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L'incomprensibile gestione di Eriksen e Conte ancora una volta solo contro tutti

L'incomprensibile gestione di Eriksen e Conte ancora una volta solo contro tuttiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
sabato 28 novembre 2020 10:30Serie A
di Marco Conterio

Sei minuti in campo sono un messaggio. Christian Eriksen è il pacco postale, sulla scrivania della dirigenza dell'Inter. Benedetto dalla piazza, da Giuseppe Marotta, da una società che ha deciso d'anticipare il mondo intero spendendo fior di milioni pur di prenderlo lo scorso gennaio. Altro che scadenza, soldi sul tavolo del Tottenham e il danese come colpo copertina dei nerazzurri. Solo che Antonio Conte non deve aver gradito il Natale in ritardo, perché la telenovela ha avuto un sapore agrodolce per l'allenatore. Che forse, anzi certamente, avrebbe voluto alto. Lui è un amante se non un integralista del 3-5-2, Eriksen è trequartista che mal s'adatta alle sue geometrie. E da integralista, viceversa, non gradisce dover vestire lui gli smoking altrui.

La Scala del calcio. In discesa Eriksen è stato presentato da direttore d'orchestra, con le immagini alla Scala. Teatrale ma poi, sul campo, poco efficace. I sei minuti sono un messaggio, non certo la voglia di valorizzare un giocatore, di premiarlo, di stimolarlo. Dice e scrive bene chi racconta di "pietra tombale dell'esperienza". Antonio Conte ha iniziato questa stagione in trincea, davanti ai media quasi docile. Poi però la pentola a pressione ha iniziato a fischiare e tra un colpo di frusta e una risposta piccata, ha iniziato a tracciare un percorso tutto suo. Il suo carro.

Fuori dal binario E il carro di Conte, per adesso, ha poca stabilità. Difficile capire che direzione voglia prendere. Perché il messaggio via Eriksen mette ancora una volta il rapporto col club in bilico, checché ne dicano a microfoni accesi. Perché i punti in classifica son quelli che sono, perché la Champions rischia d'andar via. E chi sta pagando, per adesso, è Eriksen. Che dalla Danimarca s'è sfogato, ma con eleganza, coi giusti toni e metodi. Forse sul campo non sta facendo abbastanza per sovvertire le gerarchie, ma quando i pregiudizi superano i giudizi, è anche difficile farlo.

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