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Serie A

Fiorentina, plusvalenze e fallimenti: la fine della seconda era Corvino

12.06.2019 08:00 di Pietro Lazzerini  Twitter:    articolo letto 13723 volte
© foto di Giacomo Morini

Pantaleo Corvino da ieri non è più il direttore generale della Fiorentina. Il dirigente di Vernole ha pagato il gran numero di giocatori lasciati in dote al nuovo proprietario Rocco Commisso, stupito dai tanti calciatori che rientrano dai vari prestiti e che dovranno essere piazzati nel corso delle prossime settimane non senza difficoltà. Un Corvino-bis che termina tra le critiche del popolo fiorentino, che imputa al direttore, una gestione della squadra distante dalla voglia di ottenere risultati sportivi e molto più attenta ai conti e alle plusvalenze.

Fallimento europeo - Corvino, tornato dopo l'intervallo bolognese, aveva dichiarato appena rientrato di voler vincere a Firenze, obiettivo disatteso come anche quello più banale di un posto in Europa. Né il primo anno di Sousa, né gli anni successivi tra Pioli e Montella, è riuscito a riportare la squadra in Europa League.

Tanti giocatori inutili - Bruno Gaspar, Maxi Olivera, Norgaard... Sono solo alcuni dei tanti calciatori che il dirigente salentino ha portato in viola nel corso di questo triennio. Giocatori lontani anni luce dal livello utile per puntare a posizionamenti europei. Corvino è sempre stato un uomo che ha voluto centralizzare il potere nelle proprie mani, consigliato da Freitas senza troppo successo, ha sempre preferito dare retta ai procuratori a lui vicino piuttosto che ai reali bisogni della rosa.

L'unica nota che non stona - Se di positivo c'è veramente poco da trovare nella seconda esperienza fiorentina del Corvo, uno dei motivi per cui è stato richiamato da Diego Della Valle in persona è quello dei conti da mettere a posto. L'ex proprietario viola stava già maturando l'idea di farsi da parte e proprio per questo richiamò l'ex dirigente con l'intento di mantenere in ordine i bilanci e abbassare il monte ingaggi. In questo caso il successo è stato quasi totale (a parte il rosso dell'ultimo bilancio, comunque basso per i canoni della Serie A), con i conti che hanno permesso ai protagonisti del cambio di proprietà di chiudere l'accordo in sole due settimane, senza pendenze o attese.

Le plusvalenze - La più importante è quella effettuata grazie alla cessione di Bernardeschi alla Juve, 40 milioni finiti nelle casse viola grazie alla provenienza del giocatore dal settore giovanile. Poi i quasi 27 milioni incassati dall'addio di Marcos Alonso al Chelsea nel corso della prima estate dopo il suo ritorno. Nikola Kalinic, ceduto dopo due anni in viola sotto la guida di Sousa per una cifra vicina ai 30 milioni tra parte fissa e bonus. Una decina di milioni provenienti anche da un altro prodotto del settore giovanile come Babacar, ceduto al Sassuolo dopo una lunghissima militanza nel club.


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