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Il giorno in cui Eder diventò Cristiano Ronaldo

Il giorno in cui Eder diventò Cristiano Ronaldo
mercoledì 06 novembre 2019 12:00Serie A
di Marco Conterio
fonte dal nostro inviato a Mosca

Éderzito António Macedo Lopes, ora alla Lokomotiv Mosca che oggi sfida la Juventus, per un giorno è stato Cristiano Ronaldo. Nella gloria inattesa, piovuta dal cielo, un fendente come un rasoio sulle vene dei sogni francesi. Tredici minuti per ribaltare la Marsigliese, Saint-Denis, l'Europa, per scrivere la storia. Anno 2016, Campionati d'Europa. Il ragazzone della Guinea-Bissau, che ha avuto bandiera colonizzatrice portoghese, fino a quel destro tra trenta metri, aveva ricevuto fischi, raccolto fiaschi in Nazionale. Ventinove partite e quattro gol, da nove, da un nove, è uno score ben poco accettabile. Era lo spettro dell'eterna lacuna del Portogallo, spettacolare in orizzontale ma da sempre senza la zampata finale.

Un giorno senza Cristiano Ronaldo Eder, quella finale, la vide solo per tredici minuti. Era la finale della Francia, padrone di casa, contro Cristiano Ronaldo. Venticinque minuti, poi le lacrime. CR7 lasciò il campo disperato, sostituito, distrutto dal dolore dopo uno scontro con Payet nei primi minuti. Entrò Quaresma, ma certamente la Trivela era spettacolare, ma non certo Divina come il Sette.

Un giorno da Cristiano Ronaldo Ai supplementari, dentro Eder. Che al 109' prende palla da Joao Moutinho, la difesa della Francia temporeggia nell'andargli incontro. Perché in fondo è a trenta metri, perché in fondo è Eder. Che però in quel destro è Cristiano Ronaldo. Rapace, rasoiante, fendente. Decisivo. Un gol, un sogno, una corsa a perdifiato. Prova a togliersi la maglietta, sotto i lunghi rasta. Un compagno, due, tre, provano a placcarlo. Lo fa tutta la squadra, che lo accompagnerà poi trionfante fino al fischio finale.

La vita fino a stasera Da lì si è guadagnato la conferma al Lille, poi il prestito e l'acquisto della Lokomotiv Mosca. Quella notte è stata la benedizione e dall'altra parte pure la condanna di Ederzito, che da sempre sarà quello della finale, quello di Saint-Denis. Mica solo scure, però. Perché di grida al vento non è certo pieno il mondo, soprattutto se di giubilo e di successo come la sua. Un giorno da Ronaldo. Una vita da Eder. Gomiti larghi, sorriso sincero e la porta quando arriva.

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