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ESCLUSIVA TMW - Kesapli: "Chi ha stabilito che quel saluto è un gesto politico?"

15.10.2019 17:45 di Ivan Cardia  Twitter:    articolo letto 8111 volte
© foto di Imago/Image Sport

La UEFA ha aperto un'indagine sulla Turchia, dopo il gesto militare ripetuto dai giocatori della nazionale anche ieri a Parigi. Ne abbiamo parlato con Dundar Kesapli, giornalista turco, corrispondente per l'Italia di diverse importanti testate turche e volto noto per chi segue le ultime della nazione con capitale Ankara: "Chi l'ha stabilito che quello è un gesto politico? Può essere un gesto amichevole, non ci sono elementi concreti per condannare i giocatori della Turchia".

Beh, è difficile non leggere un riferimento alla guerra nella zona del Rojava.
"Ecco, al riguardo c'è una disinformazione enorme. La Turchia non è in guerra ma sta facendo operazioni contro un gruppo di terroristi che hanno base nel nord della Siria. La guerra si fa contro uno Stato e non è questo il caso. Anche perché l'operazione non è contro i curdi, ma contro un gruppo di terroristi, che hanno base in Siria da anni e che la usano di volta in volta contro il nostro Paese. Ci sono stati tantissimi attentati negli anni e vorrei ricordare che il PKK è considerato da molti Stati come un gruppo terroristico".

Niente guerra, insomma.
"Il governo turco ha deciso di tutelare le frontiere del proprio Paese, facendo questa operazione. Una necessità che nasce dai pericoli su quel confine, nati non negli ultimi tempi, ma negli ultimi 30-40 anni. Tutti parlano dei curdi, ma non è vero e questo moralismo è triste da leggere. I curdi sono una popolazione straordinaria e in più anche loro subiscono attentati terroristici da parte del PKK. Dobbiamo parlare delle notizie vere; poi sulle iniziative del governo turco si può discutere o meno, dipende dal proprio parere".

Demiral ha citato Ataturk, anche quello sembra un richiamo politico.
"Parliamone in generale. Per quanto riguarda i giocatori, se parliamo di espressioni, di pensieri democratici, visto che siamo in Europa, ognuno di noi può esprimere il pensiero che crede. Poi si può discutere se un giocatore ella Roma, della Juventus o del Milan, indossando la maglia della propria squadra di club, faccia certi tipi di gesti. E su questo decideranno le società. Se viviamo in Europa, se c'è modo di esprimere il proprio pensiero democraticamente, non capisco perché debba diventare un problema generale o politico quando succede".

Non si aspetta sanzioni dalla UEFA?
"Nel mondo ci sono situazioni più gravi e importanti di questa. Io capisco l’attenzione della stampa mondiale, però ci sono Paesi che vivono situazioni più gravi e non ne parla nessuno. Io dico: va bene parlare della Turchia, mi dispiace che ci siano delle vittime, ma bisogna ritrovare il senso d’equilibrio. Ci sono tante persone sia nel mondo della stampa che della politica senza la minima conoscenza del nostro Paese, della sua storia, e anche delle vicende dei curdi e del PKK. Mi fa ridere che si faccia del moralismo, ma di altri problemi non si parli così tanto. La Siria sta massacrando il proprio popolo da anni, e nessuno interviene. C'è una strategia politica, non so se diretta contro il nostro Paese o contro il sistema politico che abbiamo nel nostro Paese".

Molti vorrebbero togliere la finale di Champions a Istanbul.
“Io credo sia prematuro parlarne. Però posso dire che, dopo aver visto i mondiali in Russia e gli europei in Ucraina, credo che non ci sia altra scelta logica se non quella di confermare a Istanbul la finale di Champions".

© Riproduzione riservata

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