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I LIVIDI DI CAGLIARI E LE DOMANDE SENZA RISPOSTA. GLI ANNI DI TRANSIZIONE NON ESISTONO: SERVE UNA REAZIONE DI GRUPPO, A PARTIRE DA CHIESA. TORNA RIBERY: L’IDEA TRIDENTE CON FEDE E VLAHOVIC

13.11.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi    per firenzeviola.it   articolo letto 299 volte

La botta è stata forte, i lividi si faranno sentire per un bel po’. La Fiorentina a Cagliari è stata avvilente, spazzata via da una squadra che sognava giocando, con le ali ai piedi e la voglia di stupire. Tutto il contrario di Chiesa e compagni, finiti - per la prima volta, ma con ampio merito - nel mirino della critica. Perché questo approccio moscio? Perché la reazione non c’è stata? E perché tanti giocatori sembrano già sulle gambe? Le domande sono tante, le risposte, per il momento, poche. “Non c’eravamo con la testa”, la spiegazione di Pradè.

Una mancanza grave vista l’importanza della partita e la forza di un avversario bravissimo, in estate, a rinforzarsi da una cessione eccellente come quella di Barella. Di sicuro ora si aspettano risposte forti, anche per ricacciare indietro quei mugoli tipicamente fiorentini della serie “gl’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. La verità infatti sta nel mezzo, la Fiorentina non era da Champions dopo San Siro, ma non così da buttare neppure dopo il crollo in Sardegna.

Rivincita: eccola la parola chiave viola, perché prestazioni del genere sono intollerabili anche se sei una squadra incompleta e anche se (almeno teoricamente) questo è stato battezzato come un anno di transizione. Firenze per altro non è una piazza da anni di transizione, qui si passa dalle stelle alle stelle in una partita, si soffre e si gode, si pensa viola tutta la settimana e soprattutto si riempie il Franchi. Trentamila e passa tifosi allo stadio in ogni partita, sono la dimostrazione che il ferro va battuto quando è caldo, che guai a far calare lo splendido mare d’entusiasmo che circonda la squadra.

Niente alibi dunque, anche perché senza ambizioni di fondo, sarebbero per primi i giocatori a spegnere quel sacro fuoco riacceso con l’arrivo di Commisso. Cinque punti in cinque partite e con un calendario non impossibile, non possono bastare e anche per questo su Montella sono ricominciati i dubbi: a chi, se non all’allenatore, si può imputare un approccio sbagliato alle partite? Commisso non è contento e non l’ha mandato a dire. Rocco spende quasi 60 milioni di monte ingaggi, più un’altra quindicina per la sponsorizzazione Mediacom: impensabile che non si ponga obiettivi. Un conto è togliere pressioni ai giovani e dare tempo a una squadra nuova di zecca, un altro è pensare che uno come lui si accontenti di arrivare a metà classifica.

A Montella il compito di cambiare qualcosa, magari sfruttando al meglio l’attesissimo rientro dell’unico fuoriclasse viola, Franck Ribery. Il francese trequartista, con Chiesa e Vlahovic di punta: potrebbe essere questa l’idea per ricominciare. Osando, come nello stile dell’Aeroplanino. E andando oltre le assenze pesanti di Castrovilli e Pulgar (squalificati a Verona). L’allenatore per ora non rischia il posto, ma di certo altre figuracce non sarebbero tollerabili. Personalmente però non lo ritengo unico responsabile dei problemi viola. La squadra ha profonde lacune di organico, non ha un vice Badelj, non ha alternative sugli esterni e deve convivere con i problemi di Chiesa, incartato in un ruolo non prettamente suo e dai nervosismi estivi.

La vicenda contratto resta nel limbo e i lunghi silenzi non aiutano certo a distendere i nervi. Eppoi ci sono gli stenti di tanti titolarissimi, che dopo appena un terzo di campionato, sembrano già spompi: Pulgar, Caceres, lo stesso Badelj, Dalbert, Pezzella, Milenkovic, più Lirola che finora non ha mai convinto. La lista dei giocatori in netto calo è lunga, talmente lunga da rendere inevitabili i dubbi sulla condizione atletica di una squadra costruita in fretta e furia e senza una vera e propria preparazione estiva. Montella ha già difeso il suo lavoro, ribadendo che no, la condizione fisica generale è buona. Motivo in più per rendere inaccettabile una non partita come quella di domenica. Sarà una lunga sosta. Ma forse, rimuginare sull’umiliazione sarda, potrebbe anche diventare salutare.


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