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Nadir Zortea, l'Atalanta e uno scudetto atteso 21 anni

La Giovane Italia vi porta alla scoperta dei nuovi talenti del calcio italiano, raccontandovi ogni giorno, alle 8:45, le storie dei giovani di casa nostra e dei club che scommettono su di loro
15.06.2019 08:45 di La Giovane Italia   articolo letto 6707 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

È la notte della Dea, l’ennesima di una stagione destinata a rimanere nella storia del club bergamasco. L’Atalanta conquista il campionato Primavera 1, nella finale più logica terminata con l’esito probabilmente più giusto, nell’economia di una stagione che ha visto la squadra di mister Massimo Brambilla dominare in lungo e in largo la massima categoria del calcio giovanile italiano. Nella finale tutta nerazzurra del Tardini, contro l’Inter bi-campione d’Italia in carica che ci ha creduto fino in fondo e che può rammaricarsi per il palo centrato da Esposito sullo 0-0, l’Atalanta ha reso giustizia alla strepitosa cavalcata che l’ha vista protagonista. Dopo la beffa dello scorso anno, quando fu fatale la semifinale contro la Fiorentina dopo il primo posto ottenuto al termine della regular season, stavolta gli orobici hanno legittimato gli undici punti di distacco rifilati proprio all’Inter, seconda classificata dopo i 30 match della stagione regolare. E se la notte di Parma è dolce grazie alla firma decisiva di Colley, ad alzare al cielo la coppa del vincitore è un capitano silenzioso, un ragazzo che una gioia così se l’è costruita senza i crismi del predestinato, ma con tanto sudore e lavoro nell’ombra.

Fascia di personalità - Nadir Zortea si è messo la fascia al braccio appena in tempo per avere l’onore di sollevare per primo il trofeo più prestigioso, uno scudetto atteso da tempo in casa Atalanta. L’ultimo tricolore era infatti datato 1998, un anno prima della nascita del difensore classe ’99. Arrivato a Bergamo nel 2014, dopo gli inizi nell’Us Primiero e i trascorsi nella Feltrese e nel Sudtirol, il ragazzo trentino è stato protagonista di una crescita graduale, che lo ha visto imporsi tra gli inamovibili della Primavera atalantina nel suo anno da fuoriquota. Con trentadue presenze e tre reti realizzate nella stagione appena conclusa, Zortea è stato una delle colonne della Dea scudettata, con un rendimento che gli è valso anche la prima chiamata in Nazionale Under 20. Proprio la convocazione per il Mondiale di Enrico Del Prato, titolare della fascia da capitano della Primavera bergamasca, gli ha permesso di ereditare il simbolo del comando alla vigilia delle finali. Una fascia portata con personalità e grande spirito di appartenenza, con l’apoteosi del trionfo finale e un’esultanza con la quale ha potuto finalmente dare sfogo a quella gioia rimasta a metà nel 2016, quando non poté scendere in campo nelle trionfali finali Under 17 a causa di un infortunio al menisco.

Idee chiare - Partito come esterno alto ma trasformatosi in terzino destro capace di sdoppiarsi efficacemente tra la fase di spinta e quella difensiva, Zortea interpreta il ruolo con grande intelligenza tattica, una dote che lo ha reso prezioso negli equilibri della squadra di mister Brambilla. Fisico e passo sono già da giocatore pronto per il salto tra i professionisti: un metro e ottanta di altezza e una struttura compatta, con una gamba importante che gli permette di giocare a tutta fascia e di proporsi con continuità in sovrapposizione, senza mai perdere intensità nel corso del match grazie a ottime doti di resistenza aerobica. Un profilo in costante crescita quello del trentino classe ’99, che con un carattere tranquillo e una grande voglia di migliorarsi si sta preparando nel migliore dei modi per mettersi alla prova nel calcio dei grandi. La maturità mostrata nella scelta di rimanere in Primavera da fuoriquota, per giocare con continuità e ultimare il percorso di maturazione sotto la guida dello staff atalantino, ha pagato i dividendi sperati ed è stata ulteriormente premiata dalla gioia dello scudetto Primavera, riportato a Zingonia dopo ventuno anni di attesa. E in attesa di spiccare il volo nel calcio professionistico, Nadir sta già costruendo il suo futuro anche fuori dal campo, frequentando la facoltà di Scienze Motorie presso l’Università telematica San Raffaele. Un ragazzo con le idee chiare, un capitano silenzioso che da oggi potrà guardare con orgoglio quel tricolore cucito sul petto.


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