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Il più grande regalo di Natale per Pirlo? Smetterla di chiamarlo Maestro

Il più grande regalo di Natale per Pirlo? Smetterla di chiamarlo MaestroTUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
martedì 22 dicembre 2020 08:00Il corsivo
di Marco Conterio

Nel 2018 Andrea Pirlo ha detto che il soprannome Maestro "mi piace e mi lusinga". Glielo dettero gli inglesi, che rimasero sconcertati davanti alla sua classe. Johan Cruyff spiegò che il suo segreto, quello che lo differenziava dai comuni mortali, era riuscire ad anticipare la giocata. A vedere il tempo fluire più lentamente e anche Pirlo, da calciatore, è stato un viaggiatore. Compassato ma precursore di giocate, di idee e pensate, come se attorno a lui tutto gravitasse a una velocità differente e con inizi scanditi da altri respiri. Vedeva spazi e luci, disegnava e insegnava. The Maestro, per metter il marchio di fabbrica inglese prima e americano poi, quando andò a svernare negli ultimi anni newyorkesi della carriera. Il Maestro, come fosse un unicuum, come lui nessuno mai e forse davvero. Sicuramente non adesso, non nell'Italia, non nella Juventus. E questa imperitura ricerca dell'erede a ogni costo, che ha bruciato talenti in ogni posizione e latitudine, rischia pure di gravare a lungo pure su chi quel soprannome l'ha portato con stile, barba ed eleganza a lungo.

SMETTERE DI CHIAMARLO MAESTRO Natale s'avvicina, sicché è duopo sentirsi tutti più buoni. Il miglior regalo che si possa fare ad Andrea Pirlo è smettere di chiamarlo Maestro e convincerlo ad abbandonare pure il soprannome. Perché le medaglie diventan marchi e quando i percorsi sono all'alba, è sempre meglio vivere di sicurezze ma mai di superbia. Andrea Pirlo è stato Archimede di giocate ma nel pallone è ancora imberbe. La Juventus vive d'alti e bassi attesi ma la crescita è costante. Quella vista contro il Parma è stata sublime. Pirlolandia è termine giornalistico, forse pure fastidioso, ma che racconta tanto. E' attesa, è desiderio, è speranza. Di vedere qualcosa di diverso, anche in Italia, anche ad alti livelli, dove vincere è l'unica cosa che conta ma dove nel duemilaventi l'occhio inizia a voler la sua parte. La tesi di Coverciano con cui s'è laureato non è stata una rivoluzione ma un manifesto. Di idee, speranze e pensieri. Le tesi, però, le fanno gli studenti. Per essere Maestro serviranno i titoli ed è giusto che per quelli, si guadagni il soprannome ambito. Altrimenti averlo solo per quel che è stato rischia d'essere solo un inutile fardello. Il passato è tale, ed è stato bellissimo. L'inizio di un nuovo è decisamente promettente.

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