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Mirabelli: "Milan mio al 50% ma non avrei mai ceduto Locatelli. Seguii Fonseca"

TMW RADIO - Mirabelli: "Milan mio al 50% ma non avrei mai ceduto Locatelli. Seguii Fonseca"
lunedì 23 novembre 2020 18:37Serie A
di Dimitri Conti

Massimiliano Mirabelli, ex direttore sportivo del Milan, è intervenuto in diretta ai microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini. Le sue riflessioni iniziano dal momento dell'Inter, e dalla partita che li attende contro il Real Madrid: "Sì, è la loro grande occasione. Si ritrovano in ritardo in Champions e anche in campionato, ma credo che l'Inter abbia le carte in regola per far bene in tutte e due le competizioni. Il prossimo impegno col Real può sembrare proibitivo, ma sono convinto che oltre a una grande squadra abbiano un grande allenatore: Conte oggi è un po' troppo criticato, e credo potrà fare grandi cose".

Il percorso di crescita europea sta andando lento?
"Numeri alla mano sì. Dall'Inter ti aspetti un cammino totalmente diverso rispetto a quello che sta avendo ora, e quando si cita Spalletti dico che stiamo parlando di due grandi allenatori. Conte è chiamato a dare una marcia in più anche in Europa: sembra proibitivo, e se non passano tutti grideranno al fallimento. Nonostante questo, e il ritardo in campionato, arriveranno a giocarsela dappertutto fino in fondo".

L'avventura di Eriksen all'Inter sembra già finita. Quanta colpa del giocatore?
"Lo seguivamo all'Inter quando ci lavoravo io, lo conosco molto bene. Forse non ha trovato una sua dimensione in questo modulo tattico, può darsi anche che non si sia ambientato bene. Sicuramente andrà via, ma per me rimane un giocatore importante. A volte bisogna avere pazienza con certi calciatori...".

... Ma è adatto alla Serie A?
"Per me sì. Ha trovato qualche problematica tattica, perché Conte chiede determinate cose... Sarebbe facile dire che non è adatto, ma per me è giocatore importante che assolutissimamente ha le caratteristiche per giocare in Serie A".

In cosa lo vede cambiato Locatelli?
"In nulla. Lui era un mio pupillo, all'epoca sia a Montella che a Gattuso dicevo che per me sarebbe diventato uno dei migliori centrocampisti in Italia. Non ho mai preso infatti in considerazione il fatto di cederlo, era impossibile anche perché è un classe '98, e con quel fisico, quella tecnica e quell'intelligenza ci si poteva costruire il Milan intorno. Al Sassuolo dissi che l'avremmo dato solo in prestito, ma c'era anche una problematica: potevo fare quest'operazione solamente con il diritto di ricompra, mai altrimenti. Ne sono innamorato".

Calhanoglu, preso da lei, oggi sta venendo fuori. Riusciranno a rinnovare?
"Qui mi potrei collegare a Eriksen: quando ho portato Calhanoglu al Milan era un giocatore che aveva subito una lunga squalifica per un doppio tesseramento quando era minore, è arrivato con qualche chilo in più. Essendo un turco-tedesco ci voleva il tempo di farlo ambientare alle abitudini italiane, e vi dico che ha potenzialità ancora maggiori rispetto a quanto sta mostrando. Mi auguro che possa rinnovare, perché è il numero 10 del Milan, e sta facendo bene. Mi fa piacere tra l'altro vedere un 50% del mio lavoro in questo Milan".

Cosa non ha funzionato con Andre Silva?
"Anche lui, da un campionato portoghese al Milan, con quella pressione che porta la maglia numero 9, aveva bisogno di più tempo. E mi dispiace che non sia potuto rimanere, perché sa fare cose straordinarie. Basti pensare cosa dice Ronaldo di lui: stravede per questo ragazzo, perché è giocatore che ha fisicità, eleganza, sa fare gol. Mi sarebbe piaciuto vederlo ancora in Italia, poteva fare bene. Chissà che un giorno qualche italiana non possa farci un pensierino, d'altronde è ancora giovane essendo un '95. Ne sentiremo parlare, e tanto".

Sorpreso dalle critiche a Romagnoli?
"Un po' sì. Però bisogna pensare che essendo il capitano del Milan, è giocatore che tira la carretta da tantissime gare. La squadra è buona ma non ha tanti ricambi, specialmente nel suo ruolo: per me non ci sono dubbi, è di sicuro affidamento".

Quanto è sottovalutato il lavoro di Fonseca alla Roma?
"Lui è veramente bravo. Forse pochi sanno che quando era al Milan avevo seguito dal vivo alcune partite delle sue squadre in Portogallo. Oggi si vedono tutti giocare dal basso, ma vi posso dire che è un lavoro totalmente di Fonseca quello della Roma, e molti hanno copiato da lui. Quando faceva quel tipo di gioco, ancora non era così utilizzato".

Chi è Tiago Pinto?
"Una di quelle persone che mi piacciono, mi ci rivedo: gli piace girare tanto, svolgere il suo ruolo facendo scelte per conoscenza, vedere i giocatori dal vivo e non aspettare la telefonata del procuratore di turno. Un profilo simile al mio, veramente interessante: speriamo che a Roma lo facciano lavorare e gli diano tempo".

Verso che lidi deve puntare il Napoli quest'anno?
"Stanno facendo un dramma nell'ambiente, sono depressi dopo la sconfitta ma non deve essere così: devono reagire perché hanno un'ottima squadra e un ottimo allenatore. Credo possano lottare fino alla fine per lo Scudetto, perché come dico questo può essere davvero il campionato delle sorprese, in ogni zona della classifica, dal primo all'ultimo posto. Devono essere consapevoli della loro forza e non farsi prendere da certi stati emotivi, o consegnano la palla all'avversario per fare gol. Sono una formazione forte, che potrà competere".

Dai gol di Cutrone nei suoi anni, il suo rendimento è calato. Si è dato una spiegazione?
"Riferirsi al contesto è cosa giusta. Io avevo Cutrone che era un ragazzo della Primavera, addirittura ricordo che ero in scadenza e che lui, procuratore e famiglia facevano carte false perché volevano essere regalati al Bari. Piano piano, senza tante responsabilità, lo abbiamo inserito nelle varie competizione e fece veramente bene. Normale che dargli il peso totale di una maglia così importante come quella della Fiorentina... Se poi non vede grande fiducia intorno a sé, a volte si butta giù. Mi immagino come starà a livello di testa, sarà arrabbiato col mondo perché lui è uno che vorrebbe dare il massimo. Essendo ancora giovane, anche se di valore, va gestito in un certo modo e non gli si possono dare responsabilità troppo grosse".


Massimiliano Mirabelli intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
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