Intervista integrale. Pato su Berlusconi, mercato, divorzio e una grande scommessa
Antonio Vitiello
Più alto, più muscoloso, più felice, più motivato. Alexandre Pato si presenta al debutto stagionale (oggi, ore 18.30, a Varese) tirato a lucido e svela un piccolo segreto: « Lo sapete che da quando sono in Italia sono cambiato anche fisicamente?». In che senso, scusi? «Presto detto. Sono arrivato nel 2007, avevo 18 anni, ero alto 1 metro e 72 centimetri e pesavo 71 chilogrammi. Adesso, nel 2010, a quasi 21 anni, sono alto 1 metro e 80 centimetri e peso 79 chilogrammi. Tutti muscoli, non un filo di grasso. Ho completato la crescita, ora sì che sono maturo». Benvenuto nel club degli adulti. La vediamo più riposato e tranquillo. Passato delle buone vacanze? «Perfette. Un po’ a Rio de Janeiro e un po’ a San Paolo. E anche in Sudafrica, a Soweto, per un progetto di solidarietà che coinvolge 20 mila bambini. Ho imparato tanto da questa esperienza». E’ finalmente guarito dai guai muscolari che l’hanno tormentata nella passata stagione? «Sono a posto. Fresco come una rosa». Digerito anche l’esclusione dal Brasile per il Mondiale? «Dimenticato tutto. Dunga ha fatto le sue scelte e le rispetto» Il Brasile ha fatto una figuraccia: ha seguito le partite? «Ho visto tutto e, com’è accaduto in Italia, ci sono state critiche feroci. Io preferisco non pronunciarmi». Tornerà nella Seleçao? «Spero il più presto possibile. Vorrei esserci a New York, l’11 agosto, per l’amichevole contro gli Stati Uniti». A proposito di brasiliani, è sbarcato nell’Inter il giovane Coutinho: lo conosce? «L’ho incontrato al ristorante qualche giorno fa. E’ un bravo ragazzo, molto semplice. Gli auguro le migliori fortune, sarà dura per lui qui in Italia. Spero di giocare assieme a lui e a Neymar il Mondiale del 2014. Sarebbe un sogno che si avvera». Senta, non possiamo dimenticare quello che è accaduto nei primi sei mesi del 2010. Per lei, un disastro: infortuni, polemiche, divorzio da Sthefany. «Sono stato bene fino al dicembre 2009, poi mi sono infortunato e non mi sono curato bene. Ecco perché ho avuto qualche ricaduta. Ho sofferto moltissimo a stare fermo: guardare gli altri giocare è molto triste». E il divorzio? «La mia vita privata non ha mai influito sul calcio. Sono due mondi separati. Posso soltanto dirvi che adesso il mio cuore è felice». Nuovo allenatore, vecchia squadra: che Milan è? «Lo staff tecnico è ottimo. Allegri mi piace, i preparatori sono bravissimi. Il metodo di lavoro è divertente. Si fatica parecchio, ma è giusto così in questo periodo». Si aspettava qualche acquisto in più? «Sono scelte che spettano alla società, io devo soltanto giocare». Berlusconi sostiene che il Milan è competitivo ai massimi livelli. D’accordo? «Sottoscrivo. Nella nostra rosa ci sono tanti campioni, siamo sicuri di poter fare bene». Mai pensato di andare via dal Milan? «Mai, lo giuro».
Ci racconti che tipo di allenatore è Allegri? «Uno con cui ho trovato subito il feeling. Parla molto con i giocatori, spiega, insegna la tattica. Non dà ordini, ma suggerimenti. E condivide tutto con il gruppo». Per la sua posizione in campo Berlusconi ha discusso sia con Ancelotti sia con Leonardo. Facciamo una cosa: dica lei dove preferisce giocare così evitiamo altre polemiche. «Io seguo sempre quello che mi dice l’allenatore. Comunque mi piace stare vicino alla porta per fare gol. Prima o seconda punta non fa differenza». Osservando le squadre, l’Inter sembra più forte del Milan, no? «Vi sbagliate. Se avete 100 euro scommetteteli sul Milan». L’Inter ha perso Mourinho: le mancherà? «E’ un grande allenatore, ma non lo conosco come uomo. Io non ho mai visto una sua intervista in televisione». E Balotelli verso il Manchester City che effetto le fa? «Tocca a lui e all’Inter decidere. Io dico soltanto che Balotelli deve cercare la felicità». La Roma ha comprato Adriano, che ne pensa? «Grande acquisto. E’ stato capocannoniere in Brasile con il Flamengo, ha ancora tanto da dare». E Ronaldinho che cosa può ancora dare al Milan? «Tantissimo. Sta molto bene». Dica la verità: resta o se ne va? «Io mi chiamo Pato, non Ronaldinho. Chiedetelo a lui». Obiettivi dichiarati per la stagione? «Scudetto e Champions League sono possibili. Io voglio vincere tutto, anche le partitelle in allenamento». Favorite per la Champions? «Inter, Real Madrid, Chelsea, Barcellona. Oltre al Milan, naturalmente». Su quale giocatore punta per la prossima stagione? «Un solo nome: Pato». Così sfacciato? «So di essere al massimo e so che questo sarà l’anno giusto. Se il Milan funziona come squadra, e funzionerà, allora anch’io posso rendere al meglio». Favorevole alla tecnologia nel calcio? «Decisamente sì. Serve per evitare errori clamorosi». Il calcio, soprattutto quello italiano, ha trascurato troppo i vivai. Lei che ne pensa? «Se uno è bravo, deve giocare. Non importa l’età. Io ho esordito qui in Italia a 18 anni». Ai tifosi promette che... «Resterò al Milan». E agli stessi tifosi chiede... «Che ci stiano vicino, a cominciare dall’amichevole di Varese. Li faremo divertire, me lo sento. Non voglio che restino a casa, sul divano, mache vengano a sostenerci allo stadio. Abbiamo bisogno del nostro pubblico».


