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Serie A

È il giorno di Milan-Lazio: quel che resta di Acerbi, Kessie e Bakayoko

24.04.2019 12:00 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 2692 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Multa, accuse, rimproveri. Franck Kessie e Tiemoue Bakayoko, nell'occasione della maglia di Francesco Acerbi sventolata con sorriso beffardo sotto ai propri tifosi, hanno confermato il paradigma di Vujadin Boskov. Senza pure sfoggiare il cappello, i centrocampisti del Milan si sono presi le copertine e non certo per le gesta sul campo. Nel mondo d'oggi, social più che sociale, virtuale più che reale, lo scherno dietro allo schermo può pure starci. Sfida e disfida, ascia di guerra posata dallo scambio di maglie che il difensore della Lazio ha eseguito con il collega ex Chelsea. Che però ha avuto la pessima idea e trovata di andare sotto ai tifosi di mostrare lo scalpo in tessuto moderno, un "gesto deprimente", per dirla con Damiano Tommasi, presidente dell'Assocalciatori. "Lo scambio di maglia è sempre stato per me un momento dal significato enorme per un mondo tanto competitivo -ha poi aggiunto-. Il mio armadio ne sa qualcosa a riguardo e per uno sportivo non c'è gratificazione più grande della stima di un collega". Ha ragione, Tommasi, quando spiega che Kessie e Bakayoko hanno ribaltato il significato vero e puro dello scambio di maglia. Che di fatto è quella che ognuno sogna d'indossare, di vestire. Del proprio beniamino, è vero, ma in generale è il colore che affascina, casacche che sventolano sulle spalle di atleti, sportivi, idoli terreni. Dice il ministro Salvini che "finisce lì, i problemi sono altri" e ben lo sappiamo che è vero. Che c'è sempre di peggio, ma c'è sempre, dovrebbe saperlo chi sentenzia e pontifica, ma soprattutto chi minimizza, che il giocatore è un esempio. Un modello. E che dovrebbe essere il meglio, non il "c'è di peggio di".


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