se invece, tocchiamo ferro, il problema fosse ancora vivo, a maggior ragione giocare l’Europeo sarebbe follia.

Come si vede, purtroppo, non c’è altra strada e il signor Ceferin dovrà farsene una ragione. Nell’interesse del calcio e dei suoi tifosi, ovvio, ma quasi mai pensano a questo i dirigenti del Pallone e la storia l’ha ampiamente dimostrato.

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