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La Giovane Italia
Editoriale

Inter: un ringraziamento a “mamma e papà” prima di sfidare il muro giallo. Milan: c'è solo una strada per uscire dalla mediocrità e ha un nome. Napoli e Roma: attenti ai commentatori. Balotelli: ecco cosa manca. E sul Var...

05.11.2019 18:19 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 29564 volte
© foto di Alessio Alaimo

Eccoci. Mala tempora currunt.

1) Cioè, Balotelli si incazza. E c’ha ragione. E tutti dicono “c’ha ragione” ma poi c’è chi aggiunge “sì, c’ha ragione però…”. Però che? Il fatto è che sarebbe bello se per una volta a prendere a pallonate i senzacervello non fossero i calciatori presi di mira, ma quelli che gli stanno accanto. Una roba del genere “oh, questi qui non ce l’hanno con me, ma mi sono rotto le balle anch’io. E mi fermo per primo”.
Per il resto c’è poco da aggiungere. Il tizio del quale non faremo il nome scrive su twitter: “#Balotelli volevi godere del black pass de “il negro ha sempre ragione”, ma tu sei più stupido che negro”. Sotto un giornalista gli chiede il numero di telefono per contattarlo. E quello lo pubblica. E allora a “quello lì” la risposta viene facile: “Ehi tu, se pubblichi il tuo numero su twitter, fidati, sei più stupido che bianco”.

2) Il Var. Tutti si lamentano. C’è dell’accanimento. La gente giustamente non ci capisce più nulla: quando si usa?, come si usa?, perché si usa un po’ sì e un po’ no? Prendete i falli di mano: non si capisce più una mazzafionda. Cioè, ci ritroviamo settimanalmente a discutere di rigori che “sì, rientrano nel regolamento” ma “boh, secondo me non proprio” e “dipende da che punto di vista la vedi”. Dipende da che punto di vista la vedi? Ecco, questo è esattamente il problema. Da ragazzini nostro papà ci diceva “non toccare la palla con la mano, soprattutto in area perché ti fischiano il rigore contro”. Oggi no. Oggi un genitore deve dire al suo bambino “non toccare la palla di mano a meno che il tuo braccio non sia adiacente al corpo. Cerca in contemporanea di porre le tue mani dietro la schiena per evitare ogni contestazione. Tieni presente che se il braccio va verso il pallone allora sono cazzi tuoi, figliuolo, viceversa puoi pretendere che venga applicato il comma 23 che vale come il Topoli Tutti del nascondino. Hai capito figlio benedetto?”. E quello, il figlio, dice: “Papà, mi iscrivi a judo?”. E c’ha ragione lui.
Con questa storia del “nuovo regolamento” hanno creato un casino che nelle scuole di judo non sanno più dove mettere gli iscritti.

3) Il Milan. Il Milan è arrivato in quella fase che “sì, abbiamo perso, però va bene perché si è visto qualcosa”. È una fase inaccettabile. Sarebbe accettabile solo se chi sta a comando raccontasse la verità: “Abbiamo preso una cantonata: bisognava andare avanti con Gattuso e bisognava prendergli tre rinforzi d’esperienza. Non lo abbiamo fatto e ora cerchiamo di stare a galla in qualche modo”. Ovviamente non lo faranno mai, non lo faremmo neppure noi al loro posto. Però “la bella sconfitta no”, per cortesia. I tifosi non sono più neppure arrabbiati, sono rassegnati. E la rassegnazione dovrebbe far più paura della rabbia. E invece no, chi sta al vertice lascia fare o, ancora peggio, non sa che fare. Buttiamo là un’idea, banale quanto volete ma non ce ne vengono in mente altre: prendetevi Ibra, anche a costo di coprirlo d’oro, anche a costo di andare contro il comandamento dei “giovani come unica ragione di vita”. Puntare sul “vecchio fenomeno” non è mai giusto se hai le idee chiare su quello che hai fatto e su quello che vuoi fare. In questo caso, invece, pare l’unica soluzione logica per far crescere davvero i giovani e dare un senso alla stagione.
4) I tecnici “del calendario”. L’ultimo è stato Pioli, prima di lui Conte. Il giorno in più e in meno di riposo toglie il sonno agli allenatori e certamente hanno ragione loro che hanno fior di patentini. Però… Però… Dai… Però… Per piacere… Dai… “Il giorno in più di riposo”. Ma cos’è dai, per piacere. Dai. Ci siamo capiti.
5) Ancelotti. Ancelotti non è d’accordo con il ritiro ma si adegua alla proprietà. Che è come dire “mi hai rotto le balle ma comandi tu…”. C’è chi dice che De Laurentiis abbia già deciso di puntare su Gasperini per la prossima stagione, noi non ci crediamo molto. Nessun presidente penserebbe al “prossimo allenatore” con una stagione appena iniziata. Ma è anche vero che nessun commentatore sensato bollerebbe il Napoli come “squadra ridotta male” dopo sole 11 giornate e invece, uh, ne è pieno il Belpaese. E il Belpaese tornerà a rigirare la frittata appena il Napoli tornerà ad avere l’unica cosa che gli manca davvero in questo momento: un po’ di culo in più.
6) La Roma. Qui siamo all’autodenuncia. Il sottoscritto non ci credeva neanche un po’. Dirigenza nuova, allenatore nuovo, giocatori nuovi, poi gli infortuni a raffica: diciamo pure che la Roma agostana “non sembrava tutto ‘sto carnevale di Rio”. E invece no. Qualcosa è capitato. È capitato, per dire, che per una volta i “casini”, le polemiche, i bla bla bla siano altrove e la squadra lavori in santa pace. E lo fa bene. E ci sono più sorrisi che nervosismi. E “quello lì”, Fonseca, beh quello lì a cui molti di noi (io di sicuro) dicevano “guarda che il calcio italiano è una brutta bestia” ha scelto di sfidarla, la bestia, con una “cosa” che in giro per l’Europa si vede da qualche anno: la spensieratezza in campo. Oh, capiamoci, magari non durerà, ma al momento è una bellezza.
7) L’Inter. L’Inter questa sera va in campo per la partita più importante da quando è iniziata l’era Conte. Oddio, lo diciamo tutte le settimane, ma questa volta è vero. Il senso è: vietato perdere a Dortmund altrimenti addio sogni di gloria. È vero, la squadra è affaticata, soprattutto non riesce a rendere sul campo per come vorrebbe il suo allenatore (90 minuti di intensità totale e continua). La verità è che giocando ogni tre giorni non può riuscirci. Eppure va avanti. E bene o male porta a casa le vittorie. E non molla una fava. E allora sì, magari non è ancora una bellezza, ma questa Inter è come quando vai a trovare il bimbo appena nato e dici “Uh, che bello Luigino, è tutto il suo papà”. L’Inter è tutta il suo papà (Conte), ma pure la sua mamma (Oriali).
8) Ecco Oriali. L’altra sera ho avuto una piccola discussione con l’ottimo Cassano (davvero un bravo commentatore per quel che può valere la mia opinione). A suo dire Oriali non conta nulla nei “progressi caratteriali” della nuova Inter. Non sono d’accordo. Oriali c’era con Mancini. C’era con Mourinho. C’era con Conte in Nazionale. C’è ora, ancora con Conte. Non c’è stato negli anni grigi dei fallimenti. E allora sarà anche che non conta nulla, ma alla peggio significa che porta una gran fortuna. E la fortuna conta più di tutto.
9) La butto là: il Cagliari secondo me è forte.
10) Infine applausi a mister Gotti che dice “ok una vittoria, ma il mio mestiere è fare il vice”. La cara vecchia umiltà. Ad avercene.


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