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FOCUS TMW - Milan vs FFP, gli scenari. Elliott ha fatto causa all'Argentina

10.04.2019 16:45 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 26880 volte

Un tunnel potenzialmente infinito. È così che viene descritto l'affaire Milan vs Financial Fair Play da una fonte autorevole. Perché i rossoneri sapevano sì che il deferimento era un atto dovuto, ma sanno anche che porterà a un'altra sentenza. E c'è anche la pendenza di quella precedente, di fine ottobre, con il ricorso al TAS dopo l'ennesimo giudizio della Camera Arbitrale della UEFA. Per l'ennesima volta ci saranno dei giudici di mezzo, quindi la situazione non è passata a una trattativa, ma all'applicazione delle regole.

PRIMO TRIENNIO - È indubbio che il giudizio del TAS sul primo triennio - quello che va dal 2014 al 2017 - crea ulteriore confusione, ma è altrettanto vero che agli occhi della UEFA c'è un Milan che non ha dato un chiaro segnale di invertire la rotta. Dal punto del bilancio caricare il 2018 dell'era Fassone-Li crea dei vantaggi, i costi sono stati scaricati dai conti della gestione cinese. Dall'altra c'è una reiterazione, un regolamento già violato una volta e che con il 2017-18 è addirittura peggiorato.

VOLUNTARY PECCATO ORIGINALE - Il Milan aveva chiesto, nel dicembre del 2017, di cancellare i conti fino ad allora, godendo di un anno di investimenti senza l'egida del Fair Play Finanziario, arrivando però al 30 giugno del 2021 con il bilancio alla pari. La UEFA non ha fatto altro, con le sanzioni di ottobre, di ragionare come Fassone, dando loro la possibilità di accettare una sanzione che il Milan si sarebbe autoimposto precedentemente. Invece c'è stato il ricorso al TAS, non ancora ritirato. In un momento dove tutti sapevano del rosso di 126 milioni. Il discorso della UEFA è semplice: "Non riuscirai mai a rientrare nel 2021, ti do già delle penalità ora così andiamo avanti con patti più chiari". In ogni caso la decisione sul triennio precedente arriverà in prossimità della finale di Champions League, appena prima o appena dopo, per evitare di rivedere una squadra che forse c'è o forse non c'è (Atalanta e Fiorentina in ballo nella scorsa stagione).

ELLIOTT NON È COLPO DI SPUGNA - La forza del fondo americano è indubbia, lo si è visto anche con la sentenza del luglio scorso, con il TAS che il 20 luglio dà al Milan la qualificazione all'Europa. Un'arma a doppio taglio: da una parte la potenza legale di Elliott, dall'altra la prova di muscoli nei confronti di una UEFA che sarà comunque sempre un tuo partner. Insomma, tanto rumore per inimicarsi un organismo transnazionale e giocare sei partite di EL, francamente trascurabile per quel che riguarda i conti. L'arrivo di Elliott non rappresenta un colpo di spugna, come non lo è stato quello di Thohir con i debiti di Moratti, Suning con Thohir oppure Sensi-Di Benedetto-Pallotta. Di fatto tutti devono giocare con il Fair Play Finanziario e con il disavanzo di 30 milioni di euro negli ultimi tre anni, al netto dei costi virtuosi.

PROBLEMA CESSIONI - Elliott parte da -126 milioni e durante questa stagione ha speso 70 milioni per Piatek e Paquetà, 25 per Castillejo, 14 per Laxalt, 9 per Higuain e ha ancora tutti gli ammortamenti dell'anno precedente. Cessioni solo Kalinic e Locatelli, più lo scambio Bonucci-Caldara e André Silva, ma con diritto di riscatto e che potrebbe ritornare a casa base. Sono aumentati gli ingaggi, non è stato centrato l'obiettivo Champions: di fatto il bilancio sarà in profondo rosso al netto di qualche grossa plusvalenza a giugno, un po' come successo a Roma e Inter negli anni passati. Da aggiungere sempre al risultato 2018.

FINO IN FONDO - Elliott però non ha intenzione di fermarsi. Dovesse perdere al TAS probabilmente passerà al Tribunale Federale in Svizzera. Ci devono essere determinati estremi, i rossoneri possono addurre una mal interpretazione del diritto e in quel momento il TF diventerà competente sulla decisione del TAS. Oppure passare alla corte Europea, ma è un paese membro che deve chiederne l'interpretazione a livello comunitario. Ci sono già stati dei tentativi, smontati davanti alla corte di giustizia. Ma per chi, come Elliott, ha fatto causa (e l'ha vinta) al governo argentino, ricavando 2,4 miliardi di risarcimento, non c'è l'intenzione di mollare l'osso. Un accordo è molto difficile

FAIR PLAY FINANZIARIO A RISCHIO - Il muro contro muro potrebbe portare a nuovi scenari, impensabili fino a ora. Cioè che il Milan abbatta la liceità del sistema com'è inteso oggi. La società si è presentata senza ammettere l'errore e tentare di rimediare, ma spendendo senza dare segnali per rientrare. Non ha ridotto i costi ed è difficile che ci sia un punto di incontro. E in quel caso soltanto i giudici possono decidere come continuare. Se avesse ragione la UEFA, allora il Milan rischierebbe di saltare l'Europa per un po', almeno finché non vorrà giocare nelle regole dettate. Altrimenti i rossoneri, che non hanno dimostrato di avere a cuore il Fair Play Finanziario, manderanno in soffitta definitivamente Platini. Con alcune società che guardano molto interessate come Paris Saint Germain e Manchester City, i cui proprietari non possono affrontare una guerra: uno ha interesse nei mondiali e deve rimanere nei paletti, l'altro la Premier League che fa crescere esponenzialmente i guadagni. Elliott, invece, ha solo il Milan.

CALCIO DIVERSO - Elliott non avrebbe problemi a ripianare i debiti, come del resto gli altri grandi del pallone. Ma il Fair Play Finanziario, così come concepito dal 2008 a oggi, ha cristallizzato le posizioni. Una sorta di casta in cui se nasci Paria difficilmente puoi avere ambire a diventare Brahmano, combattere con gli altri, crescere. Questo perché nessun imprenditore può coprire le perdite, come farebbe eventualmente un fondo di investimento. Una logica che sfugge a Elliott e che verrà combattuta, perché una concorrenza altrimenti sarà impossibile da portare avanti.


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