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Il risiko di gennaio: ecco cosa serve e a chi. Juve, due cessioni. Inter, due acquisti. Milan, no a Ibra. Napoli, Firenze e Torino: panchine di cristallo. Lega, ecco il Presidente

Il risiko di gennaio: ecco cosa serve e a chi. Juve, due cessioni. Inter, due acquisti. Milan, no a Ibra. Napoli, Firenze e Torino: panchine di cristallo. Lega, ecco il Presidente
lunedì 25 novembre 2019 00:00Editoriale
di Michele Criscitiello
Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb

Un mese esatto al Natale. Auguri. Poco più di un mese alla riapertura del calciomercato. Condoglianze. Sembra ieri che finiva il mercato estivo e già riapre quello invernale. Evviva. Ci divertiamo. Anche perché il campionato a volte ci annoia, la sosta lo ammazza. Chi ha sbagliato di più? Con il senno del poi siamo tutti bravi, dal computer siamo tutti fenomeni. Poi trovare le soluzioni è sempre complicato e fare azienda con il calcio è la cosa più complessa che possa esistere. Lavori bene, programmi, studi ma poi il risultato non arriva. Allora rimetti tutto in discussione per capire come arrivare alla risoluzione dei problemi. Iniziamo l'analisi: la Juventus vince ma non convince del tutto. Per 75 minuti dovevi chiedere come mai, a Bergamo, la Juventus giocasse con le maglie nerazzurre. L'Atalanta sembrava la Juve e la Juve non sembrava l'Atalanta. Sarebbe un'offesa. La squadra di Gasperini ha giocato un calcio brillante, andava a mille all'ora e andava a prendere alta la Juve. Spettacolare Dea. Poi, però, non chiude la partita e - anche se mancava poco quando Sarri la pareggia - mi sono girato verso mio figlio di 25 mesi (quasi) e gli ho detto: "stai a vedere che adesso la vince". Non è un testimone affidabile perché dice ancora poche parole e non potrebbe affermare: "sì, è vero papà l'aveva detto". Mi consolo che, però, non gli avevo pronosticato addirittura il 3-1. La Juventus è così: sembra che dorma per 75 minuti poi con due-tre accelerate vince le partite e ti fa quasi arrabbiare per la disinvoltura con la quale lo fa. Dopo un anno e mezzo di Cristiano Ronaldo alla Juventus mi comincio a chiedere se davvero la Juventus avesse realmente bisogno di CR7 e non di far diventare Dybala un Ronaldo. Con Allegri l'argentino ha perso un anno ma se Sarri farà di testa sua vedrete che farà diventare Dybala uno dei tre calciatori più forti al mondo. A gennaio Paratici dovrà fare poco. Tre cessioni (Mandzukic, Emre Can e forse anche Rugani) e sinceramente deve fare poco, anzi nulla, in entrata. Ci aspettiamo la Juve migliore anche perché Conte è fastidioso e rognoso e non aspetta altro che il primo passo falso di Sarri. Sarà lunga, sarà difficile ma non impossibile. Certo l'Inter, da Sensi a Sanchez fino a Barella, non sembra fortunatissima. Sei a corto di mezzeali e si infortunano proprio Sensi e Barella. Conte ha bisogno di un centrocampista e di un attaccante. A prescindere dalla Champions servono anche per il campionato e l'Inter ha il dovere di crederci quest'anno.
In settimana è possibile un incontro tra il Milan e Zlatan Ibrahimovic. Ibra è un grande, porta personalità, gol e spessore. Lo sappiamo bene. Andrebbe preso ad occhi chiusi. Bene, ad occhi chiusi. Perché se li apriamo non dovrebbe essere preso. Perché è bollito? No. Perché non segnerebbe in questo Milan? Falso. Il perché è abbastanza semplice: hai speso un botto per Piatek e Leao. Uno, lo scorso inverno. L'altro, in estate. Hai fatto una politica di giovani e poi ammazzeresti i due tuoi attaccanti che sono già sul cornicione del nono piano. Ogni cosa ha il suo tempo. Ibra e il Milan hanno già vissuto anni d'oro che non tornerebbero con questo Milan sbiadito senza arte né parte. Sarebbe un brodino per i tifosi ma i tifosi devono essere maturi e non pensare al contentino che darebbe questa società ma sarebbe utile pensare a come tornare seriamente grandi. Con quali progetti e con quali dirigenti. Raiola incontra il Milan e chiede 10 milioni in 18 mesi. Se glieli dessero faremmo una statua a Mino a casa Milan ma a quel punto toglieremmo le foto di Maldini dalla sede.
Il mercato non è fatto di soli calciatori. Ci sono anche squadre con nomi importanti in rosa ma che non girano per errori dei propri allenatori. Ci sono panchine di ferro e altre di cristallo. Il Napoli non sta ricevendo nulla in più da Carlo Ancelotti. Sarebbe dovuto essere un valore aggiunto, si è trasformato in un normalissimo allenatore di serie A: squadra piatta e senza iniziativa. Lo cambi? Sì, ma con chi? Ormai bisogna arrivare a fine stagione e tirare la linea quanto prima. Il Torino è inguardabile. Se la starà ridendo sotto i baffi Gianluca Petrachi. Ha lasciato il Torino in Europa e lo ritrova in mezzo ad una strada. Se la ride a Roma dove il suo progetto inizia a prende forma. Mazzarri, da anni, ha inanellato una serie di stagioni negative. A Torino ha la squadra ma la squadra ha poco o nulla di Mazzarri. Sembra strano che Cairo non intervenga e sarebbe bello capire se non cambierà Mazzarri per la reale stima o per non accollarsi un altro stipendio quando l'unico obiettivo che resta è la salvezza e la si può raggiungere anche con Mazzarri in panchina. Sono molto preoccupati anche a Firenze, dove segnali di risveglio non se ne vedono. Anzi, dopo un mesetto di buoni risultati, i viola sono crollati di nuovo. La società inizia a mettere in discussione Vincenzo Montella, la proprietà non è contenta del lavoro del mister ma anche di Daniele Pradè e - come vi avevamo anticipato - l'ultimo giorno di mercato il calabrese Commisso, con il siciliano Joe Barone pensano sempre a Gennaro Gattuso come prima alternativa a Montella. La squadra ha subito l'ennesima involuzione, di questo passo Chiesa continua a perdere valore e il primo campionato di Commisso rischia di passare alla storia come flop assoluto.
In chiusura, un pensiero sui vuoti d'aria e sulle turbolenze registrate in Via Rosellini. Il Presidente Miccichè, in settimana, ha lasciato l'incarico. Lascia con dignità e con il favore di molti Presidenti che lo hanno appoggiato. In primis Cairo. Un uomo di banche che serviva a tutti: Lega e club. Lascia da signore e, forse, ha capito che il mondo del calcio non faceva per lui. Ha aiutato molto la Lega nel rapporto con le banche; ha, forse, sottovalutato l'importanza dei diritti tv, gestiti dalla Lega non benissimo per questo ultimo triennio. Miccichè, in Lega Calcio, è comunque uno spreco per il nostro sistema finanziario. Serve un Presidente... ma un Presidente c'è già. Il ruolo perfetto per Luigi De Siervo, oggi Amministratore Delegato, ma mai come in questo periodo servono un operativo e un pratico su quella poltrona. Si avvicina la nuova battaglia dei diritti tv, ritorna Mediapro e bisogna fare chiarezza sul bando che in Primavera cambierà, probabilmente, la storia del nostro calcio e di molte aziende. Nel frattempo la Lega di serie A, in vista delle prossime elezioni federali, vuole recuperare un 6% dalla Lega Pro. Un'altra battaglia politica che vedrà di fronte le grandi di A e le piccole di serie C. La Lega Pro ha, però, un Presidente come Ghirelli pronto alla battaglia. Dalle mille vite. Un Presidente che ha passato gli tsunami Macalli e che ha resistito con Gravina, fino ad accompagnarlo alla porta della FIGC. Perché a volte i migliori alleati sono i "migliori" nemici. Ghirelli è uno stratega e un politico del calcio. La serie A ha i consensi e i soldi. In questo momento la serie C ha i numeri; anche se a volte non bastano per rendere appetibile un campionato con potenzialità mai realmente sfruttate.

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