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Carlo Nesti: “Milan e Roma sulla pista di decollo”

Carlo Nesti: “Milan e Roma sulla pista di decollo”TUTTOmercatoWEB.com
lunedì 8 agosto 2022, 14:32La scheda di Carlo Nesti
di Carlo Nesti

Questo è il diario dei miei "pensieri", a partire dal luglio 2022, fino ad oggi, in ordine inverso.

8-8-2022
Carlo Nesti: “Milan e Roma sulla pista di decollo”

La vigilia dell'inizio del torneo concede fiducia a chi sembrava più attardato in chiave di mercato. E' il Milan, che su una base di coralità e affiatamento, ha inserito il tuttocampista De Ketelaere. L'Inter stenta laddove il bilancio le chiederebbe un sacrificio, ed infatti mai come adesso, in difesa, necessita la conferma di Skriniar. La Juventus parte con un piede in campo, e uno in infermeria, e continua a fare i conti sia con gli acciacchi subiti, e sia con i gol incassati. Il Napoli ha perso il tasso tecnico garantito da Insigne e Mertens, e l'esigenza di contenere gli ingaggi obbliga Spalletti a puntare più sulle idee, che sugli ideatori. La Roma è la fiamma, che scalda di più, e Mourinho ha l’occasione di lasciare una impronta personale su individualità da fuoriserie: da Dybala ad Abraham, da Matic a Wijnaldum.

3-8-2022
Carlo Nesti: “Alla Roma il record della curiosità”

Il decimo re di Roma (Mourinho dopo i soliti 7, Falcao e Totti) vuole emulare Giulio Cesare. Da lui, non devi aspettarti lo spettacolo. Dai fori del Colosseo ti fa intravedere la gloria, ma lo fa con il genio, la spada e la trincea. Ora, gli tocca un esercito carico di classe, e la Roma è in testa alla classifica della curiosità di questo campionato. La sagacia di Mourinho potrebbe essere messa alla prova su 2 versanti. Uno in attacco, laddove, fermi restando Abraham, Dybala e Pellegrini, ci si chiede se sarà possibile un rombo, Zaniolo compreso. E un altro a centrocampo, laddove, con le 2 pedine a disposizione nel 4-2-3-1, Cristante sembra la guardia del corpo preferita per il play Matic, ma un eventuale Wijnaldum sarebbe impossibile da escludere.

27-7-2022
Carlo Nesti: “Juve: la miglior riserva di Pogba era Mandragora”

Paul Pogba, nell’ultima stagione, ha disputato 27 partite, e ne ha saltate 22, trascinandosi appresso l’infortunio, che in questi giorni gli è stato fatale. Ora, non voglio recitare la parte del solito saccente del “senno di poi”, ma mi chiedo. Alla luce della fragilità del giocatore, non era meglio firmare un contratto, nel quale la prima esigenza fosse l’asportazione di quel menisco malandato? Credo che la Juventus, al di là di Paredes, dovrebbe cogliere l’occasione per ricorrere ai suoi giovani, come Rovella e Fagioli. Anche in questo caso, un quesito è lecito: perché continuare a impiegare le promesse come fonte di entrata, e non sul campo? Alludo a Cambiaso, che appena acquistato dal Genoa, è stato prestato al Bologna, quando poteva essere almeno provato negli Stati Uniti. E alludo anche a Mandragora, eterna pedina di scambio, che, a mio giudizio, era il miglior sostituto di Pogba in circolazione.

20-7-2022
Carlo Nesti: “Immaginiamo la Juve che verrà”

Juve secondo il 4-3-3: Szczesny – Cuadrado, Bremer, Bonucci, Danilo – Pogba, Locatelli, Zakaria (McKennie) – Di Maria, Vlahovic, Morata (Chiesa quando sarà pronto). Sarà questa la stazione d’arrivo del progetto? Diciamo subito che Allegri non ha alibi: sotto la sua guida, deve diventare una grande squadra. Ci sono gioielli come Bremer, Pogba, Zakaria, Di Maria, Vlahovic e Chiesa. E ci sono ancora incertezze, legate all’esterno destro basso, all’esterno basso sinistro, e all’esterno alto sinistro. Cuadrado e Danilo possono assumere nuovi ruoli. Morata potrebbe tornare alla base, con il plauso di chi capisce di calcio. Attenzione agli ultimi sogni: Paredes play, fra Pogba e Locatelli, e Zaniolo a sostegno di Di Maria e Vlahovic, ma senza Morata.

11-7-2022
Carlo Nesti: “40 anni dal Mundial: quando gridai dietro a Martellini”

 
  Chi ha visto, e rivisto, come me, fino all’ossessione, Italia-Germania Ovest 4-3, ricorderà senz’altro il grido strozzato, che, nella telecronaca di Nando Martellini, celebra il gol decisivo di Rivera: “Vinciamo! Vinciamo! Vinciamo!”. E’ la voce del regista Mario Conti, che non riesce a trattenere la sua gioia, ed entra nelle case di milioni di italiani.
 
  L'11 luglio 1982, so di non dovere lavorare, durante i 90 minuti della finale Mundial fra le stesse 2 Nazionali, ma di essere impegnato solo dopo la partita, come inviato del TG3. Patty Pravo aveva già cantato 9 anni prima “Pazza idea”, ma, a me, la “pazza idea” viene in quel giorno indimenticabile, anche se di tutt’altro genere.
 
  E se, qualora gli azzurri vincessero, pure io lasciassi un’orma vocale, nella telecronaca di un’altra Italia-Germania Ovest, questa volta valida per l’assegnazione della Coppa del Mondo? Qui si stupiranno in tanti, che mi hanno conosciuto come un giornalista calmo e moderato. Ma, in realtà, sono, da giovane, una sorta di Dottor Jekyll-Mister Hyde. 
 
  La tribuna-stampa è gremita all’inverosimile, senza più posti comodi per nessuno. Nando, impeccabilmente cortese, mi dice che posso stare appollaiato dietro di lui, vicino al responsabile dello sport del TG2 Beppe Berti. Peccato non avere scattato una fotografia, perché vedreste un canarino (io) su un trespolo, di nome Martellini...
 
  Un'ora prima del fischio d'inizio, abbiamo la misura esatta dell'attesa italiana: sale in tribuna d'onore il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, e saluta la folla, spronandola, come avrebbe fatto un Mussolini dal celebre balcone. Ovviamente, il paragone è l’esatto contrario di quanto lui, glorioso anti-fascista, vorrebbe.
 
  Ma l’immagine del condottiero, in quell’istante, è reale. Il popolo azzurro non aspetta altro, per avere un punto di riferimento, al quale accodarsi. E’ impressionante, perciò, sentire l'esplosione “Italia, Italia” di almeno 50 mila connazionali, che rispondono al saluto, e che sventolano, dappertutto, bandiere tricolori di ogni dimensione.
 
  Quando si entra nel vivo, 3 circostanze sembrano spiegare che il vento della vittoria si è esaurito, e la prima, stranamente, non è stata mai citata da nessuno. Durante l’inno di Mameli, si interrompe bruscamente la musica introduttiva. Il collegamento televisivo, in Italia, comincia quando l’inno riparte, per cui se ne accorge solo chi è allo stadio.   
 
  I giocatori si guardano, uno con l’altro, nei secondi in cui si procede ad ovviare all’inconveniente. Chi è già pallido, lo diventa ancora di più, perché sembra un brutto presentimento. Poi, durante la frazione iniziale, prima Graziani esce, con la spalla lussata, e poi Cabrini sbaglia un calcio di rigore. Dobbiamo iniziare a parlare di malocchio?
 
  Nell'intervallo, l’umore è comune: forse la fortuna ci ha abbandonato. All'inizio della ripresa, si registra una serie impressionante di falli su Oriali, scatenato, e bersagliato dagli avversari ad ogni dribbling. All'ennesima scorrettezza di Stielike sul mediano, sempre piazzato dietro a Martellini, non resisto, e attuo il mio piano.
 
  Urlo, infatti, quel “Basta!”, nitido e rabbioso, che resterà nella registrazione del match. Da adesso, in avanti, dunque, se vi capiterà di rivedere la partita, saprete che l’autore della “pazza idea” non è un ultras, introdottosi furtivamente in tribuna stampa, ma il freddo e compassato giornalista Carlo Nesti. Svelato il segreto!
 
  Al 12', l'1-0 è paragonabile ad una partenza dei 100 metri: il cross di Gentile è lo sparo, si proiettano in 5, nello stesso momento, sulla linea bianca, e qualcuno tocca il pallone per primo. Gol! Gol! Gol! Quando i giocatori si rialzano, è il solito italiano-medio, con un fisico da ragioniere, a saltare verso il cielo: il Signor Rossi.
 
  Al 24', la rete del raddoppio equivale ad un “torello” in allenamento: Scirea, Conti, Rossi, Scirea, colpo di tacco a matare i tedeschi, Bergomi, ancora Scirea, e Tardelli, che, cadendo, scaraventa la sfera sotto la traversa. Inutile che sia anche io a ribadire quanto significhi, per noi, la corsa sfrenata di Marco verso la leggenda.
 
  Al 36', il contropiede all'italiana sembra ritagliarsi il suo spazio di gloria, in risposta agli sterili attacchi degli avversari. Volata lunghissima di Conti, inseguito da Stielike, assist per Altobelli, e 3-0, con Pertini che si alza, e grida “No, non ci prendono più!”. Un’altra immagine, che decolla dalla cronaca, e plana per sempre nella fiaba.
 
  Il gol del 3-1 di Breitner non muta il destino della partita, saldamente nelle mani degli azzurri fino al novantesimo minuto. Mentre scendo, per abbandonare la tribuna-stampa, sono costretto a fermarmi, quasi a livello del campo di gioco, con accanto l’inviato di “Tuttosport” Vladimiro Caminiti, rapito dagli ultimi palpiti del match.
 
  Fra tutti i giornalisti sportivi di quell’epoca, e mi riferisco ai Brera, ai Ghirelli, ai Palumbo, ai Tosatti, e tanti altri, è il massimo “poeta del calcio”, inarrivabile nel coniugare la lirica con il pallone. Gli sussurro che è bello, in un momento così, contare i secondi che mancano con lui, il più romantico di tutti i colleghi: sorride, mi accarezza, ed è il trionfo.

P.S. - Se siete iscritti a Facebook, potete ascoltare i sonori in questione, attraverso il link www.carlonesti.it.

5-7-1982
Carlo Nesti: “Coppi + Bartali + Mennea = Italia 1982"

Faceva caldo, a Barcellona e Madrid, all’inizio del luglio 1982. Un caldo bestiale. Lo stesso che ha invaso l’Italia 40 anni dopo. E’ aria di Mundial. Aria di celebrazioni di un periodo in cui Zoff aveva 40 anni, ed oggi 80, con la sua stessa simmetrica longevità di Dino-sauro. Dall’esterno di italiani, ancora una volta privati dei Mondiali sul campo, torniamo a ammirare quella epica impresa. La fusione corale di un gruppo, disposto a coalizzarsi contro la stampa, pur di realizzare il sogno. L’abbraccio patriarcale di 22 ragazzi, raccolti attorno a Mosè Bearzot, capaci, in quei giorni, di solcare qualsiasi burrasca. Il connotato sociale di chi trasmette gioia e libertà in una intera popolazione, esausta dopo lo strazio degli anni di piombo. Provate a mettere insieme Coppi, Bartali e Mennea, e troverete i valori di quella Nazionale, ancora in grado di produrre, adesso, fontane azzurre di inchiostro.