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La Giovane Italia
Editoriale

Milan, mancano ancora un leader e una seconda punta. Correa e André Silva due misteri da chiarire

16.08.2019 08:41 di Luca Serafini   articolo letto 37394 volte

Non ci sono dubbi sul fatto che le strategie del calciomercato rossonero di questa estate 2019, incanalato dalle precedenze societarie riguardo a valutazioni e bilanci, siano state concertate in tutto e per tutto con il nuovo allenatore Giampaolo. Forse il solo Hernandez, preso subito, è stata volontà diretta di Maldini e Boban poco innamorati di Rodriguez e ancora meno di Laxalt e Strinic. Il resto, attraverso le rigide posizioni assunte per esempio nei casi di Veretout e Sensi, sono state indicazioni del tecnico per caratteristiche: ed ecco, dopo la suggestione Torreira assai più concreta di Modric, Bennacer anzitutto, poi Krunic, Leao, Duarte e adesso il tormentone Correa che necessiterà spiegazioni approfondite. Il dato di fatto è che i "big", fatta eccezione per Cutrone, sono rimasti tutti e costituiscono la spina dorsale del Milan, almeno rispetto a quello che potranno testimoniare essere successo in questi anni e indicare ai nuovi arrivati la via da intraprendere. Parliamo di Donnarumma, Conti, Romagnoli, Kessié, Suso e perché no Calahnoglu. Pezzi pregiati di mercato che non si sono mossi. Insieme allo stesso Biglia che oggi, viste le difficoltà nel reperire un Praet qualsiasi con determinate caratteristiche e visto il buon precampionato dell'argentino, potrebbe anche essere non solo la chioccia di Bennacer, ma il leader di una squadra dove questa figura sembra ancora latitare. Le conferme della spina dorsale sono un messaggio chiaro e preciso della società: nessuna svendita, nessuna rivoluzione, nessuno smantellamento, piuttosto un irrobustimento corposo delle linee. Difesa, centrocampo e attacco hanno ora ricambi e alternative valide, manca però una seconda punta in attesa di chiarire il futuro di André Silva (sapremo mai le ragioni del dietrofront del Monaco?) e le ragioni dell'innamoramento per Correa. Leao va pesato e aspettato in una crescita che si spera esplosiva, ma che potrebbe necessitare tempo e pazienza.
Oggi la squadra è la più giovane della serie A, rigorosamente under 25 con l'eccezione Suso, e una delle più giovani d'Europa. Al di là dell'età, manca una guida carismatica, un leader che in campo si prenda in mano la squadra e nello spogliatoio affianchi Giampaolo. Suso ha bisogno di avere continuità, di non spegnersi dopo 4/5 mesi di stagione. Piatek e Paquetà non hanno di certo ancora questi galloni e lo stesso Romagnoli ha un modo tutto suo di recitare il ruolo del boss, dovendo impegnarsi a fondo quest'anno per aiutare Duarte nel campionato più tattico e complicato del mondo. Biglia ha solo in parte questi galloni, penso che da qui a fine mercato Maldini e Boban qualche cosa potrebbero inventarsi, ma lasciamo perdere Modric per favore. L'incognita più grande nella squadra da loro costruita, è che questi ragazzi tutti dal potenziale e dalle possibilità enormi, lavorino e pensino in grande per affermarsi e consacrarsi. Non solo i nuovi arrivati, ma - una volta per tutte - Calabria, Conti, Kessié, Paquetà, Piatek, Suso appunto e soprattutto Calahnoglu. Senza che siano loro a capire quanto importante dev'essere l'impegno quotidiano, l'abnegazione, la serietà, questo splendido affascinante bocciolo non fiorirà. Giampalo non sarà un alibi, mai per nessuno. Anzi. Le parole di Paquetà in settimana hanno già chiarito quanto questo allenatore possa aiutare tutti a diventare grandi.
Dobbiamo ancora finire di ingoiare il boccone amaro di Bakayoko. Ci aveva illuso tutti di essere un buon giocatore con un potenziale grande e un possibile leader. Era invece soltanto un dotatissimo sciocco che ha buttato via una grande opportunità.


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