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Viviano: "Ero scettico ma a Istanbul mi diverto. Scudetto? Inter sopra le altre"

TMW RADIO - Viviano: "Ero scettico ma a Istanbul mi diverto. Scudetto? Inter sopra le altre"
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
martedì 01 dicembre 2020 19:13Serie A
di Dimitri Conti

Emiliano Viviano, portiere del Karagumruk, si è collegato con TMW Radio, intervenendo a Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, nel giorno del suo trentacinquesimo compleanno: "Mi hanno chiamato da questa squadra che neanche io conoscevo. Poi ho scoperto essere storica, del quartiere principale di Istanbul, dove c'è il Gran Bazar. Erano un po' in disarmo ma il nuovo presidente li ha portati dalla C alla A turca. Mi hanno inseguito, ho accettato e sono rimasto molto contento: strutture incredibili e qualità, forse c'è meno organizzazione rispetto all'Italia. Mi sto divertendo, anche perché la città è meravigliosa".

In squadra altri ex Serie A come Biglia e Zukanovic...
"Secondo me non saranno nemmeno gli ultimi: guardano tanto al nostro campionato, gli piace tantissimo la mentalità italiana. Penso già nel prossimo mercato potrebbe arrivare qualcun altro".

Dalla Serie A nessuna chiamata?
"Qualcosina c'era, ma tra problemi della pandemia e incertezza generale... Presidente e direttore sportivo mi hanno chiamato ogni giorno per due settimane, come facevo a dirgli di no? Un po' scettico ero, ma sono molto sincero: mi trovo veramente bene".

Caduto il dominio storico di Besiktas-Fenerbahce e Galatasaray?
"Assolutamente. Hanno problemi economici notevoli: il Fenerbahce, per esempio, non vince da otto anni, mentre le altre due hanno molti debiti. Se guardate anche la classifica dell'anno scorso, è tutto molto aperto".

Com'è riuscito a ripartire dopo lo stop?
"Tra i miei pregi c'è quello di essere sempre in partita con la testa, poi ovviamente è servito tempo: nel primo mese di ritiro ho fatto una fatica cane... Ma ora mi sento bene, ultimamente ho fatto belle prestazioni. Anche ieri sera mi hanno premiato come migliore in campo".

State giocando all'Ataturk?
"Giocavamo all'Olimpico, dove si giocava la finale di Champions. Nell'ultimo mese però, a causa dei lavori, abbiamo giocato in tre stadi diversi. Probabilmente domenica torneremo lì".

Com'è la pandemia in Turchia?
"Fino a una settimana fa era tutto buono, ora hanno chiuso tutto perché si sono alzati i numeri. Dopo le 21 non si esce, nel weekend mai".

A che livello è il campionato turco?
"Per i soldi che spendono, questo campionato dovrebbe essere molto più in alto. C'è grande disponibilità economica, anche tra le piccole realtà. C'è però un po' di approssimazione: sono molto focosi, tendono a cambiare subito se le cose non vanno bene. Poi magari sbagliano perché danno tanti soldi a grandi nomi che però arrivano senza stimoli. Qui comunque è tutto in evoluzione e in progresso, l'unico problema è il traffico!".

Si immaginava il Prandelli-bis alla Fiorentina?
"Speravo che tornasse ad allenare in generale: l'ultima volta che l'avevo sentito mi sembrava un po' affranto dalla piega del calcio. Per me è grande allenatore e brava persona, so quanto tiene a Firenze: dobbiamo avere un attimo di pazienza. Ha cambiato modulo, stile di gioco e di lavoro: le prime due partite non sono state facili né buone, ma se gli diamo tempo farà sicuramente ottimi risultati, anche perché i giocatori ci sono. Speravamo che il processo prendesse un po' meno tempo...".

La rosa non è da diciassettesimo posto.
"Quando si parla di calcio, non è fantacalcio né Football Manager. Secondo me la Fiorentina non è completa, e mi pare l'abbiano detto o fatto capire anche direttore e allenatore. Sono convinti troveranno una quadra, ma ci sono numerose situazioni di incertezza, penso ad attaccanti e alla difesa da tre a quattro, che in condizioni normali non avrebbero portato troppi strascichi. A Milano secondo me la Fiorentina non ha giocato male, Donnarumma è stato il migliore in campo".

Tifosi delusi?
"Da tifoso lo sono, ma come lo saranno tutti lì dentro. Però farne una tragedia non credo porti alcun bene, serve portare Ribery al suo miglior livello, così come i vari Callejon, Castrovilli, Amrabat...".

Parla da direttore.
"Ogni tanto ci penso, ma io amo il campo, e per il mio futuro pensavo più a un ruolo da allenatore".

Ci sono realtà emergenti, sia in Turchia che in Italia.
"Qualcosa emerge. Penso ad esempio al Sassuolo di De Zerbi: è un amico, ma penso che non rimarrà lassù fino in fondo. Erano partiti molto bene, ora hanno perso con l'Inter e come dice l'allenatore è fondamentale che non perdano entusiasmo. Può esserci la qualità, ma senza fiducia manca il coraggio per provare certe giocate".

Qual è il problema di Eriksen?
"Il punto è che l'Inter non può aspettarlo, né girare la squadra intorno a lui, visto che l'allenatore non è uno che scende a compromessi. Se fa la mezzala, gli serve dell'intensità in più che lui magari non ha avuto. I ritmi tra Premier e Italia sono diversi: in Inghilterra sono più alti, ma qui in Italia c'è un'attenzione unica alla tattica. Magari Eriksen, in un altro sistema, sarebbe più adatto".

Si immaginava un Bruno Fernandes così quando ci giocava assieme?
"Lo dici a uno dei pochi che lo sosteneva... Bruno ha sempre avuto tutto, solo che è arrivato in Italia e gli mancava la tattica e l'intensità. L'ha imparato e ora è esploso, anche perché lui ha tutto: destro, sinistro, tecnica ma anche una corsa incredibile. Lui è un leader tecnico, quello che forse mancava al Manchester United".

Donnarumma può diventare più forte di Buffon?
"Potere, può. Per me la cosa che rende Buffon il migliore, è la quantità di anni in cui ha reso a livello pazzesco. Vent'anni".

La strada è quella?
"Io lo ritengo non forte, fortissimo. Ma non mi piace nemmeno affibbiare etichette. Spero per lui, che è un bravo ragazzo, che possa riuscirci".

Che ricorda di Maradona?
"Ricordo benissimo l'esultanza davanti alla telecamera nel '94, anche perché lì c'era pure Bati in campo (sorride, ndr). Non so se è stato il più grande tecnicamente, ma è stato il più grande. Punto e basta: rappresentava l'Argentina, la voglia di difendere il suo paese, ma poi quel carisma... Io nel mondo del calcio non ho mai sentito nessuno parlarne male".

Perché in Italia c'è paura di puntare sui giovani?
"Io ho giocato nell'Arsenal, una delle squadre più grandi d'Inghilterra e la pressione era vicina allo zero. Vivi in un ambiente ovattato... Qui invece, in confronto, le pressioni sono un miliardo. A volte però esageriamo nelle tutele... Comunque devo dire che in Inghilterra di ragazzi bruciati ce ne sono tanti".

Perché lì ci sono i Foden e qui no?
"Beh, però all'inizio neanche Foden giocava perché c'erano i vari David e Bernardo Silva...".

Può vincere qualcun altro rispetto alla Juve quest'anno?
"Sì. Vedo l'Inter un pelo sopra le altre. C'è tempo, ha scelta e possibilità di girare. Se poi dovessero uscire dalla Champions... Non sottovaluterei neanche il Napoli".

Come vedrebbe Mandzukic alla Fiorentina?
"Un fenomeno, è uno degli attaccanti più intelligenti contro cui abbia mai giocato in assoluto. Si può ragionare su mille cose, ma se ha giocato in Bayern, Juve e Atletico Madrid, un motivo c'è... Poi bisogna anche pensare al fatto che oggi la Fiorentina di attaccanti ne ha tre".


Emiliano Viviano intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
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